Il Periodo Ellenistico (300 a.C. - 50 a.C.):
L'Influenza della Grecia e l'Avvento di Roma

Medio e tardo ellenismo in Etruria
Trasformazioni sociali, committenza e linguaggi artistici tra koiné greca e romanizzazione
Introduzione: l’Etruria tra ellenismo e Roma
Questo processo non determina una brusca cesura, bensì una ridefinizione graduale delle forme di committenza, dei modelli iconografici e dei linguaggi figurativi. L’ellenismo etrusco di III e II secolo a.C. si configura così come un fenomeno ibrido, sospeso tra la tradizione locale, la koiné greca e l’emergente cultura romana.
Mutamenti della committenza: dal ceto aristocratico alle classi intermedie
Uno degli aspetti più rilevanti del periodo è il ridimensionamento delle grandi committenze aristocratiche e, parallelamente, l’emergere di una committenza media, legata a piccoli e medi proprietari terrieri. Questo fenomeno è particolarmente evidente nell’Etruria settentrionale, a Chiusi e Perugia, dove accanto alla vecchia oligarchia urbana si affermano nuovi gruppi sociali.
Il cambiamento si riflette chiaramente nell’architettura funeraria: le grandi tombe gentilizie lasciano progressivamente spazio a strutture più modeste, segnando un livellamento verso una produzione di tipo medio. Non si tratta di un impoverimento tout court, ma di una diversa distribuzione delle risorse e di una nuova domanda simbolica, più diffusa e meno monumentale.

Le ultime grandi tombe gentilizie e la fine di un mondo
Nonostante la contrazione generale dei consumi, le commissioni alte continuano a manifestare una notevole vitalità fino alla metà del III secolo a.C. Un esempio emblematico è l’Ipogeo dei Volumni a Perugia, realizzato interamente da maestranze chiusine.
Quest’opera rappresenta:
- l’ultimo grande monumento funerario gentilizio dell’Etruria settentrionale;
- la persistenza di un linguaggio artistico ancora coerente con l’identità aristocratica etrusca;
- il canto del cigno di una classe sociale destinata a dissolversi definitivamente con l’età delle guerre civili romane.
Il crollo di questo sistema non è solo economico, ma identitario: con esso scompare la funzione simbolica che aveva sostenuto per secoli la produzione artistica di alto livello.

Urne e sarcofagi: la risposta artistica delle nuove classi
Le classi intermedie trovano invece espressione privilegiata nell’arte funeraria delle urne e dei sarcofagi, che conoscono, a partire dalla metà del III secolo a.C., una vera e propria rinascita artigianale.
Questo rilancio è favorito dall’arrivo di maestranze dal sud dell’Etruria, probabilmente da Tarquinia, che reintroducono modelli formali e iconografici aggiornati. L’evoluzione delle urne di Chiusi, Volterra e Perugia segue da vicino quella dei sarcofagi tarquiniesi, ma con alcune peculiarità:
- progressivo avvicinamento alla ritrattistica romana nelle figure giacenti sui coperchi;
- introduzione di temi mitologici e storici nei rilievi delle casse;
- assimilazione di modelli figurativi riconducibili alla produzione tarantina ed ellenistica meridionale.

Produzione seriale, policromia e circolazione dei modelli
A Chiusi, in particolare, è evidente l’uso di modelli preesistenti trasmessi tramite cartoni, indice di una produzione sempre più organizzata e seriale. Dalla metà del II secolo a.C. le urne vengono realizzate prevalentemente a stampo e decorate con una vivace policromia, che ne accentua l’impatto visivo.
In questo contesto emerge la figura del cosiddetto Maestro di Enomao, attivo tra Chiusi, Volterra e Perugia. Caratterizzato da un forte influsso pergameno e probabilmente di origine greca, il Maestro di Enomao è considerato:
- il responsabile dell’introduzione sistematica dei temi mitologici a Perugia;
- una figura chiave nella nascita della produzione di alta qualità volterrana della prima metà del II secolo a.C.

Materiali, temi e stratificazione sociale
La differenziazione sociale si riflette anche nei materiali impiegati:
- alabastro, più costoso e raffinato, per le committenze colte;
- tufo, più economico, per le classi medie.
A questa distinzione materiale corrisponde una diversa scelta tematica:
- mitologia greca e cicli eroici per le élite culturalmente orientate;
- temi locali e tradizionali per una committenza meno ellenizzata.

Coroplastica, bronzistica e centri di produzione
La coroplastica architettonica templare rimane strettamente collegata alla scultura funeraria, come dimostra la decorazione del tempio di Talamonaccio, fortemente influenzata dall’ellenismo pergameno.
La bronzistica, invece, si concentra quasi esclusivamente ad Arezzo, da cui proviene la celebre statua dell’Arringatore, emblema della transizione culturale verso il mondo romano.
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Etruria meridionale: declino aristocratico e persistenze locali
Nell’Etruria meridionale, già ampiamente romanizzata alla fine del II secolo a.C., si assiste a un progressivo esodo delle committenze più alte verso Roma. Rimane attiva una committenza media, legata soprattutto alla plastica fittile devozionale.
- A Caere e Vulci, le ultime tombe gentilizie risalgono all’inizio del III secolo a.C.
- A Tarquinia, invece, la tomba del Tifone, datata al terzo quarto del secolo, rappresenta l’ultima grande espressione della pittura tardo-classica.
Con il II secolo a.C. la decorazione pittorica funeraria scompare anche a Tarquinia, insieme alle facciate architettoniche e alla scultura monumentale.

Decadenza e fine della continuità etrusca
I sarcofagi lapidei tarquiniesi, dopo un momento di alta qualità nella prima metà del III secolo a.C., conoscono una progressiva semplificazione formale: casse rozze o solo dipinte, coperchi con figure schematiche e prive di consistenza plastica.
Di qualità superiore risultano invece i sarcofagi fittili di Tuscania, più affini alle esperienze dell’Etruria settentrionale. Tuttavia, anche questa vitalità si esaurisce nella seconda metà del II secolo a.C.
Con la colonizzazione graccana, i monumenti romani si impongono definitivamente nell’Etruria meridionale, interrompendo ogni continuità con la tradizione artigianale etrusca.

Conclusione: il medio e tardo ellenismo come fase di transizione strutturale
Il medio e tardo ellenismo in Etruria non rappresentano una semplice fase di decadenza, ma una complessa transizione culturale, in cui si ridefiniscono:
- i rapporti tra centro e periferia,
- le forme della committenza,
- il ruolo dell’artigianato artistico.
È in questa dialettica tra tradizione etrusca, modelli ellenistici e romanizzazione che si consuma la fine dell’autonomia culturale etrusca e si prepara l’integrazione definitiva nel mondo romano.
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