sabato 30 maggio 2026

Corso di Storia dell'arte: Pissarro 1830

Camille Pissarro 1830



Pittore (Saint-Thomas, Antille, 1830 - Parigi 1903). Tra i principali esponenti dell'impressionismo, ebbe un ruolo primario nell'organizzazione della prima mostra del movimento tenutasi nel 1874 a Parigi, partecipando poi, unico del gruppo, a tutte le successive. Poeta della campagna, egli rese con dolcezza i campi a primavera e in inverno, gli orti, la terra lavorata, la neve, la bonomia rustica. Nessuno ha sentito più di P. nelle sue ultime opere la poesia agitata delle città: le sue Vues de Paris della collezione Durand-Ruel, le sue vedute di Londra, di Rouen, di Dieppe, sono ampie e delicate. Dipinse anche alcuni ritratti e molti acquerelli, ed eseguì anche acqueforti e litografie. Dopo il 1885 condivise con i neoimpressionisti la tecnica divisionista e la ricerca di unità compositiva tramite il colore. Vita.La sua inclinazione per il disegno fu stimolata dagli insegnanti della scuola di Passy, il sobborgo parigino dove il padre, commerciante israelita trasferitosi nel 1824 nell'isola antillana (allora colonia danese), lo mandò a studiare (1842-47); alla decisione di dedicarsi all'arte contribuì l'incontro, a Saint-Thomas, con il pittore danese Fritz Melbye, col quale si recò in Venezuela (1852-55). Dal 1855 fu a Parigi: all'esposizione universale lo colpirono le opere di G. Courbet e, in particolare, quelle di C. Corot, che prese a frequentare e di cui si dichiarò allievo; all'Académie Suisse incontrò C. Monet e poi P. Cézanne. Le sue opere furono spesso accettate ai Salons (ma nel 1863 figurò nel Salon des refusés). Nel 1870 i Tedeschi saccheggiarono il suo studio di Louveciennes e da ciò dipende la rarità delle opere di P. anteriori a quell'epoca. Nel 1872 dipinse a Auvers insieme con Cézanne. I dintorni di Parigi (Montmorency, Louveciennes, Pontoise), i luoghi dove visse, preferiti da Corot e dai futuri impressionisti, sono i soggetti dei suoi quadri, composizioni fortemente strutturate e dai colori vivaci, stesi a volte con la spatola, subito apprezzati da É. Zola. Allo scoppio della guerra franco-prussiana si rifugiò in Gran Bretagna (1870-71), dove si interessò a Constable e Turner; al ritorno fu al centro del gruppo definito poi scuola di Pontoise (Cézanne, A. Guillaumin, P. Gauguin) e giocò un ruolo primario nell'organizzazione della prima mostra (1874) degli impressionisti, partecipando poi a tutte le successive. La pennellata si fa più leggera e la tavolozza più brillante, ma la composizione è sempre sostenuta da una struttura rigorosamente geometrica; il disegno continua a costituire lo strumento necessario d'approccio e di costruzione del quadro. Dopo il 1885 condivide con i neo-impressionisti la tecnica divisionista e la ricerca di un'unità compositiva attraverso il colore. Negli ultimi anni, i paesaggi, ripresi dalla finestra della sua casa di Eragny, le vedute di Parigi e di Rouen, dalla caratteristica vista dall'alto, sono elaborati in una tecnica pittorica più libera. Ricche di notazioni sono le sue lettere e di estremo interesse è la sua opera grafica, sperimentata dal 1879 con H.-G.-E. Degas, dalla puntasecca all'acquatinta, dalla litografia al monotipo (le raccolte più significative sono nel Cabinet des étampes della Bibliothèque nationale di Parigi e nell'Ashmolean Museum di Oxford).

venerdì 29 maggio 2026

Corso di Storia dell'arte: Meunier 1831

Constantin Meunier 1831

Scultore belga (Bruxelles 1831 - ivi 1905). Esordì come pittore, lavorando a lungo con Ch. de Groux e prediligendo temi storico-religiosi e rappresentazioni realistiche della vita dei lavoratori. Dopo il 1880 si dedicò alla scultura, derivando da A. Rodin il proprio stile plastico, ma ponendo la sua arte a servizio di una nobile propaganda per l'esaltazione del lavoro e dei suoi oscuri eroi. Rappresentò di preferenza minatori, scaricatori, operai; notevole il rilievo Il grisou (1887). Progettò un grande monumento a gloria del lavoro, ma morì prima di terminarlo: alcune parti compiute furono sistemate in una piazza di Bruxelles. Nel 1900 la sua casa è stata trasformata in un museo a lui dedicato.

giovedì 28 maggio 2026

Corso di Storia dell'arte: Degas 1834

Hilaire-Germain-Edgar Degas 1834



Pittore e scultore (Parigi 1834 - ivi 1917), uno dei più importanti pittori francesi della seconda metà del sec. 19º. Figlio di un banchiere d'origine italiana, ricevette nell'ambiente familiare un'educazione artistica raffinata ed esigente. Nel 1852 aprì uno studio; nel 1853 ancora studiava le antiche incisioni nel Gabinetto delle stampe del Louvre. In lunghi soggiorni in Italia (tra il 1854 e il 1859) studiò soprattutto i maestri del sec. 15º. Ammirò profondamente J.-D. Ingres, il cui influsso è manifesto nelle opere tra il 1860 e il 1865 (Fanciulli spartani che si esercitano nella lotta; Semiramide costruisce una città; Le sventure di Orléans; La figlia di Jefte ecc.). Intorno al 1860 cominciò a dipingere ritratti, con grande originalità di taglio e acutissima penetrazione (La famiglia Belelli, 1860; La donna dai crisantemi, 1865). In queste opere traspare, oltre a un'inquieta ricerca disegnativa e coloristica, un pungente interesse per la vita contemporanea. Nel 1862 avvenne la scoperta delle stampe giapponesi e l'incontro con Manet; agli artisti che preparavano l'impressionismo D. rimase poi sempre vicino, anche se la sua pittura non può dirsi impressionista. Verso il 1872 il suo interesse per motivi della vita moderna lo portò a dipingere ballerine, cantanti di caffè-concerto, fantini, ecc., rifuggendo dal chiaroscuro tradizionale per addentrarsi sempre più in una pittura "chiara", di visione moderna; poi (dopo il 1880) stiratrici, modiste, e la stupenda serie delle donne in atto di compiere la loro toeletta. Il suo segno si faceva sempre più mordente e conciso, il colore più aspro e tuttavia d'una incredibile forza evocativa. Con Pissarro, D. si fa l'organizzatore delle mostre degli impressionisti, dal 1874 al 1880. Dal 1886 i gravi disturbi alla vista, contratti già nella guerra del 1870, lo dissuadono dal continuare a esporre. Abbandona l'olio per il pastello, pratica l'incisione e la scultura. Pur nella sua solidarietà con gli impressionisti, non si lasciò deviare dalla sua ricerca in profondità, che tendeva a cogliere tra figure e ambiente una relazione non solo luministica, e che della vita aveva una concezione virilmente amara, non ottimistica come quella dei suoi compagni. D. fu il primo pittore a dare una immagine completa d'una città non nel suo paesaggio, ma nella vita dei suoi abitanti. Perciò, tra le sue opere più alte, sono i ritratti: nei quali il rapporto con l'ambiente è veramente rivelatore della vita interiore della figura ed è raggiunto il difficile equilibrio fra un'acuta, mordente percezione della realtà e una superiore sintesi di classica tradizione. Negli ultimi anni, dolorosissimi per l'artista quasi cieco, modellò in cera e creta mirabili figure di danzatrici. Non formò una scuola; ma da lui derivano direttamente H. Toulouse-Lautrec, P. Bonnard, É. Vuillard, ai quali D. suggeriva non solo una tematica profondamente nuova, ma risorse pittoriche prodigiose: un'evocazione dello spazio attraverso le sue vibrazioni luminose; il movimento raggiunto attraverso l'esaltazione del colore; una tessitura cromatica ricchissima e trasparente. La sua influenza sull'arte del 20º sec. è stata profonda, toccando specialmente H. Matisse.

Corso di Storia dell'arte: Manet 1832

Édouard Manet 1832

 


Pittore e incisore, nato a Parigi il 23 gennaio 1832, ivi morto il 20 aprile 1883. Diciassettenne s'ingaggiò come mozzo su una nave mercantile e partì per il Brasile. Al ritorno entrò nello studio di T. Couture, e sebbene il M. vi rimanesse sei anni, non si stabilì mai perfetto accordo tra i due. Il M. già rivelava uno spirito semplificatore odiando il modellato a tondo, le mezze tinte, la volgare retorica; non poteva soffrire il convenzionalismo, il dramma, l'aneddoto, la pittura a tesi. Passava la maggior parte del tempo al Louvre, copiando i grandi Veneziani e le opere degli Spagnoli. Viaggiò, visitando Firenze, l'Austria, la Germania (1853), il Belgio, l'Olanda, l'Italia (1856). Il M. fu un pittore da museo. Appare evidente che le opere che sollevarono maggiore scandalo, la Colazione sull'erba (Musée des arts décoratifs) e l'Olimpia (1863, Louvre) si fondano su esempî classici e che la loro origine è ben più dovuta allo studio dei maestri che all'osservazione diretta della natura. Fino intorno ai quarant'anni non produsse un'opera che avesse uno spunto proprio e di cui non si possa indicare la fonte. Il M. si preoccupò sempre solamente della soluzione di qualche problema pittorico, del tema plastico o pittoresco da trattare e da rinnovare. Di qui il suo stile e la sua tecnica così affascinante. Appare forse nel M. per la prima volta il pensiero della "pittura pura"; il resto, chiarezza della tavolozza, costumi moderni, verità nell'imitazione, passa in secondo piano. Pochi hanno avuto il suo senso dello stile, il dono di nobilitare quanto trattavano, ed ecco perché egli poté tanto agire sui pittori. Ogni sua opera si può dire ha provocato una battaglia: se il Guitarrero (1861), prima opera esposta al Salon, fu abbastanza bene accolto, la lotta non tardò a scoppiare (1863) quando il pittore espose alla galleria Martinet 14 quadri, tra cui Lola di Valencia, Ballo spagnolo, i Gitani, il Vecchio musicista, Musica alle Tuileries, e specialmente per Colazione sull'erba rifiutato al Salon ufficiale e che comparve solo al Salon dei rifiutati dove provocò una sommossa, sebbene il soggetto, come notò E. Chesneau, fosse tratto da una stampa di Marcantonio e dal Concerto campestre di Giorgione. L'Olimpia provocò una tempesta uguale al Salon del 1864. Cominciò allora un periodo in cui il M. fu considerato come offensore della morale e del buon gusto, come bestia nera della scuola accademica, e l'ostracismo durò dieci anni. Il M. aveva però trovato conforto nell'amicizia prima del Baudelaire, poi dello Zola, che lo difese in uno scritto pubblicato nel 1867; si strinse quindi in intima solidarietà con il Mallarmé e ne illustrò l'Après-midi d'un faune. Trovò ammiratori tra artisti eletti: Fantin-Latour dopo il 1857, Th. Degas dopo il 1860 e cominciò allora a divenire il centro d'attrazione dei giovani; Fantin lo riprodusse nel 1864 nel piccolo gruppo d'artisti e poeti dell'Omaggio a Delacroix, nel 1870 il M. divenne il personaggio principale del gruppo di pittori d'avanguardia (C. Monet, Bazille, Renoir) rappresentato dallo stesso Fantin nell'Atelier aux Batignolles. Le opere principali del M. durante questo periodo sono: Torero morto (Filadelfia), Cristo con Angeli (Museo di New York, 1864), Piffero (Louvre, 1866), Esecuzione di Massimiliano (due varianti, Boston e Mannheim, 1867), Colazione (Monaco, 1868), Il Balcone (Louvre, 1869), Il buon bock (Filadelfia, 1873). M. si era recato in Spagna nell'estate del 1865, si recò a Venezia nel 1874. La sua reputazione, sempre contestata dal pubblico, si era assodata presso gli artisti, raggruppati intorno a lui (Courbet era morto nel 1873, Millet e Corot dovevano spegnersi nel 1875). La prima esposizione del gruppo "impressionista" ebbe luogo presso F. Nadar nel 1874; ne seguirono circa altre dieci sino al 1886, e tutte, rimaste celebri, raccoglievano i più arditi e innovatori fra i giovani: Degas, i paesisti C. Monet, Pissarro, Sisley, Renoir, Cézanne, Raffaelli. M., il più in vista del gruppo per talento, fascino e posizione sociale, passava per caposcuola, ma egli realmente seguì, più che non lo creasse, il movimento. I suoi concetti si rinnovano, la tavolozza si rischiara, il disegno diventa ancor più sintetico, i soggetti sono ora attinti direttamente alla realtà, le tonalità cercano di riprodurre non la luce dello studio ma gli effetti di "plein air". Risalgono a quell'epoca le sue opere più caratteristiche: Argenteuil (Tournai, 1874), il Bucato (Berlino, P. Cassirer, 1874), Nanà (Amburgo, 1877), Nella serra (Berlino, 1878), la Signora in rosa (Dresda, 1879), Dal nonno Lathuille (Tournai, 1879), Mescitrice di birra (Londra, Tate Gallery), Pertuiset, il Cacciatore di leoni (Breslavia, coll. Silberger, 1881) e il Bar delle Folies-Bergère (Londra, coll. Courtauld, 1882), l'ultima opera importante, forse il suo capolavoro. Nel 1880, ammalatosi, passò gran parte degli ultimi mesi in campagna a Bellevue, poi a Rueil, dipingendo nature morte e quadri di fiori; aggravatosi, gli si dovette amputare (1883) il piede sinistro; morì poco dopo l'operazione.Si debbono al M. anche una quantità di ritratti eseguiti specialmente nella seconda metà della sua vita: Zola (Louvre, 1867), Clemenceau (Louvre), Rochefort, i musicisti Cabaner, Chabrier, il cantante Faure, che fu tra i primi collezionisti di Manet, lo scrittore inglese G. Moore, Mallarmé e deliziosi ritratti muliebri, Nina di Gallias (Louvre), Méry Laurent, Eva Gonzales. Fra questi i più belli sono quelli della cognata e allieva, Berthe Morizot. Il M. eseguì inoltre una sessantina d'acque forti e litografie. Un'esposizione postuma fu tenuta nel 1884 alla Scuola di belle arti, un'altra nel 1932 per il centenario della nascita, la quale lo ha posto definitivamente in prima linea tra i pittori del sec. XIX.

mercoledì 27 maggio 2026

Corso di Storia dell'arte: Toma 1836

Gioacchino Toma 1836
Pittore (Galatina, Lecce, 1836 - Napoli 1891). Autodidatta, nel 1855 si stabilì a Napoli dove, attivo come ornamentista, esordì dipingendo alcune nature morte. In contatto dal 1857 con i gruppi di cospirazione antiborbonica, combattè nel 1860 a fianco di Garibaldi. Dal 1861 T. cominciò a dipingere, con sensibilità vicina a quella di F. Palizzi e D. Morelli, opere che risentono, nella scelta dei temi, dei suoi ideali politici (Roma o morte, 1863, Lecce, Museo civico) maturando un linguaggio personale caratterizzato da un naturalismo dai toni sobrî e da una visione intimista accompagnata da sottili ricerche di effetti di luce, tenue e smorzata (Roma, Galleria nazionale d'arte moderna: Il viatico dell'orfana, 1877; Luisa Sanfelice in carcere, 1877). Nominato in seguito (1878) professore di disegno all'Accademia di Napoli, dal 1879 dipinse anche piccoli paesaggi, marine e ritratti. Scrisse l'autobiografico Ricordi di un orfano.

martedì 26 maggio 2026

Corso di Storia dell'arte: Cézanne 1839

Paul Cézanne 1839





Pittore (Aix-en-Provence 1839 - ivi 1906). Di famiglia agiata, dovette tuttavia superare dure difficoltà per l'incomprensione del padre che ostacolò la sua vocazione; il carattere diffícile e le continue disillusioni nel rapporto con la cultura e la critica ufficiale lo portarono a una vita isolata, dedita esclusivamente e caparbiamente alla ricerca artistica. Durante gli studî secondarî, a Aix, coltivò con entusiasmo accanto al disegno i suoi interessi umanistici e strinse una profonda amicizia con E. Zola, interrotta bruscamente solo nel 1886, dopo la pubblicazione del romanzo dello scrittore, L'oeuvre, il cui protagonista, un pittore, "génie avorté", adombrava la figura di Manet, ma soprattutto quella di Cézanne. Nel 1861 si recò per la prima volta a Parigi dove, evitando ogni insegnamento accademico, si dedicò allo studio dei maestri antichi, colpito in particolare nelle sue visite al Louvre dalla pittura veneta e spagnola, e ammirò, tra i moderni, G. Courbet, E. Delacroix e, soprattutto, H. Daumier, ai cui modi si accostano i suoi primi dipinti. Di grande importanza fu anche il suo incontro e l'amicizia che ebbe con C. Pisarro. Escluso ripetutamente dai Salons, si unì al gruppo dei futuri impressionisti e con questi espose nel 1874. Ritiratosi ad Aix, visse per oltre vent'anni quasi dimenticato, lavorando con accanimento. Solo nel 1895 fu organizzata da A. Vollard una mostra personale delle sue opere; nel 1899 inviò dei quadri al Salon des Indépendants e, nel 1904, un'intera sala gli fu dedicata nel Salon d'Automne, dove espose ancora nel 1905. Solo alla vigilia della sua morte cominciava ad essere riconosciuta un'arte che è stata poi punto di riferimento essenziale e costante per gran parte delle ricerche del 20° secolo. L'opera di C. è vasta e complessa: comprende paesaggi, nature morte, figure, ritratti, nonché alcune grandi composizioni. Fin dalle prime opere parigine è chiaro lo sforzo di giungere alla costruzione dell'immagine per mezzo di una elaborata tessitura cromatica, e di ottenere valori pittorici più stabili e meno immediatamente emotivi di quelli degli Impressionisti, pur non rinunciando totalmente alla loro vivezza di sensazione. Lavorò sempre dal vero, con tecnica laboriosa e meditata, giungendo a una pittura che non è l'espressione di una occasionale reazione emotiva, ma dell'atteggiamento totale della coscienza di fronte al reale, in una progressiva semplificazione figurativa, che ha come risultato immagini sfrondate di ogni accessorio e di ogni episodio, assorbite in un'esistenza ferma e incontrovertibile, regolata da leggi connaturate, con pacata e austera, silenziosa grandezza. La sua pittura, pur aspirando a una saldezza formale e prevalentemente chiara, rifiuta sempre più una definizione chiaroscurale o di rapporto luce-ombra, per una tavolozza in cui dal fitto tessuto dei tocchi emerge una nitida, cristallina struttura di spazio; si vedano le elaboratissime nature morte, i paesaggi come l'Estaque, La montagne Sainte-Victoire, La maison du pendu, le composizioni come i Joueurs de cartes o le varie versioni delle Bagnanti.

lunedì 25 maggio 2026

Corso di Storia dell'arte: Monet 1840

Claude-Oscar Monet 1840






Pittore francese (Parigi 1840 - Giverny 1926). Tra i più grandi protagonisti della rivoluzione impressionista, fu forse lo spirito più lucido, risoluto e conseguente del movimento, ai cui principi fondamentali rimase costantemente fedele. Tra le sue opere più celebri si ricordano la Colazione sull'erba (1866), omaggio reso a É. Manet, e il ciclo pittorico delle Ninfee, cui si dedicò a partire dal 1909. Nella prima giovinezza, a Le Havre, fu in contatto con E. Boudin che per primo orientò il giovane, allora dotato caricaturista, verso la pittura di paesaggio. Di nuovo a Parigi, dal 1859, visse con quanto poteva guadagnare dalle caricature, si iscrisse all'Accademia Svizzera, dove conobbe Pissarro, e frequentò lo studio di Troyon e poi di Gleyre, ma si formò soprattutto studiando Corot e Daubigny. Nel 1866 andò con i suoi compagni a Champigny-sur-Marne, per dipingere direttamente dalla natura; nell'autunno dello stesso anno si recò in Algeria per il servizio militare. Ebbe dunque vivissima l'impressione di due paesaggi e di due situazioni luministiche radicalmente diverse. Nel 1862 tornò in Francia e a Chailly-en-Bière, non lungi da Barbizon, divenne amico di Renoir, Sisley, Bazille; fu tra i primi a schiarire la tavolozza per liberarsi dei modi accademici, a far degli effetti di colore e di luce la base della pittura. Nel 1865 conobbe Courbet che lo influenzò al pari di Manet. Se le prime opere furono figure e composizioni (Camille, 1866, Brema, Kunsthalle; Donne in giardino, 1867, Parigi, Musée d'Orsay) che sembrano ancora accordare il realismo di Courbet e la luminosità di Corot, le esperienze successive andarono sempre più orientandosi verso il paesaggio e la ricerca di mobili, vivacissimi effetti di luce e di atmosfera. A ciò contribuirono notevolmente le opere di Constable e Turner, che M. ebbe modo di vedere a Londra dopo il 1870. Per superare le difficoltà economiche del gruppo, nel 1874 ideò una esposizione di artisti indipendenti nello studio del fotografo Nadar; M. espose Impression. Soleil levant (Parigi, Musée Marmottan) e dal titolo dell'opera il critico L. Leroy coniò in senso ironico il termine "impressionismo". Lavorò sempre all'aria aperta, prediligendo i mobili riflessi della luce sull'acqua e del sole tra le fronde. Dopo aver lungamente lavorato ad Argenteuil (1866-78), dove organizzò il suo studio su un battello, a Vétheuil (1878-86) e compiuto viaggi a Londra e a Venezia, si stabilì a Giverny dove realizzò molti dei suoi capolavori: le serie dei Covoni, della Cattedrale di Rouen, dei Pioppi, delle Ninfee, degli Effetti d'acqua. Nel 1922 M. donò allo stato 12 tele con Ninfee (sistemate nel 1927 in una sala dell'Orangerie). Il figlio Michel legò all'Académie des Beaux Arts la proprietà di Giverny e 150 tele al Mus. Marmottan.

Corso di Storia dell'arte: Pissarro 1830

Camille Pissarro  1830 Pittore (Saint-Thomas, Antille, 1830 - Parigi 1903). Tra i principali esponenti dell'impressionismo, ebbe un ruol...