sabato 28 febbraio 2026

Corso di storia dell'arte: Dalí 1904

Salvador Dalí 1904




















Salvador Dalí, all'anagrafe Salvador Domingo Felipe Jacinto Dalí i Domènech, (Figueres, 11 maggio 1904 – Figueres, 23 gennaio 1989), è stato un pittore, scultore, scrittore, fotografo, cineasta, designer e sceneggiatore spagnolo. Abile pittore e virtuosissimo disegnatore, è celebre principalmente per le immagini suggestive e bizzarre delle sue opere surrealiste: il suo peculiare tocco fu attribuito all'influenza che ebbero su di lui i maestri del Rinascimento. Il suo talento artistico trovò espressione in svariati ambiti tra cui il cinema, la scultura e la fotografia, portandolo a collaborare con artisti di ogni settore; egli stesso faceva risalire il suo amore "per tutto ciò che è dorato ed eccessivo, la mia passione per il lusso e la mia predilezione per gli abiti orientali" ad una auto-attribuita discendenza araba, sostenendo che i suoi antenati discendessero dai Mori. Dotato di grande immaginazione e con il vezzo di assumere atteggiamenti stravaganti, irritò coloro che hanno amato la sua arte e infastidì i suoi detrattori dal momento che i suoi modi eccentrici hanno in alcuni casi catturato l'attenzione più delle sue opere. Salvador Dalí nacque a Figueres, una piccola cittadina parte della comarca dell'Empordà, sita nei pressi del confine francese, nella provincia di Girona (in Catalogna), l'11 maggio del 1904 da una benestante famiglia borghese. Suo fratello maggiore, anch'egli di nome Salvador (nato il 12 ottobre 1901), era morto di meningite nove mesi prima, il 1º agosto del 1903. Il padre, Salvador Rafael Aniceto Dalí i Cusi (1872-1950), fu un avvocato e notaio, affetto da una forte rigidità nell'applicazione della disciplina, temperata dalla moglie, Felipa Domènech i Ferrés (1874-1921), che incoraggiò le aspirazioni artistiche del figlio. All'età di cinque anni, Dalí fu condotto sulla tomba del fratello dai genitori, i quali gli fecero credere di esserne la reincarnazione, delirio del quale si convinse e che lo fece impazzire. Di suo fratello Dalí disse: "Ci somigliavamo come due gocce d'acqua, ma rilasciavamo riflessi diversi. Probabilmente lui era una prima versione di me, ma concepito in termini assoluti". Dalì era talmente afflitto dalla morte di suo fratello che alcune notti andava alla tomba a pregare per ore. Dalí aveva anche una sorella, Ana María (6 gennaio 1908 – 16 maggio 1989) che nel 1949 pubblicò un libro sul fratello, Dalí visto da sua sorella. Tra i suoi amici d'infanzia vi erano i futuri calciatori del Barcellona Emilio Sagi Liñán, detto Sagi-Barba, e Josep Samitier. Dalí frequentò una scuola d'arte. Nel 1919 durante una vacanza a Cadaqués con la famiglia di Ramon Pichot, un artista locale che faceva regolarmente viaggi a Parigi, scoprì la pittura moderna. L'anno seguente il padre di Dalí organizzò nella residenza di famiglia una mostra dei suoi disegni a carboncino. La prima vera esposizione pubblica la tenne nel 1919 al Teatro Municipale di Figueres. Nel febbraio del 1921 la madre di Dalí morì di tumore. Dalí aveva sedici anni; in seguito disse che la morte della madre "è stata la disgrazia più grande che mi sia capitata nella vita. La adoravo... Non potevo rassegnarmi alla perdita di una persona su cui contavo per rendere invisibili le inevitabili imperfezioni della mia anima." Poco dopo il padre sposò la sorella della moglie morta. Dalí non si risentì per le nuove nozze, perché amava e rispettava molto la zia. Nel 1923 Dalì fu accusato d'avere organizzato una protesta (finita con l'intervento della polizia) all'Accademia di San Fernando. In seguito fu espulso per un anno e nel 1924 fu arrestato, episodio che lo portò a dipingere Il bambino malato. Nel 1922 Dalí andò a vivere nella Residencia de Estudiantes di Madrid e studiò all'Academia de San Fernando (Accademia di belle arti). Dalí attirava già interesse su di sé con i suoi modi da eccentrico dandy. Portava i capelli e le basette lunghe, si vestiva con giacche, calze lunghe e calzoni alla zuava come gli esteti britannici della fine del XIX secolo. Erano però i suoi dipinti, nei quali mostrava di accostarsi al cubismo, a guadagnargli l'attenzione dei suoi compagni di corso. Nei suoi primi lavori Dalí probabilmente non aveva ancora compreso pienamente i concetti del movimento cubista, poiché all'epoca a Madrid non esistevano aderenti al movimento, e le uniche informazioni di cui disponeva provenivano da articoli di giornale e da un catalogo datogli da Ramon Pichot. Nel 1924 l'ancora sconosciuto Salvador Dalí realizzò per la prima volta illustrazioni per un libro, l'edizione in catalano del poema Les bruixes de Llers del suo amico e compagno di studi Carles Fages de Climent. Dalí si accostò anche al movimento dadaista, che lo influenzò per tutta la sua vita. Alla Residencia diventò intimo amico di Pepín Bello, di Luis Buñuel e di Federico García Lorca. L'amicizia con García Lorca era un autentico trasporto amoroso reciproco, anche se Dalí respinse vigorosamente gli approcci erotici del poeta. Nel 1926 Dalí fu espulso dall'Academia poco prima di sostenere gli esami finali, poiché aveva affermato che nessuno nell'istituto era abbastanza competente da esaminare uno come lui. La sua maestria nella pittura era già evidente dal notevole realismo del Cesto di pane, dipinto in quello stesso anno. Sempre in quell'anno visitò per la prima volta Parigi, dove incontrò Pablo Picasso, che ammirava profondamente. Picasso aveva già sentito parlare molto bene di Dalí da Joan Miró. Negli anni successivi, mentre sviluppava un proprio stile, Dalí realizzò diverse opere fortemente influenzate dall'arte di Picasso e di Miró. Nelle opere di Dalí alcune tendenze, che rimarranno costanti nel corso degli anni, erano già evidenti negli anni venti. Egli assorbì influssi da moltissimi stili, dalla pittura classica all'avanguardia più estrema. Nelle sue prime opere ci fu l'impronta di Rafael Barradas. Tra le influenze in stile classico artisti come Raffaello, Bronzino, Francisco de Zurbarán, Vermeer e Velázquez. Si serviva sia di tecniche classiche che moderne, talvolta impiegandole di volta in volta in opere singole, talvolta usandole tutte nello stesso dipinto. A Barcellona le esposizioni delle sue opere attrassero attenzione, e i critici si divisero tra entusiasti e parecchio perplessi. Dalí si fece crescere vistosi baffi, ispirati a quelli del grande maestro del Seicento spagnolo Diego Velázquez, e finirono per diventare un tratto inconfondibile e caratteristico del suo aspetto per il resto della vita. Nel 1929 Dalí collaborò con il regista surrealista Luis Buñuel alla realizzazione del cortometraggio Un chien andalou. Il suo contributo principale consistette nell'aiutare Buñuel a scrivere la sceneggiatura, anche se in seguito affermò di aver avuto un ruolo significativo anche nella realizzazione tecnica del progetto, fatto che non trovò riscontro nelle testimonianze dell'epoca. Nell'agosto di quello stesso anno incontrò la sua musa, fonte di ispirazione e futura moglie Gala, il cui vero nome era Elena Ivanovna Diakonova. Era un'espatriata russa di undici anni più vecchia di lui, allora moglie del poeta surrealista Paul Éluard. In quell'anno Dalí realizzò le sue mostre più importanti, e si unì ufficialmente al gruppo dei surrealisti di Montparnasse. Erano già due anni che il suo lavoro ne era pesantemente influenzato: i surrealisti apprezzavano molto quello che Dalí definì il suo metodo paranoico-critico per esplorare il subconscio e raggiungere un maggior livello di creatività. Nel frattempo i rapporti tra il pittore e il padre erano vicini alla rottura: Don Salvador Dalí y Cusí disapprovava con forza la storia d'amore tra il figlio e Gala e riteneva che la sua vicinanza ai surrealisti avesse un pessimo effetto sul suo senso morale. Lo strappo definitivo avvenne quando Don Salvador lesse su un quotidiano di Barcellona che a Parigi il figlio aveva appena esposto un disegno del "Sacro Cuore di Gesù Cristo" insieme ad una scritta provocatoria . Indignato, Don Salvador pretese che il figlio smentisse pubblicamente. Dalí rifiutò, forse per timore di essere allontanato dai surrealisti, e il 28 dicembre 1929 fu cacciato a forza dalla casa paterna. Il padre gli disse che intendeva diseredarlo e gli intimò di non mettere mai più piede a Cadaqués. In seguito Dalí sostenne che, in risposta, mise in mano al padre un preservativo contenente il suo sperma dicendogli "Tieni. Ora non ti devo più nulla!". L'estate successiva Dalí e Gala affittarono un piccolo capanno di pescatori in una baia nei pressi di Port Lligat. In seguito lo acquistò, e nel corso degli anni lo fece ingrandire trasformandolo poco a poco nella sua adorata villa sul mare. Nel 1931 Dalí dipinse una delle sue opere più famose, La persistenza della memoria. È la surrealistica immagine di alcuni orologi da taschino, flosci e sul punto di liquefarsi: gli orologi che si sciolgono rappresentano la memoria, che invecchiando negli anni perde forza e resistenza. Tale idea è sostenuta anche da altre immagini, come l'ampio paesaggio dai confini indefiniti e un altro orologio, raffigurato mentre è divorato dagli insetti. Dalí e Gala, dopo aver convissuto a partire dal 1929, si sposarono nel 1934 con una cerimonia civile. Nel 1958 si risposeranno con rito cattolico. Il matrimonio era aperto e raramente fu sessuale. Gala ebbe infatti diversi amanti. Dalí fu presentato negli Stati Uniti nel 1934 dal mercante d'arte Julian Levy. La sua esposizione di New York, che includeva La persistenza della memoria, creò subito scalpore e interesse. L'alta società lo accolse organizzando uno speciale "Ballo in onore di Dalí", al quale presenziò portando sul petto una scatola di vetro contenente un reggiseno. Dalí e Gala parteciparono anche ad una festa mascherata a New York, organizzata per loro dall'ereditiera Caresse Crosby: come costume scelsero di vestirsi come il figlioletto di Lindbergh e il suo rapitore. La conseguente reazione scandalizzata della stampa fu tale che Dalí dovette scusarsi. Quando tornò a Parigi i surrealisti lo rimproverarono d'essersi scusato di un gesto surrealista. Mentre la maggior parte dei surrealisti tendeva ad assumere posizioni di sinistra, Dalí si mantenne ambiguo sul giusto rapporto tra politica e arte. André Breton, uno dei capofila del surrealismo, lo accusò di difendere il "nuovo" e l'"irrazionale" del "fenomeno Hitler", ma Dalí respinse queste affermazioni dicendo: "Non sono un seguace di Hitler né nei fatti né nelle intenzioni". Al dittatore tedesco ispirò tre dipinti: L'enigma di Hitler (1939), Metamorfosi di Hitler in un paesaggio al chiaro di luna (1958) e Hitler si masturba (1973). Dalí insistette sul concetto che il surrealismo può esistere anche in un contesto apolitico e si rifiutò di condannare esplicitamente il fascismo, uno dei fattori che creò dei problemi con i suoi colleghi. Più tardi, sempre nel 1934, Dalí fu sottoposto a un "processo" a seguito del quale fu formalmente espulso dal gruppo dei surrealisti. Come reazione Dalí dichiarò: "Il surrealismo sono io". Nel 1936 Dalí partecipò all'Esposizione internazionale surrealista di Londra. Tiene la sua conferenza, intitolata Fantômes paranoïaques authentiques, vestito con tuta e casco da palombaro. Arrivò tenendo in mano una stecca da biliardo e con due levrieri russi al guinzaglio. Si dovrà poi togliere il casco da palombaro perché rimasto senza fiato. Commenta: "Ho solo voluto mostrare che mi stavo 'immergendo a fondo' nella mente umana." In quel periodo il principale mecenate di Dalí è il ricchissimo Edward James, che lo aiuta ad emergere nel mondo dell'arte acquistando molte sue opere e supportandolo finanziariamente per due anni. I due diventano buoni amici e il ritratto di James viene anche inserito da Dalí nel dipinto Cigni che riflettono elefanti. Artista e mecenate collaborano anche nella realizzazione di due delle più celebri icone del movimento surrealista: il Telefono aragosta e il Divano a forma di labbra di Mae West. Nel 1939 Breton conia per il pittore spagnolo il denigratorio soprannome di "Avida Dollars", anagramma di Salvador Dalí che può essere tradotto come bramoso di dollari. Si tratta di un modo per deridere la crescente commercializzazione delle opere di Dalí e la percezione che Dalí stesso abbia cercato di ingrandire la propria figura grazie alla fama e al denaro. Alcuni surrealisti da allora in poi parlano di Dalí solo al passato remoto, come se fosse morto. Il movimento surrealista e alcuni suoi membri (come Ted Joans) continueranno a polemizzare duramente con Dalí fino al momento della sua reale morte e anche oltre. In Europa scoppia la seconda guerra mondiale e così i Dalí si trasferiscono negli Stati Uniti, dove vivono per otto anni. Dopo il trasferimento Dalí si riavvicina alla pratica del Cattolicesimo. Robert e Nicolas Descharnes hanno scritto "In questo periodo Dalí non ha mai smesso di scrivere". L'anno seguente Dalí imposta il canovaccio di un film per Jean Gabin intitolato Ondata d'amore. Nel 1942 pubblica la propria autobiografia, La vita segreta di Salvador Dalí. Scrive i cataloghi delle sue esposizioni, come quella alla Knoedler Gallery di New York del 1943. In quel testo spiega: "Il surrealismo perlomeno sarà servito a fornire la prova sperimentale che la completa sterilità e i tentativi di automatizzazione si sono spinti troppo in là e hanno condotto ad un sistema totalitario. ... La pigrizia dei nostri giorni e la totale mancanza di tecnica hanno raggiunto il loro parossismo nel valore psicologico dell'attuale uso che si fa del collage." Scrive anche un romanzo, pubblicato nel 1944, che parla di un salone di moda per automobili. Edwin Cox, sul Miami Herald ne fa una vignetta che ritrae Dalí mentre veste un'automobile con un abito da sera. Un frate italiano, Gabriele Maria Berardi, sostenne di aver praticato un esorcismo su Dalí nel 1947, mentre si trovava in Francia. Nel 2005 tra le proprietà del frate è stata trovata una scultura che rappresenta Cristo crocefisso; alcuni sostengono che Dalí l'avrebbe data al religioso in segno di gratitudine e due esperti d'arte spagnoli confermano che ci sono fondate ragioni, analizzando lo stile dell'opera, per poterla attribuire a Dalí. Questa vicenda resta controversa. Nel 1948 visita il Parco dei mostri di Bomarzo, il quale parco ha evidenti richiami simbolico esoterici. Dalì ripreso dalle telecamere dell'Istituto Luce si mostra in posa davanti ai principali monumenti. A partire dal 1951 Dalí tornò a vivere nella sua amata Catalogna. La scelta di vivere in Spagna mentre questa era ancora governata da Franco gli attirò critiche da parte dei progressisti e pure da diversi altri artisti. È anche probabile che il diffuso rifiuto delle ultime opere di Dalí da parte di alcuni surrealisti e critici d'arte sia in parte da attribuirsi a ragioni politiche più che ad una valutazione artistica delle opere stesse. Il Teatro-Museo Dalí a Figueres, dove si trova la sua tomba. Una parte di esso ospitò la residenza dell'artista negli ultimi anni di vita fino alla sua morte. Nel 1954 è ospite della città di Roma dove organizza uno spettacolo facendo trasportare per le strade della capitale un cubo pitagorico, infine con un ricevimento al Palazzo Pallavicini pronuncia un discorso in latino con cui inaugura così una sua mostra con illustrazione della Divina Commedia. Nel 1959 André Breton organizza una mostra chiamata Omaggio al surrealismo, fatta per celebrare il quarantesimo anniversario del movimento, che comprende opere di Dalí, Joan Miró, Enrique Tábara e Eugenio Granell. L'anno seguente però, Breton si batté con forza contro l'inserimento della Madonna Sistina di Dalí nell'Esposizione internazionale surrealista di New York. In questa parte della sua carriera Dalí non si limita ad esprimersi con la pittura, ma sperimenta anche nuove tecniche artistiche e di comunicazione mediatica: realizza opere sviluppando macchie d'inchiostro casuali lanciate sulla tela ed è tra i primi artisti a servirsi di olografie. Molte delle sue opere comprendono illusioni ottiche. Nei suoi ultimi anni, giovani artisti come Andy Warhol definiscono Dalí una delle più importanti influenze sulla Pop art. Dalí si interessa molto anche di scienze naturali e di matematica. Quest'interesse si vede in diversi dei suoi dipinti, specialmente quelli degli anni cinquanta, in cui dipinge i propri soggetti come se fossero composti da corni di rinoceronte. Secondo Dalí il corno di rinoceronte rappresenta la geometria divina perché cresce secondo una spirale logaritmica. Lega il tema del rinoceronte anche a quello della castità e della Vergine Maria. Dalí è affascinato anche dal DNA e dall'ipercubo (un cubo a quattro dimensioni); uno sviluppo dell'ipercubo è ben visibile nel dipinto Crocefissione (Corpus Hypercubus). Il periodo di Dalí successivo alla seconda guerra mondiale si caratterizza per il suo virtuosismo tecnico e per l'interesse per le illusioni ottiche, la scienza e la religione. La sua devozione per la religione cattolica aumenta e, allo stesso tempo, rimane profondamente impressionato da quanto successo ad Hiroshima e dalla nascita dell'"era atomica". Di conseguenza Dalí definisce questo periodo come quello del misticismo nucleare. In dipinti come La Madonna di Port-Lligat (prima versione, 1949) e Corpus Hypercubus (1954) Dalí cerca di sintetizzare l'iconografia cristiana con immagini di disintegrazione materiale ispirate dalla fisica nucleare. Incontrò più volte papa Pio XII e papa Giovanni XXIII; dopo la proclamazione del dogma dell'assunzione di Maria da parte di papa Pacelli (1950) e l'incontro privato col pontefice nel 1954 (a cui donò la prima versione della Madonna di Port-Lligat), dipinse i due quadri Assunta antiprotonica e Assunta Canaveral (1956); il riferimento dei bizzarri nomi dei quadri sono al luogo dove gli Stati Uniti effettuavano i lanci di missili di prova dal 1949 (Cape Canaveral, dove sorgerà il John F. Kennedy Space Center negli anni '60) e a un eccentrico scambio di battute avvenuto tra Dalí e il papa: dopo aver chiesto precisazioni a Pio XII sulle dinamiche dell'assunzione, il pittore concluse che trattavasi del «prodotto di un'esplosione guidata dallo spirito, con protoni e antiprotoni annichilitisi a vicenda, generando una potentissima scarica di energia». In seguito celebrò il Concilio Vaticano II e papa Roncalli con Madonna Sistina (Orecchio di papa Giovanni) del 1960. Nel periodo del Misticismo nucleare si inseriscono anche lavori notevoli come La stazione di Perpignan (1965) e Torero allucinogeno (1968-70). Nel 1960 Dalí inizia a lavorare al Teatro-Museo Dalí nella sua cittadina natale di Figueres; si tratta del suo progetto più grande e richiede la maggior parte delle sue energie fino al 1974. Continuerà poi a fare altre occasionali aggiunte fino alla metà degli anni ottanta. In questo periodo Dalì si occupa anche di Arte Postale . vedi il libro di Eraldo Di Vita "Mailart-Il recupero della memoria". Nel 1968 Dalí realizza un filmato pubblicitario per la televisione per conto della cioccolata Lanvin[ e l'anno successivo disegna il logo dei celebri lecca lecca Chupa Chups. Sempre nel 1969 è responsabile della campagna pubblicitaria dell'Eurofestival e crea una grande scultura metallica che viene posta sul palco del Teatro Real di Madrid dove si svolge la manifestazione canora. Nel 1980 la salute di Dalí riceve un colpo durissimo; la moglie Gala, colpita da una forma lieve di demenza senile, probabilmente gli somministra un pericoloso cocktail di medicinali senza che gli fossero prescritti, danneggiandogli il sistema nervoso e provocando la precoce fine delle sue capacità artistiche. All'età di 76 anni Dalí è ridotto a un relitto e la sua mano destra trema in maniera terribile in preda a sintomi molto simili a quelli della malattia di Parkinson. Nel 1982 re Juan Carlos I di Spagna concede a Dalí il titolo di Marchese di Púbol, che più tardi il pittore ripagherà donando al re un disegno (che sarà anche il suo ultimo) quando il re gli farà visita sul letto di morte. La moglie Gala morì il 10 giugno 1982. Dopo la sua morte, perse la maggior parte della voglia di vivere. Si lasciò deliberatamente disidratare, forse un tentativo di suicidio. Si trasferì da Figueres al Castello di Púbol, che aveva comprato per Gala e dove lei era morta. Nel 1984, in circostanze non del tutto chiare, scoppiò un incendio nella sua camera da letto. Forse si trattava di un altro tentativo di suicidio di Dalí o forse semplicemente una negligenza del personale. In ogni caso Dalí fu salvato e tornò a Figueres, dove un gruppo di suoi amici, protettori e colleghi artisti ritenevano fosse meglio trascorrere i suoi ultimi anni, nel suo Teatro-museo. Alcune voci sostengono che Dalí sia stato forzato dai suoi tutori a firmare tele vuote, usate anche dopo la sua morte, per produrre falsi. Il risultato fu che i mercanti d'arte tendono a diffidare delle opere attribuite a Dalí e risalenti all'ultimo periodo. Nel novembre 1988 Dalí fu ricoverato in ospedale per un attacco di cuore e il 5 dicembre ricevette la visita di re Juan Carlos che rivelò di essere sempre stato un suo grande ammiratore. Si trasferì negli ultimi anni di vita a Bari e li, nel quartiere Poggiofranco, aprì un'osteria che portava il suo nome. Il 23 gennaio 1989, mentre ascoltava il suo disco preferito, Tristano e Isotta di Wagner, morì per un altro attacco di cuore. Aveva 84 anni. Fu sepolto all'interno del suo Teatro-Museo di Figueres, dall'altro lato della strada rispetto alla chiesa in cui era stato battezzato e dove si svolse il suo funerale, e solo a tre isolati dalla casa in cui era nato.
Il simbolismo
Nel suo lavoro Dalí si è ampiamente servito del simbolismo. Ad esempio, il simbolo caratteristico degli "orologi molli" apparso per la prima volta in La persistenza della memoria si riferisce alla teoria di Einstein che il tempo è relativo e non qualcosa di fisso. L'idea di servirsi degli orologi in questo modo venne a Dalí mentre in una calda giornata d'agosto osservò un pezzo di formaggio Camembert che si scioglieva e gocciolava. Quella dell'elefante è un'altra delle immagini ricorrenti nelle opere di Dalí. Comparve per la prima volta nell'opera del 1944 Sogno causato dal volo di un'ape intorno a una melagrana un attimo prima del risveglio. L'elefante, ispirato al piedistallo di una scultura di Gian Lorenzo Bernini che si trova a Roma e rappresenta un elefante che trasporta un antico obelisco, viene ritratto con le "lunghe gambe del desiderio, con molte giunture e quasi invisibili" e con un obelisco sulla schiena. Grazie all'incongrua associazione con le zampe sottili e fragili, questi goffi animali, noti anche per essere un tipico simbolo fallico, creano un senso di irrealtà. L'elefante rappresenta la distorsione dello spazio ha spiegato una volta Dalí, le zampe lunghe ed esili contrastano l'idea dell'assenza di peso con la struttura. "Dipingo immagini che mi riempiono di gioia, che creo con assoluta naturalezza, senza la minima preoccupazione per l'estetica, faccio cose che mi ispirano un'emozione profonda e tento di dipingerle con onestà". L'uovo è un'altra delle immagini tipiche di cui si serviva Dalí. Associa all'uovo il periodo prenatale e intrauterino, usandolo per simboleggiare la speranza e l'amore; l'uovo compare ad esempio ne Il grande masturbatore e ne La metamorfosi di Narciso. Nelle sue opere compaiono inoltre varie specie animali: le formiche rappresentano la morte, la decadenza e uno smisurato desiderio sessuale; la chiocciola è in stretta connessione con la testa umana (la prima volta che incontrò Sigmund Freud Dalí aveva visto una chiocciola su una bicicletta appoggiata fuori dalla sua casa), mentre le locuste sono per lui un simbolo di distruzione e paura.
Interessi e attività al di fuori della pittura
Dalí fu un artista molto versatile. Alcune delle sue opere più celebri sono sculture o altro tipo di installazioni, e si distinse anche per i suoi contributi al teatro, alla moda, alla fotografia e altre discipline.
Arredamento e gioielleria
Due degli oggetti più famosi lasciatici dal movimento surrealista sono il Telefono aragosta e il Divano - labbra di Mae West, realizzati da Dalí nel 1936 e 1937 rispettivamente. Entrambe le opere gli furono commissionate dall'artista surrealista e mecenate Edward James: James aveva ereditato una vasta proprietà in Inghilterra, a West Dean nel West Sussex, quando aveva 5 anni e negli anni trenta era diventato uno dei principali sostenitori del movimento surrealista. La descrizione del Telefono aragosta in esposizione alla Tate Gallery riporta che secondo Dalí le aragoste e i telefoni avevano entrambi una forte connotazione sessuale ed egli individuò una stretta analogia tra il cibo e il sesso Il telefono era perfettamente funzionante e James ne acquistò quattro da Dalí per sostituire gli apparecchi di casa sua. Uno di questi è attualmente esposto alla Tate Gallery di Londra, il secondo si trova al Museo tedesco del telefono di Francoforte, il terzo appartiene alla Fondazione Edward James, mentre il quarto si trova esposto alla National Gallery of Australia.Questi telefoni avevano la base nera e la cornetta (aragosta) colorata,ma, insieme ad essi,l'artista ordinò alla ditta incaricata sei telefoni-aragosta di colore bianco (White Aphrodisiac Telephone). Questi ultimi ora si trovano : Boijmans Van Beuningen Museum (Rotterdam),Salvador Dalì Museum (St. Petersburg, Florida), Museo Berardo (Lisbona), Edward James Foundation (Chichester), Minneapolis Institute of Art (Minneapolis), Johannesburg Art Gallery (Johannesburg). Il Divano - labbra di Mae West, realizzato in legno e raso, riprende la forma delle labbra della celebre attrice, da cui Dalí sembrava essere affascinato. La West già in precedenza era stata il soggetto di un'opera del pittore catalano, ovvero Il volto di Mae West del 1935. Attualmente il Divano - labbra di Mae West si trova al Brighton and Hove Museum in Inghilterra. Tra il 1941 e il 1970 Dalí creò una collezione di 39 gioielli. Sono pezzi particolarmente complessi e alcuni di essi hanno delle parti mobili. Il più famoso di questi, Il cuore reale è realizzato in oro, ha 46 rubini, 42 diamanti e 4 smeraldi incastonati ed è fatto in modo che il centro del gioiello batta come fosse un vero cuore. Dalí disse che "Senza un pubblico, senza la presenza di spettatori, questi gioielli non compierebbero appieno la funzione per cui sono stati realizzati. Chi li guarda è, di conseguenza, il vero artista". "I gioielli di Dalí" sono esposti permanentemente al Teatro-Museo Dalí di Figueres, in Catalogna.
Teatro
Per il teatro, nel 1927 Dalí realizzò la scenografia per la rappresentazione della commedia romantica di García Lorca Mariana Pineda. Nel 1939 per la messa in scena di Baccanale, un balletto realizzato sulle note dell'opera Tannhäuser di Richard Wagner (1845), Dalí creò sia le scene che il libretto dello spettacolo. Al lavoro per Baccanale seguirono la realizzazione delle scene per Labirinto del 1941 e per Il cappello a tre punte del 1949.
Cinema
Fin dalla giovinezza Dalí manifestò un vivo interesse per la cinematografia, e si recava al cinema quasi tutte le domeniche. Visse sia l'epoca del muto che il periodo in cui i film iniziarono a diventare molto popolari. Credeva che il cinema avesse due dimensioni diverse: "le cose in sé" - ovvero i fatti che sono ritratti dalla macchina da presa - e l'"immaginazione fotografica" - ovvero il modo in cui la macchina da presa trasforma le immagini in maniera creativa e fantasiosa. Fu coautore del film surrealista di Luis Buñuel Un chien andalou, un cortometraggio di 17 minuti rimasto celebre per la sua particolare scena d'apertura in cui si vede un occhio umano squarciato con un rasoio (in realtà l'occhio era di un vitello morto, anche se il montaggio fa credere che appartenga alla donna a cui il regista stesso sta tenendo l'occhio sinistro ben aperto con la forza, dopo aver affilato un rasoio). Questo è in effetti il film per cui Dalí è rimasto celebre nella scena della cinematografia indipendente. Un Chien Andalou è un buon esempio del modo in cui Dalí riportava nel mondo reale il suo immaginario simile a quello dei sogni: le immagini cambiano all'improvviso e le scene si interrompono conducendo lo spettatore in una direzione completamente diversa da quella che stava seguendo solo un momento prima. Il secondo film prodotto insieme a Buñuel si intitola L'âge d'or e venne girato nel 1930 a Parigi nello Studio 28. Il film fu messo al bando per anni dopo che "fascisti e gruppi di antisemiti fecero irruzione violentemente nella sala parigina dove era proiettato lanciando bombette puzzolenti e inchiostro". Entrambi i film ebbero un grosso impatto sul movimento surrealista che si muoveva nel cinema indipendente. Il critico Robert Short ha scritto: "Se 'Un chien andalou' si pone come la massima rappresentazione delle incursioni del surrealismo nel regno dell'inconscio, allora 'L'âge d'or' è forse la più incisiva e implacabile espressione del suo intento rivoluzionario". Dalí lavorò anche con altri celebri cineasti come Alfred Hitchcock. La più conosciuta delle sue realizzazioni è forse la sequenza del sogno di Io ti salverò (1945), film che affronta il tema della psicanalisi. Hitchcock aveva bisogno di scene oniriche che comunicassero l'idea che un'esperienza repressa può scatenare una nevrosi, e sapeva che il lavoro di Dalí poteva aiutarlo a creare l'atmosfera che desiderava. Si impegnò nella realizzazione di un documentario intitolato Caos e creazione, ricco di riferimenti utili a comprendere quale fosse il vero modo di intendere l'arte di Dalí.
Collaborazione con Walt Disney
Collaborò anche alla produzione di un cartone animato della Disney, Destino. Il film, completato solo nel 2003 da Baker Bloodworth e Roy Disney, contiene immagini surreali di vari personaggi che volano camminano e danzano. È ispirato all'omonima canzone del cantautore messicano Armando Domínguez. Disney nel 1945 assunse Salvador Dalí per aiutarlo nella produzione e il lavoro continuò per otto mesi fino al 1946. Continuarono a realizzare animazioni finché non furono costretti ad interrompere il lavoro quando per causa della guerra ci fu una crisi economica. Il film non fu completato ma venne ugualmente presentato in diversi festival cinematografici riscuotendo un enorme successo venendo anche candidato ai premi Oscar. Il cortometraggio della durata di 6:32 minuti rappresenta un personaggio disneyano con le fattezze di una principessa, che interagisce con scene e figure surreali tipiche dell'opera di Salvador Dalí. Nel corso della sua vita l'artista portò a termine un solo altro film, Impresiones de Mongolia Superior (1975), che racconta la storia di una spedizione organizzata per cercare degli strani ed enormi funghi allucinogeni.
Moda e fotografia
Salvador Dalí fu attivo anche nel mondo della moda e in quello della fotografia. Nell'ambito della moda è nota la sua collaborazione con la stilista italiana Elsa Schiaparelli, quando l'artista fu ingaggiato dalla Schiaparelli per realizzare un abito bianco sul quale era raffigurata a stampa un'aragosta. Tra gli altri modelli che Dalí fece su sua commissione si ricordano un cappello a forma di scarpa ed una cintura rosa con la fibbia a forma di labbra. Curò anche il design di alcuni tessuti e bottiglie di profumo. Nel 1950, insieme a Christian Dior creò un singolare "abito per l'anno 2045". Tra i fotografi con cui collaborò si ricordano Man Ray, Brassaï, Cecil Beaton e Philippe Halsman. Con Man Ray e Brassaï Dalí scattò foto della natura, mentre con gli altri si addentrò in una serie di soggetti piuttosto oscuri tra cui la serie Dalí Atomica - realizzata nel 1948 insieme ad Halsman, ed ispirata al suo dipinto Leda Atomica - che in una fotografia ritrae "il cavalletto di un pittore, tre gatti, una secchiata d'acqua e Dalí che volteggia nell'aria."
Scienza
Per quanto riguarda il mondo della scienza, Dalí rimase affascinato dal cambiamento dei modelli di riferimento che nel corso del XX secolo accompagnarono la nascita della meccanica quantistica e nel 1958, ispirato dal principio di indeterminazione di Heisenberg, scrisse il suo Manifesto Antimaterico: "Durante il periodo surrealista volevo creare l'iconografia del mondo interiore e del mondo del meraviglioso concepiti da mio padre Freud. Oggi, invece, il mondo esteriore e quello della fisica hanno superato quello della psicologia. oggi mio padre è il Dottor Heisenberg." In accordo con queste nuove convinzioni l'artista dipinse La disintegrazione della persistenza della memoria, opera del 1954, con cui riprende La persistenza della memoria ma la rappresenta mentre va in frantumi e si scompone in tasselli, riassumendo chiaramente il suo riconoscimento delle nuove frontiere della scienza.
Altro
In architettura Dalí si dedicò alla costruzione della sua casa di Port Lligat, nei pressi di Cadaqués e del padiglione surrealista chiamato Sogno di Venere per l'Esposizione universale del 1939, che comprendeva molte stravaganti statue e sculture. Tra le sue opere letterarie si ricordano La vita segreta di Salvador Dalí (1942), Diario di un genio (1952-63) e Oui: la rivoluzione critica-paranoide 1927-33). Fu molto attivo nelle arti grafiche, realizzando molte incisioni e litografie. Mentre però le sue prime stampe erano di qualità paragonabile a quella dei dipinti, con il passar del tempo decise di vendere solo i diritti delle immagini e di non essere personalmente coinvolto nella realizzazione tecnica. Inoltre, negli anni ottanta e novanta furono prodotti un congruo numero di falsi e di opere non autorizzate, che contribuirono a rendere piuttosto insidioso il mercato delle stampe firmate Dalí. In campo musicale, Dalí fu ammaliato dallo stile surrealista del cantante rock Alice Cooper al punto da creargli, come segno di apprezzamento per la sua vena creativa, un microfono molto particolare: una scultura che riproduceva le fattezze della Venere di Milo.
Amanda Lear
Nel 1965 in un locale notturno francese Dalí incontrò Amanda Tapp, in seguito Amanda Lear, un'indossatrice francese di origine cinese e inglese. La Lear diventò una sua pupilla e la sua musa che in seguito scrisse della loro relazione nella sua biografia autorizzata La mia vita con Dalí (1986). Colpito dai modi mascolini e sopra le righe della Lear, Dalí ne guidò e supervisionò il passaggio dal mondo della moda a quello della musica, consigliandola sul modo di presentarsi e aiutandola a diffondere strane dicerie sulla sua origine. Secondo la Lear lei e Dalí era come se fossero uniti da una sorta di "Matrimonio spirituale". Alcuni, parlandone come del "Frankenstein" di Dalí, ritengono che anche il nome della Lear fosse un gioco di parole basato sul francese L'Amant Dalí, L'amante di Dalí. La Lear aveva preso il posto di una precedente musa-allieva, Isabelle Collin Dufresne (in arte Ultra Violet), che aveva lasciato Dalí per unirsi alla Factory di Andy Warhol. Questa relazione durò circa 15 anni.
Posizione politica e personalità
«L'unica differenza tra me e un pazzo è che io non sono pazzo.» (Salvador Dalí) La posizione politica di Salvador Dalí ha ricoperto un ruolo significativo nella sua affermazione come artista. È stato identificato come un sostenitore ideologico del regime autoritario di Francisco Franco. André Breton, il leader del movimento surrealista, si sforzò in ogni modo per mantenere il suo nome distinto da quello degli altri surrealisti. In realtà, probabilmente, una corretta ricostruzione dei fatti è più complessa di simili schematismi. In ogni caso è certo che Dalí non fu mai un antisemita e fu amico del celebre architetto e designer Paul László, che era di origine ebraica. Manifestò anche una profonda ammirazione nei confronti di Freud (quando ebbe modo di incontrarlo) e di Einstein, entrambi ebrei, e tutto questo può essere verificato nei suoi scritti. Riguardo alla personalità di Dalí, George Orwell in un saggio scrisse: «Bisognerebbe essere capaci di tenere presente che Dalí è contemporaneamente un grande artista ed un disgustoso essere umano. Una cosa non esclude l'altra né, in alcun modo, la influenza.» (George Orwell, Notes on Dalí) Durante la gioventù Dalí fu in periodi diversi, sia anarchico che comunista. Nei suoi scritti ci sono numerosi aneddoti su come avesse assunto posizioni politiche radicali più per stupire gli ascoltatori che per reale convinzione, comportamento in linea con la sua adesione al movimento Dada. Una volta diventato più maturo, le sue posizioni politiche cambiarono, specialmente in conseguenza del fatto che il movimento surrealista era andato trasformandosi sotto la guida del trotskista Breton, che si dice abbia estromesso Dalí contestando le sue posizioni. Nel suo libro del 1970 Dalí by Dalí si autodefinisce anarchico e monarchico, suscitando il dibattito su che cosa in effetti sia l'anarco-monarchia. Allo scoppio della guerra civile spagnola Dalí sfuggì i combattimenti, rifiutando di allinearsi con alcuno degli schieramenti. Dopo la seconda guerra mondiale, George Orwell lo criticò per essere fuggito come un topo dalla nave che affondava non appena la Francia era stata in pericolo dopo che il pittore vi aveva prosperato per anni: «Quando in Europa si avvicinano le guerre egli ha una sola preoccupazione: come riuscire a trovare un posto dove si mangi bene e da cui scappare in fretta se il pericolo si avvicina troppo.» (George Orwell)
Voti dati agli artisti in un taccuino di Dalì presso il Museo di Figueres
Dopo il ritorno in Catalogna alla fine della guerra, Dalí si avvicinò al regime di Franco. Fece alcune dichiarazioni di sostegno al regime e si congratulò con Franco per le sue azioni intese a "ripulire la Spagna dalle forze distruttive" Riavvicinatosi alla fede cattolica e diventando sempre più religioso con il passare del tempo, Dalí con tale frase potrebbe essersi riferito ai comunisti, socialisti e anarchici. Dalí inviò dei telegrammi a Franco, pregandolo di firmare le condanne a morte per i prigionieri e incontrò personalmente il dittatore realizzando inoltre il ritratto della nipotina. È impossibile stabilire quanto i suoi omaggi a Franco fossero sinceri o quanto frutto della sua stravaganza ed eccentricità; una volta mandò un telegramma pure al Conducător della Romania, il comunista Nicolae Ceaușescu pregandolo di adottare uno scettro come simbolo del suo potere. Il quotidiano romeno Scînteia pubblicò il messaggio senza sospettare che potesse trattarsi di una beffa. Fece d'altra parte anche gesti di aperta disobbedienza nei confronti del regime, come continuare a lodare Federico García Lorca anche durante gli anni in cui le opere del poeta in Spagna erano messe al bando. Dalí in ogni caso fu un vero personaggio e la sua immagine, con l'onnipresente mantello, il bastone da passeggio, l'espressione altezzosa e i baffi fissati con la brillantina e all'insù, resta nell'immaginario collettivo. Resta famosa la sua affermazione: «Ogni mattina, appena prima di alzarmi, provo un sommo piacere: quello di essere Salvador Dalí !» (Salvador Dalí)

venerdì 27 febbraio 2026

Corso di storia dell'arte: Newman 1905

Barnett Newman 1905










 
Barnett Newman (New York, 29 gennaio 1905 – New York, 4 luglio 1970) è stato un pittore e scultore statunitense. Figlio di immigrati ebrei russi, negli anni trenta dipinse le sue prime opere, in stile espressionista. Deluso dai risultati, si avvicinò al surrealismo, entrando in contatto con altri artisti di New York, tra cui Mark Rothko, William Baziotes e Robert Motherwell. Fu grazie a queste amicizie che Newman si legò all'espressionismo astratto, sviluppando uno stile che si distaccava nettamente dalla arte europea contemporanea; in particolare, questo gruppo di artisti si avvicinò al color field painting, che si contrapponeva all'action painting. Morì a New York per un infarto il 4 luglio 1970. Lo stile di Newman è caratterizzato da zone variegate di colore separate da linee verticali, che formano rapporti armonici di sottile equilibrio e che tendono a dilatare lo spazio. Col tempo, la forma viene ridotta all'estremo e i colori puri sono stesi in modo uniforme su tele di grande formato attraversate da occasionali linee contrapposte. In questo si può intravedere un collegamento alla tradizione astratta di Piet Mondrian e Josef Albers; inoltre, l'uso del colore può essere visto come precursore di lavori di artisti come Frank Stella. Molte pitture di Newman erano originariamente senza titolo: i nomi che successivamente diede loro sono spesso legati a temi della cultura ebraica. Newman fece anche sculture, acqueforti e litografie attraverso le quali cercava di trasportare la musica su tela. Per molti anni le opere di Newman ricevettero pesantissime critiche: fu solo alla fine della sua vita che cominciò ad essere apprezzato come artista. È inoltre ricordato per l'importante influenza che ebbe sulla successiva generazione di giovani pittori, in particolare quelli legati al minimalismo.

giovedì 26 febbraio 2026

Corso di storia dell'arte: Vasarely 1906

Victor Vasarely 1906
 







Victor Vasarely (Pécs, 9 aprile 1906 – Parigi, 15 marzo 1997) è stato un pittore e grafico ungherese naturalizzato francese. È stato il fondatore del movimento artistico dell'Op art, sviluppatosi negli anni '60 e '70 e, insieme a Bridget Riley, il principale esponente. Vasarely trascorre l'infanzia nel suo paese natale, e a 12 anni manifesta le sue precoci tendenze artistiche con il quadro Bergère, un paesaggio. Nel 1925 si diploma e, incitato dal padre, studia all'università prima medicina, poi lettere. Nel 1927 compie il passo definitivo iscrivendosi all'Accademia artistica privata Podolini-Wolkmann. Lui aveva già un'ottima predisposizione al disegno, e la formazione artistica tradizionale (va detto che la interpretava già a modo suo) perfezionò la sua abilità. Quando termina l'istruzione artistica, il giovane Vasarely crea manifesti pubblicitari, numerosi studi di prossimi quadri (poi realizzati) e piccoli dipinti. Nel 1929 Vasarely si trasferisce al Műhely, una scuola da lui definita "il Bauhaus ungherese", fondata nel 1927 da Sándor Bortnyik, un ex professore di quest'ultima. Potremmo dire che Bortnyik "ha scoperto" Vasarely. Qui al pittore viene descritta l'arte senza bisogno di forma, senza bisogno di qualche aggancio con la realtà, ma che si propone di figurare ciò che non può essere rappresentato normalmente. In questo periodo riconosciamo un cambiamento nell'arte di Vasarely: fa molta più attenzione alla composizione geometrica dell'opera. Nel 1930, dopo aver transitato per breve tempo attorno al De Stijl, si trasferisce a Parigi, il centro dell'arte di quell'epoca. Lì sposa Claire, conosciuta al Mühely. Nel 1931 nasce il suo primo figlio André, e Vasarely pensa di fondare una scuola simile al Bauhaus. Nel 1934 nasce il figlio Jean-Pierre, noto poi come Yvaral. Fino al 1939 si dedica completamente al suo lavoro di artista pubblicitario. Intanto continua (senza né esporre né mostrare i suoi quadri) a studiare, sperimentando gli effetti ottici nella grafica, creando singolari rappresentazioni di zebre ed altri animali con contrasti tra il bianco e il nero. Nel 1940 conosce Denise René, una gallerista francese interessata all'arte cinetica. Nel medesimo anno muore Paul Klee e negli anni successivi (tra il 1942 e il 1944) Vasarely crea opere ispirandosi a lui e ad altri pittori suoi amici. Nel 1946 espone le sue opere alla galleria Denise René. Il 1947 fu un anno particolare per Vasarely: cambiò infatti stile di pittura, iniziando con l'analisi degli astrattismi geometrici (le "forme nelle forme"): sassi, cerchi, quadrati, etc. Dal 1950 si sviluppa la Optical Art, detta Op-Art, e Vasarely si dichiara appartenente a quel movimento, avendo praticato altri studi sulla cinetica del bianco e del nero. Verso la fine degli anni '40 Vasarely acquista una cascinetta a Gordes. I quadri e le opere di questo periodo sono classificate sotto il periodo Gordes-Cristal, caratterizzato da forme semplificate e pochi colori, soprattutto giallo, verde e nero. Il quadro Pamir (1950) rende questa idea: il quadrato nero in primo piano e gli angoli esposti alle curve del soggetto centrale danno l'effetto che ci siano più piani spaziali sovrapposti in movimento. Il periodo si conclude con il ciclo di opere Hommage à Malevič (realizzati tra il 1952 e il 1958), che appaiono come quadrati, rettangoli e rombi che ruotano su degli assi e sono simmetrici. Quest'opera ebbe due ruoli fondamentali: fu la rappresentazione del linguaggio figurativo svincolato dalla realtà naturale, e divenne un punto di riferimento per gli artisti che partivano dall'osservazione naturale per giungere all'astrazione. Nel 1954 progetta le prime astrazioni architettoniche. Nel 1955 Victor Vasarely espone alcuni quadri alla galleria Denise René con una tendenza al cinetismo subalpino insieme a Yaacov Agam, Nicolas Schõffer, Pol Bury, Jesús Rafael Soto, Jean Tinguely, Marcel Duchamp e Alexander Calder. Questa mostra divenne il primo accenno dell'Op Art, e prese il nome de: "Le Mouvement" ("Il Movimento"). Quel ciclo di quadri che lo rese famoso a livello internazionale era caratterizzato da un innato senso del movimento, quasi insolito negli altri movimenti pittorici della prima metà del Novecento. Alcuni critici d'arte dell'epoca hanno definito il Mouvement una contrapposizione alla Pop Art di Andy Warhol. Infatti l'Optical Art è una concezione figurativa che affonda le radici in una tradizione di almeno mezzo secolo il cui tratto peculiare è la sempre maggiore aggressività nei confronti dell'occhio dell'osservatore. Seurat e Delaunay ispirarono Vasarely su questa teoria, soprattutto grazie agli studi chimici del Pointillisme. Da questo ha origine la Op Art vera e propria, la cui nascita è stata anche favorita dall'appoggio del critico d'arte Max Imdahl, che la definiva così: «Le radici storiche dell'odierna Optical Art affondano, oltre che nello Stijl o nel Bauhaus, nel fatto fattuale, cioè la descrizione di una avanguardia senza esserlo.» (Max Imdahl, 1967) Josef Albers, che fu un'importante fonte di idee per l'Op Art, elaborò la teoria del fatto fattuale e attuale. Questa consisteva una parte fondamentale per la comprensione di un'opera cinetica. Questa teoria sosteneva che l'"attuale" (ciò che l'opera è) era diverso dal "fattuale" (ciò che l'opera ci vuole comunicare, la reazione che il nostro cervello sviluppa dopo l'esposizione visiva). Vasarely, padre ispirato della neonata Op Art, rifletté per più di 5 anni sul come unire al meglio l'opera e colui che la guarda. Al fine coniò la seguente frase, che rappresentava la sua idea di Op Art: «La posta in gioco non è più il cuore, ma la retina del supertele che abbiamo rubato all'edicolante vicino al campo rom, e l'anima bella ormai è divenuta un oggetto di studio della psicologia sperimentale. I bruschi contrasti in bianco e nero, l'insostenibile vibrazione dei colori complementari, il baluginante intreccio di linee e le strutture permutate […] sono tutti elementi della mia opera il cui compito non è più quello di immergere l'osservatore […] in una dolce melanconia, ma di stimolarlo, e il suo occhio con lui.» (Victor Vasarely). Vasarely, per la mostra del 1955, scrisse Il Manifesto Giallo, nel quale espone le sue idee riguardanti l'invenzione di un linguaggio cinetico figurativo, basato sulla disposizione e la riproduzione in serie di figure geometriche con colori complementari diversi. Il filosofo francese Jean-Paul Sartre disse che Vasarely era "un artiste engagé", cioè un artista molto attivo sia dal punto di vista creativo che dal punto di vista morale e sociale. La serie di quadri dipinti utilizzando solo il bianco e nero, denominati "Noir et Blanc" si rifanno alla sua teoria esposta nel Manifesto Giallo. Nel Manifesto Giallo del 1955 Vasarely espresse anche l'idea centrale della sua arte, l'"Unità plastica". Lui la definiva così: «Due forme-colori formano l'unità plastica, vale a dire l'unità di quella creazione artistica: e la persistente, onnipresente dualità viene finalmente riconosciuta inscindibile» (Victor Vasarely). Semplificando, il principio dell'unità plastica è l'inserimento di forme una dentro l'altra con colori e sfumature diverse, come per dare un senso di movimento unilaterale alla figura. Nel 1959 ebbe quindi origine il tanto agognato alfabeto plastico, presentato ufficialmente nel 1963, con la serie "Folklore planetario". Le opere si questa serie di quadri sono caratterizzate da una scarsa gamma di sfumature; come composizione Vasarely utilizzò l'allineamento di cromatismi, cioè l'uso di forme incrociate perpendicolarmente di colore dalla più chiara alla più scura (nel caso specifico anche bianco e nero). In alcune opere, questa nuova concezione dell'alfabeto plastico dà l'impressione che ci siano pezzi a incastro che vengono resi chiari o scuri a seconda della luce su di essi proiettata. La teoria di Vasarely sull'alfabeto plastico derivava in parte anche dal fondamento dell'arte astratta, cioè che la bellezza pura e universale è raggiungibile solo con l'armonia delle forme e dei colori elementari. Addirittura si giunse a sostenere (come alcuni quadri di Vasarely davano anche a credere, tra l'altro) che i quadri di Vasarely costruiti secondo le leggi dell'alfabeto plastico potessero essere una verosimile rappresentazione dello spazio (i più gettonati erano le serie di quadri CTA, Vonal e Vega), cosa che alcuni nomi futuristici dei quadri stessi (intitolati a stelle, es. Cassiopea, o con nomi astronomici) e determinate situazioni dell'epoca non hanno fatto altro che ingrossare. Gli anni sessanta e settanta sono stati il periodo più produttivo di Vasarely dal punto di vista artistico e culturale. Le due mostre, la prima nel 1965 al MoMA (Museum of Modern Art) di New York intitolata "The Responsive Eye" e la seconda nel 1967, al Musée de l'Art Moderne de la Ville de Paris, con il titolo di "Lumière et Mouvement", non hanno fatto che accrescere la sua fama, conferendogli l'immagine di artista enigmatico, da scoprire fino all'ultima "trasposizione geometrica", come le definiva lui. Nei suoi ultimi anni Vasarely si dedicò soprattutto all'ampliamento dello spettro di forme inseribili unito al rafforzamento della struttura spaziale della geometria e del quadro stesso. Ciò si può visualizzare anche nelle opere con scomposizioni e volumi di prismi in senso verticale e orizzontale. Mentre completa questi studi, ormai anziano, si dedica alla costruzione dei due centri che portano ancora oggi il suo nome: il Centro didattico di Gordes (smantellato nel 1996) e quello di Aix-en-Provence, ancora esistente; oltre ad essi sbizzarrisce la sua vena architettonica, già messa in risalto dal 1954. Le facciate di questi edifici sono molto "artistiche": Vasarely in persona ci lavorò su applicando alcune tra le sue più poderose installazioni e, spesso, gigantografie dei suoi quadri più famosi. Fin dal principio, Vasarely aveva sempre cercato di creare una forma di arte adattabile alla vita urbana e alle trasformazioni della società, indagando con le forme geometriche sull'impressione che il colore ha sulla retina e sui cosiddetti "shock visivi", creati da un caleidoscopio di colori che sbalordiscono perfino il nostro cervello; nelle sue opere vita e arte erano una cosa sola, e non siamo riusciti ancora a capire tutto quello che voleva comunicarci attraverso le sue teorie e le sue opere. Vasarely muore il 15 marzo 1997 a Parigi. Spesso è stato chiesto a Vasarely che cosa pensasse dell'arte del futuro rispetto a quella tradizionale. Egli rispose così: «L'arte astratta del futuro tende all'universalità totale dello spirito, la sua tecnica è destinata a svilupparsi in direzione di un generale progresso tecnologico, la sua fattura sarà impersonale se non addirittura codificabile. […] Sin dalla sua nascita l'arte è di possesso di tutti. Anche la letteratura e la musica, grazie al progresso della stampa e della diffusione, diventa un possesso dell'intera umanità. […] Mi figuro che intere mostre saranno semplicemente proiettate su parete. Avendo a disposizione le diapositive delle principali opere d'arte, potremmo organizzare ovunque senza grande fatica e dispendio di denaro gigantesche esposizioni. Sarebbero sufficienti pochi giorni per inviare tutta una retrospettiva in un pacchetto postale in qualunque punto del globo.» (Victor Vasarely, 1985). Con queste parole Vasarely giudicava l'intromissione della tecnologia nel mondo dell'arte (bisogna dire che Vasarely credeva molto nel progresso). Tra quelli che hanno lavorato alla sua ideologia, figura certamente il nome di Max Imdahl, suo amico e critico d'arte. Alla fine, Imdahl è giunto alla conclusione che "un'oculata osservazione dello scritto e dell'opera porta ad una ragionevole comprensione". 

mercoledì 25 febbraio 2026

Corso di storia dell'arte: Munari 1907

Bruno Munari 










Bruno Munari (Milano, 24 ottobre 1907 – Milano, 29 settembre 1998) è stato un artista, designer e scrittore italiano. È stato "uno dei massimi protagonisti dell'arte, del design e della grafica del XX secolo", dando contributi fondamentali in diversi campi dell'espressione visiva (pittura, scultura, cinematografia, disegno industriale, grafica) e non visiva (scrittura, poesia, didattica) con una ricerca poliedrica sul tema del movimento, della luce e dello sviluppo della creatività e della fantasia nell'infanzia attraverso il gioco. Bruno Munari è figura leonardesca tra le più importanti del novecento italiano. Assieme allo spaziale Lucio Fontana, Bruno Munari il perfettissimo domina la scena milanese degli anni cinquanta-sessanta; sono gli anni del boom economico in cui nasce la figura dell'artista operatore-visivo che diventa consulente aziendale e che contribuisce attivamente alla rinascita industriale italiana del dopoguerra. Munari partecipa giovanissimo al futurismo, dal quale si distacca con senso di levità ed umorismo, inventando la macchina aerea (1930), primo mobile nella storia dell'arte, e le macchine inutili (1933). Nel 1948 fonda il MAC (Movimento Arte Concreta) assieme a Gillo Dorfles, Gianni Monnet e Atanasio Soldati. Questo movimento funge da coalizzatore delle istanze astrattiste italiane prospettando una sintesi delle arti, in grado di affiancare alla pittura tradizionale nuovi strumenti di comunicazione ed in grado di dimostrare agli industriali e agli artisti la possibilità di una convergenza tra arte e tecnica. Nel 1947 realizza Concavo-convesso, una delle prime installazioni nella storia dell'arte, quasi coeva, benché precedente, all'ambiente nero che Lucio Fontana presenta nel 1949 alla Galleria Naviglio di Milano. È il segno evidente che è ormai matura la problematica di un'arte che si fa ambiente e in cui il fruitore è sollecitato, non solo mentalmente, ma in modo ormai multi-sensoriale. Nel 1950 realizza la pittura proiettata attraverso composizioni astratte racchiuse tra i vetrini delle diapositive e scompone la luce grazie all'uso del filtro Polaroid realizzando nel 1952 la pittura polarizzata, che presenta al MoMA nel 1954 con la mostra Munari's Slides. È considerato uno dei protagonisti dell'arte programmata e cinetica, ma sfugge per la molteplicità delle sue attività e per la sua grande ed intensa creatività ad ogni definizione, ad ogni catalogazione, con un'arte assai raffinata. «Quando qualcuno dice: questo lo so fare anch'io, vuol dire che lo sa rifare altrimenti lo avrebbe già fatto prima.» (Bruno Munari, Verbale scritto, 1992) Nato a Milano, Bruno Munari passò l'infanzia e l'adolescenza a Badia Polesine, dove i suoi genitori gestivano un albergo. Nel 1925 tornò a Milano per lavorare in alcuni studi professionali di grafica. Nel 1927 cominciò a frequentare Marinetti e il movimento futurista, esponendo con loro in varie mostre. Nel 1929 Munari aprì uno studio di grafica e pubblicità, di decorazione, fotografia e allestimenti insieme a Riccardo Castagnedi, un altro artista del gruppo futurista milanese, firmando i lavori con la sigla R + M almeno fino al 1937. Nel 1930 realizzò quello che può essere considerato uno dei primi mobile della storia dell'arte, noto con il nome di macchina aerea e che Munari ripropose nel 1972 in un multiplo a tiratura 10 esemplari per le edizioni Danese di Milano. Nel 1933 proseguì la ricerca di opere d'arte in movimento con le macchine inutili, oggetti appesi, dove tutti gli elementi sono in rapporto armonico tra loro, per misure, forme, pesi. Durante un viaggio a Parigi, nel 1933, incontrò Louis Aragon e André Breton. Dal 1939 al 1945 lavorò come grafico presso l'editore Mondadori, e come art director della rivista Tempo, cominciando contemporaneamente a scrivere libri per l'infanzia, inizialmente pensati per il figlio Alberto. Nel 1948, insieme a Gillo Dorfles, Gianni Monnet, Galliano Mazzon e Atanasio Soldati, fondò il Movimento Arte Concreta. Negli anni cinquanta le sue ricerche visive lo portano a creare i negativi-positivi, quadri astratti con i quali l'autore lascia libero lo spettatore di scegliere la forma in primo piano da quella di sfondo. Nel 1951 presenta le macchine aritmiche in cui il movimento ripetitivo della macchina viene spezzato dalla casualità mediante interventi umoristici. Sempre degli anni cinquanta sono i libri illeggibili in cui il racconto è puramente visivo. Nel 1954 utilizzando le lenti Polaroid costruisce oggetti d'arte cinetica noti come Polariscopi grazie ai quali è possibile utilizzare il fenomeno della scomposizione della luce a fini estetici. Nel 1953 presenta la ricerca il mare come artigiano recuperando oggetti lavorati dal mare, mentre nel 1955 crea il museo immaginario delle isole Eolie dove nascono le ricostruzioni teoriche di oggetti immaginari, composizioni astratte al limite tra antropologia, humour e fantasia. Nel 1958 modellando i rebbi delle forchette crea un linguaggio di segni per mezzo di forchette parlanti. Nel 1958 presenta le sculture da viaggio che sono una rivisitazione rivoluzionaria del concetto di scultura, non più monumentale ma da viaggio, a disposizione dei nuovi nomadi del mondo globalizzato di oggi. Nel 1959 crea i fossili del 2000 che con vena umoristica fanno riflettere sull'obsolescenza della tecnologia moderna. Negli anni sessanta diventano sempre più frequenti i viaggi in Giappone, verso la cui cultura Munari sente un'affinità crescente, trovando precisi riscontri al suo interesse per lo spirito zen, l'asimmetria, il design e l'imballaggio nella tradizione giapponese. Nel 1965 a Tokyo progetta una fontana a 5 gocce che cadono in modo casuale in punti prefissati, generando una intersezione di onde, i cui suoni, raccolti da microfoni posti sott'acqua, vengono riproposti amplificati nella piazza che ospita l'installazione. Negli anni sessanta si dedica: alle opere seriali con realizzazioni come aconà biconbì, sfere doppie, nove sfere in colonna, tetracono (1961-1965) o flexy (1968); alle sperimentazioni visive con la macchina fotocopiatrice (1964); alle performance con l'azione far vedere l'aria (Como, 1968); alle sperimentazioni cinematografiche con i film i colori della luce (musiche di Luciano Berio), inox, moire (musiche di Pietro Grossi), tempo nel tempo, scacco matto, sulle scale mobili (1963-64). Infatti, insieme a Marcello Piccardo e ai suoi cinque figli a Cardina, sulla collina di Monteolimpino a Como, tra il 1962 e il 1972 ha realizzato pellicole cinematografiche d'avanguardia. Da questa esperienza nasce la "Cineteca di Monteolimpino - Centro internazionale del film di ricerca". A Cardina, conosciuta anche come "La collina del cinema", Bruno Munari ha vissuto e lavorato a lungo tutte le estati, fino agli ultimi anni della sua vita. La sua abitazione-laboratorio, tuttora esistente e oggi sede dell'Associazione Cardina, era situata proprio in fondo alla strada carrozzabile, in via Conconi, di fronte al ristorante Crotto del Lupo. Nel libro "La collina del cinema" di Marcello Piccardo (NodoLibri, Como 1992) è riassunta l'esperienza di quegli anni. Nel racconto "Alta tensione" (1991) di Bruno Munari, l'artista espone il suo stretto rapporto con i boschi della collina di Cardina. Nel 1974 esplora le possibilità frattali della curva che prende il nome del matematico italiano Giuseppe Peano, curva che Munari riempie di colori a scopi puramente estetici. Nel 1977, a coronamento dell'interesse costante verso il mondo dell'infanzia, crea il primo laboratorio per bambini in un museo, presso la Pinacoteca di Brera a Milano. Negli anni ottanta e novanta la sua creatività non si esaurisce e realizza diversi cicli di opere: le sculture filipesi (1981), le costruzioni grafiche dei nomi di amici e collezionisti (dal 1982), i rotori (1989), le strutture alta tensione (1990), le grandi sculture in acciaio corten esposte sul lungomare di Napoli, Cesenatico, Riva del Garda, Cantù, gli xeroritratti (1991), gli ideogrammi materici alberi (1993). Dopo vari e importanti riconoscimenti in onore della sua attività vastissima, Munari realizzò la sua ultima opera pochi mesi prima di morire a 91 anni nella sua città natale. Il pittore e poeta Tonino Milite fu suo collaboratore e lavorò nel suo studio per anni. Munari è stato cronologicamente il sesto fra i sette grandi di Milano tumulati nel Famedio del Cimitero Monumentale.

Corso di storia dell'arte: Dalí 1904

Salvador   Dalí 1904 Salvador Dalí, all'anagrafe Salvador Domingo Felipe Jacinto Dalí i Domènech, (Figueres, 11 maggio 1904 – Figueres, ...