venerdì 20 febbraio 2026

Corso di storia dell'arte: Bacon 1909

Francis Bacon 1909





1. Identità dell’artista

Francis Bacon
Dublino, 28 ottobre 1909 – Madrid, 28 aprile 1992

Pittore autodidatta, formatosi tra Londra, Berlino e Parigi negli anni cruciali tra le due guerre. Figura iconica dell’arte del Novecento, Bacon è noto per una pittura che trasforma la figurazione in puro trauma, tensione carnale, deformazione espressiva. Ha rivoluzionato il concetto stesso di ritratto e rappresentazione umana, adottando un linguaggio figurativo brutale, psicologico, pulsante.

2. Poetica e visione artistica

2.1 La condizione umana al centro

Bacon non dipinge narrazioni, bensì stati dell’essere:
angoscia, violenza, carnalità, isolamento, colpa.
Il suo obiettivo dichiarato era “tirare fuori la verità del volto e del corpo”, una verità sempre irregolare, ferita, instabile.

2.2 Il corpo come battaglia

Il corpo è:

  • deformato,
  • straziato,
  • talvolta ridotto a grumo di carne,
  • immerso in stanze-gabbia.

La deformazione non è un’estetica gratuita: è il mezzo per evocare la fragilità e la brutalità dell’esistenza umana.

2.3 Il caso e l’imprevedibilità

Bacon parla spesso del ruolo del caso e dell’“accidente pittorico”:
macchie, colature, errori voluti che aprono nuove possibilità espressive.
L’opera nasce dall’incontro tra intenzione e imprevedibilità.

3. Temi ricorrenti

3.1 Il volto deformato

Ritratti e autoritratti sono centrali:
volti schiacciati, sfigurati dalla tensione emotiva, dal dolore, dal desiderio.
Non illustrano una patologia, ma l’intensità dell’esistenza.

3.2 Figure isolate in spazi angusti

Le celebri gabbie geometriche di Bacon:

  • isolano la figura
  • creano un teatro asettico
  • ricordano uno spazio clinico, un ring, una camera di tortura o un altare

Lo spazio è un “dispositivo” per amplificare la vulnerabilità del soggetto.

3.3 Violenza implicita e trattenuta

Anche senza scene esplicite, le opere emanano una tensione violenta.
È la violenza latente nelle relazioni umane, nel desiderio, nella paura.

3.4 Omaggio e confronto con la storia dell’arte

Bacon dialoga ossessivamente con:

  • Velázquez (soprattutto il Ritratto di Innocenzo X)
  • Rembrandt
  • Tiziano
  • Michelangelo
  • Eisenstein e la fotografia di cronaca nera

Dalla tradizione, estrae energia viscerale e drammaturgica, non stile.

4. Analisi della tecnica

4.1 Una figurazione deformata

Pur essendo un figurativo, Bacon costruisce figure:

  • “apparse” direttamente sulla tela senza disegno preparatorio
  • deformate attraverso pennellate impulsive
  • modellate da cancellazioni, spostamenti, reimpasti

Il risultato è un ibrido tra carne, movimento e psiche.

4.2 Colore

La tavolozza di Bacon è sorprendentemente raffinata:

  • rosa carnici, rossi sangue
  • blu violacei e neri vellutati
  • arancioni acidi, verdi marci
  • sfondi piatti e saturi

Il colore è sensazione prima che rappresentazione.

4.3 Pennellata e gesto

Gesto rapido, deciso, in parte automatico, in parte controllato.
La pittura di Bacon ha la fisicità di un combattimento.

4.4 Fotografia come fonte

Non dipinge dal vero: usa fotografie, ritagli, immagini di giornale, frame cinematografici.
Il risultato: una realtà filtrata, mediatizzata, “postumana”.

5. Periodi principali

5.1 Le origini (anni ’30–’40)

Linguaggio ancora acerbo, influenze surrealiste.
La vera svolta arriva con il 1944: Three Studies for Figures at the Base of a Crucifixion.

5.2 La maturità (1950–1970)

Anni dei grandi cicli:

  • serie degli Innocenti
  • serie dei papi urlanti
  • ritratti di amici e amanti
  • corpi in stanze claustrofobiche

Sviluppa la sua iconografia definitiva.

5.3 Gli anni tardi (1970–1992)

Il dolore per la morte dell’amante George Dyer porta a una pittura più cupa, esistenziale.
Gli autoritratti diventano sempre più spietati.
Compaiono figure più “fantasmatiche” e colori acidamente luminosi.

6. Bacon e il Novecento: un realismo dell’angoscia

In un secolo dominato da astrazioni, minimalismi, concettualismi, Bacon recupera la figura, ma la trasforma nell’icona della tragedia moderna.
È spesso considerato:

  • il più grande figurativo del dopoguerra
  • l’erede irregolare di Goya
  • uno dei pochi a rinnovare il ritratto dopo Picasso

La sua opera ha influenzato intere generazioni, da Freud a Kiefer, da Saville a contemporanei di ogni latitudine.

7. Ricezione critica

La critica ha oscillato tra:

  • celebrazione del suo genio drammatico
  • letture psicoanalitiche legate all’omosessualità, alla violenza interiore, al trauma
  • interpretazioni che vedono nelle sue tele l’“abisso umano” del XX secolo

Le grandi retrospettive alla Tate e in istituzioni globali hanno consolidato il suo ruolo di maestro assoluto.

8. Conclusione critica

Francis Bacon ha reinventato la pittura figurativa nel XX secolo trasformandola in un’arena psicologica.
La sua opera è un confronto brutale con l’umano, dove corpo, volto e spazio diventano dispositivi emotivi.

È il pittore:

  • dell’urlo trattenuto
  • della carne vulnerabile
  • della solitudine contemporanea
  • della figura che resiste al nulla che la circonda

Bacon non cerca di raccontare la realtà.
La scava, la apre, la torce fino a farne emergere il nucleo essenziale: l’essere umano nella sua verità più nuda e feroce.




giovedì 19 febbraio 2026

Corso di storia dell'arte: Cagli 1910

Corrado Cagli 1910







Corrado Cagli (Ancona, 23 febbraio 1910 – Roma, 28 marzo 1976) è stato un artista italiano.Corrado Cagli nasce ad Ancona il 23 febbraio 1910 da Alfredo e Ada Della Pergola. Cinque anni più tardi, si trasferisce insieme con la famiglia a Roma ove compie studi classici e frequenta l'Accademia di Belle Arti.Già nel 1925-1926, Cagli illustra le copertine e alcune pagine interne de “La Croce Rossa Italiana Giovanile”, rivista per le scuole primarie e secondarie italiane. Nel 1927 realizza una tempera per il soffitto di un club in via Sistina, opera che in seguito verrà distrutta, mentre nella primavera dell'anno successivo esordisce con un lavoro di artigianato, un cofano “del focolare” alla XCIV Esposizione di Belle Arti della Società Amatori e Cultori di Belle Arti a Roma. Sempre nel 1928 realizza un murale a “tempera magra” per il salone adibito a teatro del gruppo rionale Campo Marzio – Trevi – Colonna  del PNF, in via del Vantaggio a Roma. Dell'opera perduta non è rimasta alcuna traccia a parte che una testimonianza di Dario Sabatello che in uno scritto ne evoca i temi: “Sono scene di vita nei campi, nelle officine, nelle palestre; plastiche e sincere e sentite”. Nel 1929, a Umbertide, inizia a lavorare nella fabbrica di ceramiche d'arte Rometti dove, l'anno dopo, sarà nominato direttore artistico. Nello stesso anno, sempre ad Umbertide, nella casa Mavarelli-Reggiani, esegue un affresco di 60 metri sul tema della Battaglia del grano, suddiviso in dodici riquadri che rivestono le quattro pareti della sala. Nell'aprile del 1932 Cagli inaugura una personale con Adriana Pincherle alla Galleria di Roma, diretta da Pier Maria Bardi, nella quale espone La Fortuna e vari ritratti - fra cui il Ritratto di Sclavi e Igino - studi, disegni, alcune ceramiche e la scultura Ritratto di Serena. Successivamente fonda, assieme a Giuseppe Capogrossi ed Emanuele Cavalli, il Gruppo dei Nuovi Pittori Romani. Alla fine dell'anno ha già decorato alcune pareti alla Mostra romana dell'Edilizia ed eseguito Preparativi alla guerra (una tempera all'uovo su muro di 30 metri quadri) nel vestibolo della V Triennale di Milano quando, su invito della Commissione Archeologica di Salerno, si reca a Paestum e visita, probabilmente, anche Napoli e Pompei). Il viaggio, durante il quale esegue dipinti e disegni, sarà importante per la sua conoscenza della pittura pompeiana. Nel dicembre 1933, Cagli si sposta Parigi dove espone insieme a Capogrossi, Cavalli e Sclavi alla Galerie Jacques Bonjean. Organizzata dal conte Emmanuele Sarmiento, la mostra è presentata in catalogo dal critico Waldemar George che raggruppa i quattro giovani artisti sotto l'etichetta di Ecole de Rome. Cagli espone Ritratto del pittore Prieto, Edipo, La colomba, Natura morta, Composizione. La mostra ha numerose recensioni, sia in suolo italiano sia francese. Si apre nel febbraio del 1935 al Palazzo delle Esposizioni di Roma la II Quadriennale d’arte nazionale, ordinata da C.E. Oppo. Cagli espone quattro pannelli murali asportabili per la rotonda allestita da Piero Aschieri. I pannelli, alti quasi 4 metri, raffigurano il tema della bonifica dell'Agro Pontino (sono costituiti da una Protasi e da tre Cronache del tempo). Presenta inoltre un cospicuo numero di opere: La Romana, Il neofita, Il Palatino, Ritratto di Afro, L'Angelica, I Sabaudesi, La notte di San Giovanni, I neofiti, Composizione, Battaglia, Sette pennelli e sei disegni. Gli viene assegnato un premio di 10.000 lire. Nel 1932/33 gli vengono commissionate le decorazioni policrome eseguite su vetro di Venezia per la fontana dello Zodiaco a Terni, danneggiate nell'ultimo conflitto mondiale. È incaricato della realizzazione di due dipinti murali per l'edificio di Castel De'Cesari (odierna Accademia Nazionale di Danza) di Roma, ristrutturato dall'architetto razionalista Gaetano Minnucci come sede dell'Opera Nazionale Balilla. Uno dei due murali raffigura La corsa dei barberi, rievocazione della celebre corsa dei cavalli bradi attraverso il Corso fino a Piazza del Popolo. Il ministro dell'Educazione Renato Ricci ordina la distruzione degli affreschi, a seguito della censura per inadeguatezza tematica. Nascosto da una falsa parete, costruita dallo stesso Cagli, verrà preservato il dipinto murale situato nella biblioteca, portato allo scoperto nel 1945 su iniziativa di Mirko Basaldella. Il 1935 è un anno importante per il giovane artista, poiché tra aprile e maggio tiene una prima personale di cinquanta disegni alla Galleria La Cometa della Contessa Anna Laetitia (Mimi) Pecci Blunt, diretta da Libero De Libero e dallo stesso Cagli, inaugurata in quella occasione. La galleria svolgerà fino al 1938, in gran parte anche grazie all'influsso di Cagli, un'importante opera di diffusione culturale di taglio antinovecentista. Il catalogo contiene uno scritto di Massimo Bontempelli, zio di Cagli, sul disegno. Nel 1936 si inaugura al Palazzo dell'Arte a Milano, la VI Triennale Internazionale. Cagli presenta sulla parete di fondo della sala delle Priorità Italiche, realizzata dal gruppo BBPR, un grande dipinto, 6x6 metri, a tempera encaustica su tavola tamburata, La battaglia di San Martino e Solferino. Del grande murale, realizzato in pannelli distinti nello studio romano e poi montato soltanto a Milano, non esistono cartoni o disegni d'insieme, ma solamente un bozzetto realizzato per la presentazione. Il 26 maggio 1937 viene inaugurata l’“Exposition Internationale des Arts et des Techniques” a Parigi. Cagli, aiutato da Afro Basaldella, suo collaboratore, realizza una serie di grandi dipinti (circa 200 m lineari) a tempera encaustica su tavola tamburata per la decorazione del vestibolo del padiglione italiano. I dipinti raffigurano immagini monumentali di Roma e ritratti dei grandi italiani dall'epoca romana al Risorgimento. Nel giugno del 38' si apre la XXI Biennale di Venezia. Cagli partecipa con un affresco su intonaco, Orfeo che incanta le belve, di cui esiste un cartone preparatorio. Alla fine del 1938 è costretto a scegliere la strada dell'esilio, a seguito della proclamazione delle leggi razziali e dell'intensificarsi degli attacchi antisemiti nei confronti della sua persona e della sua opera. Si stabilisce prima a Parigi dove continua ad esporre e, alla fine dell'anno 1939, da Cherbourg, si imbarca alla volta di New York. Nella "grande mela" la sua arte non passa inosservata ed espone qualche tempo dopo il suo arrivo alla rinomata Julien Levy Gallery. Nel 1941, nel mese di gennaio, tiene una personale al Civic Center Museum di San Francisco, ma due mesi dopo Cagli si arruola nell'esercito americano. Non cessa tuttavia la sua attività artistica, realizzando un cospicuo numero di dipinti e disegni e partecipando agli eventi espositivi come una personale alla Shaeffer Gallery di Los Angeles ed una personale di disegni al Wadsworth Atheneum di Hartford. Nel 1943 si trasferisce in Gran Bretagna al seguito dell'esercito e l'anno successivo partecipa alle campagne di Francia, tra cui lo Sbarco in Normandia, Belgio e Germania. In questi anni realizza il celebre ciclo di disegni sul tema della guerra, tra cui spiccano le immagini ritratte al campo di concentramento di Buchenwald alla cui liberazione egli prese parte tra le truppe alleate. Al termine della guerra ritorna a New York dove prosegue la sua attività sperimentando tecniche e stili sempre cangianti ed è tra i fondatori del The Ballet Society (odierno New York City Ballet) insieme a George Balanchine e Lincoln Kirstein. All'interno della compagnia Cagli era colui che realizzava le scene e i costumi. Nel 1948 decide di rientrare definitivamente in Italia e si stabilisce in uno studio in via del Circo massimo. La stabilità e la tranquillità gli permettono di proseguire il suo percorso di ricerca analitica in pittura e di partecipare ad eventi espositivi sia in suolo italiano che estero. Intorno a lui gravitano numerosi artisti tra cui Mirko Basaldella, Capogrossi, Alberto Burri, Renato Guttuso. Negli anni 1949-1950, partecipa alla costituzione dell'importante collezione Verzocchi, sul tema del lavoro, inviando, con un autoritratto, Il vasaio; la Collezione oggi è conservata nella Pinacoteca Civica di Forlì. Tra la fine degli anni '50 e gli inizi del '60 viene incaricato, insieme ad altri artisti, di decorare la turbonave Leonardo da Vinci. Cagli darà il suo contributo allestendo alcune zone del transatlantico con i progetti di Leonardo da Vinci (come volo degli uccelli, ecc...) e con sei arazzi realizzati con il contributo dell'Arazzeria Scassa di Asti. Nel 1963-64 espone alla mostra Peintures italiennes d'aujourd'hui, organizzata in Medioriente e in Nordafrica. All'inizio degli anni '70 crea il graffito per il Museo Monumento al Deportato Politico e Razziale di Carpi (Modena): l'opera rappresenta il corpo senza vita di un deportato nudo accanto alla recinzione del campo.Il filo spinato originale sotto al grafico di Cagli, richiama il visitatore al significato simbolico di oppressione e privazione della libertà che il filo spinato assume in relazione al sistema dei campi. Oggi il filo spinato è divenuto universalmente l’emblema della violenza contro l’uomo. Non lascia tuttavia l'attività di scenografo e costumista, partecipando a numerose rappresentazioni teatrali come: Tancredi di Rossini, del 1952; Macbeth di Bloch, del 1960; Estri di Petrassi, del 1968; Persephone di Stravinsky, del 1970; Agnese di Hohenstaufen di Spontini, del 1974; Missa Brevis di Stravinsky, del 1975. Muore a Roma, nella sua dimora all'Aventino, il 28 marzo 1976. Da oltre quaranta anni l'Archivio Corrado Cagli, con sede a Roma in via della Fonte di Fauno n. 12, è custode di foto, testi, documenti, ma non solo in quanto organizza ogni anno eventi espositivi per mantenere vivo il ricordo di questo grande artista.

mercoledì 18 febbraio 2026

Corso di storia dell'arte: Kline 1910

Franz Jozef Kline 1910







Franz Jozef Kline (Wilkes-Barre, 23 maggio 1910 – New York, 13 maggio 1962) è stato un pittore statunitense, tra i maggiori esponenti dell'Informale. Frequenta l'accademia per orfani Girard College, la Boston University e dal 1935 al 1938 la Heatherly's Art School di Londra. Dal 1956 al 1962 passa il tempo a dipingere a Provincetown, nel Massachusetts, e morirà a New York in seguito a una cardiopatia reumatica. Era sposato con Elizabeth Vincent Parsons, una danzatrice classica inglese. Come Jackson Pollock e altri informali, è stato etichettato come action painter, per via del suo stile apparentemente spontaneo e intenso, che non si rifaceva a figure o immagini precise e definite, ed eseguito con brutali colpi di pennello su grandi tele. Molti dei suoi lavori erano, tuttavia, il risultato di una "spontaneità studiata", in quanto usava preparare molte bozze di quello che sarebbe stato poi il lavoro "spontaneo" su tela. I suoi dipinti erano apparentemente il risultato di gesti fisici scaricati sulla tela con impatto drammatico, ma nascondevano un concetto sottile sviluppato nei precedenti disegni preparatori. I suoi lavori più noti sono quelli in bianco e nero, e in questi vi è una notevole somiglianza con la calligrafia cinese, anche se l'artista ha sempre negato ogni derivazione da essa. Intorno al 1955, Kline tornò ad utilizzare il colore, e in maniera più consistente nel 1959. Lo stile più noto e riconoscibile di Kline deriva da un suggerimento datogli dall'amico Willem de Kooning nel 1948, ovvero prendere uno dei suoi usuali schizzi di prova e proiettarlo su una parete mediante un proiettore ottico che aveva nel suo studio. Kline ne descrisse il risultato come: «… un disegno nero di quattro per cinque pollici di una sedia a dondolo… delineato da grandi pennellate nere che sradicano ogni immagine e si espandono in entità a sé stanti, non relazionate ad alcuna altra entità se non quella della loro stessa esistenza.» Kline creerà per il resto della sua vita dipinti nello stile di ciò che vide quel giorno. La sua prima esibizione di lavori con questo suo nuovo stile verrà esposta nel 1950 alla Charles Egan Gallery di New York.

martedì 17 febbraio 2026

Corso di storia dell'arte: Fuller Potter Jr. 1910

Joseph Wiltsie Fuller Potter Jr. 1910



Joseph Wiltsie Fuller Potter Jr. (24 aprile 1910 - 1990) è stato un artista espressionista astratto americano. È nato a New York City nel 1910, ha frequentato la St. Bernard's School di New York e la Groton School di Groton, Massachusetts , e ha vissuto la maggior parte della sua vita nella sua tenuta di Ledyard, nel Connecticut , vicino a Old Mystic . Potter ha iniziato a dipingere nei modi tradizionali di rappresentazione, specializzandosi in nature morte e paesaggi. Il suo lavoro è stato esposto a New York negli anni '30 alla Marie Harriman Gallery . Potter trascorse molti dei suoi anni formativi dipingendo paesaggi e ritratti nella regione dell'Appalachia meridionale, successivamente studiando pittura a Parigi con André Lhote dal 1929 al 1931, ea New York con Walt Kuhn e con Thomas Hart Benton . Nel 1950, Potter incontrò Jackson Pollock e cambiò definitivamente il suo modo di dipingere in astrazione , e fece una serie di mostre di quel corpo di lavoro alla Mystic Gallery di Mystic, nel Connecticut . Quando ha iniziato la sua transizione verso la pittura astratta, ha combinato le sue capacità grafiche con la sua padronanza del colore, e ha seguito un percorso che lo avrebbe portato al suo apice artistico, durante il suo pieno periodo espressionista astratto . Durante gli anni '40, il lavoro di Potter era ancora per lo più figurativo, ma mostrava deliberatamente evitare la rappresentazione ordinaria. Dai primi anni '50 in poi, lo stile di Potter si mantenne con i primi lavori di Ad Reinhardt e con i lavori pre-drip degli anni '40 di Jackson Pollock. Dipinse nello stile della " New York School ", insieme a molti dei suoi contemporanei, tra cui Franz Kline (1910-1962), Joan Mitchell (1925-1992), Jean-Paul Riopelle , William Baziotes (1910-1963) e Jackson Pollock (1912-1956). Ha tenuto alcune mostre in quello stile in diversi luoghi d'arte del New England . Il Museo della città di New York ha esposto le opere di Potter insieme a Joan Miró e Georgia O'Keeffe nella hall principale nel 1959. Fuller Potter è considerato uno dei maggiori pittori astratti del XX secolo. Morì di enfisema nel maggio 1990 al Westerly Hospital di Westerly, Rhode Island . Aveva 80 anni.

lunedì 16 febbraio 2026

Corso di storia dell'arte: Parke 1911

 David Parke 1911

David Park (1911-1960) è stato probabilmente il pittore più importante del movimento figurativo della Bay Area. Park era un pittore espressionista astratto, con sede a San Francisco, e uno dei primi a muoversi verso lo stile figurativo della pittura. Nella primavera del 1951, Park vinse un premio per una tela figurativa che presentò a una mostra competitiva. La svolta di Park verso lo stile figurativo ha sconcertato alcuni dei suoi colleghi, poiché all'epoca la pittura astratta era l'unica strada da percorrere per gli artisti progressisti. Il suo coraggioso tentativo di passare dai dipinti astratti alla figura stimolò un'ascesa nell'arte figurativa che sarebbe diventata uno degli sviluppi più importanti del dopoguerra sulla costa occidentale. Piuttosto che passare attraverso una lenta trasformazione da dipinti astratti a figure, si ritiene che le astrazioni di Park siano scomparse all'istante. Un'intervista con la zia di Park ha suggerito che Park avesse portato i suoi dipinti astratti in una discarica e li avesse rilasciati o distrutti ritualmente. I suoi colleghi non sapevano nemmeno di questa trasformazione fino all'anno successivo. Nel 2004, la Hackett Freedman Gallery di San Francisco ha tenuto una mostra di 35 opere di David Park dal 1953 al 1960. Queste erano le opere che hanno segnato gli ultimi anni della sua vita e la mostra si è tenuta per celebrare la sua vita e il suo ritorno a la pittura di figura nel 1950, che fu determinante per l'avvio del movimento. Alcuni dei primi lavori in mostra suggeriscono che Park abbia risposto all'arte di Max Beckmann e la sua influenza è particolarmente visibile in "The Band" (1955). Nel corso degli anni, la tavolozza di Park si è trasformata in un cromatismo esuberante, ma il suo approccio alla lavorazione della pittura si è potuto vedere nel suo lavoro fino a quando alla fine ha deciso di rinunciare agli oli nel 1959. Alcune delle opere importanti di David Park sono "Mother in Law" (1954-1955), "Violin and Cello" (1939), "Torso" (1959), "Figure in Chair" (1960), ecc

domenica 15 febbraio 2026

Corso di storia dell'arte: Fabbri 1911

 Agenore Fabbri 1911
















Agenore Fabbri (Quarrata, 1911 – Savona, 1998) è stato uno scultore e pittore italiano. A 12 anni si iscrive alla Scuola d'Arti e Mestieri di Pistoia e poi viene ammesso all'Accademia di Belle Arti di Firenze, città in cui si forma frequentando abitualmente l'alveo culturale del Caffè Le Giubbe Rosse, punto di ritrovo degli ermetici (Eugenio Montale, Carlo Bo e altri). Qui entra in contatto con il pittore Ottone Rosai e il poeta Mario Luzi. Nel 1930 incomincia a modellare e a cuocere terre e cinque anni dopo si trasferisce ad Albisola dove, assumendo da principio il ruolo di operaio modellista presso la manifattura di ceramiche La Fiamma, prosegue il suo apprendistato e intraprende un lavoro a soggetto della figura umana e animale con una forte carica espressionista che inserisce il colore e nuove soluzioni come la "riflessatura" nella terracotta. Sempre ad Albisola, dove in quegli anni lavorano i più importanti esponenti del secondo futurismo ancora sotto la guida di Filippo Tommaso Marinetti, allestisce in seguito un piccolo atelier ed entra in contatto prima con Arturo Martini e poi con Lucio Fontana, con cui inizia un rapporto di amicizia che durerà tutta una vita. Nel 1938 ottiene un discreto successo alla Nazionale di Napoli e all'inizio degli anni quaranta esordisce con mostre personali a Milano, Bergamo e Savona, ma poi deve interrompere l'attività per prestare servizio militare in Jugoslavia. Dal 1946 si stabilisce definitivamente a Milano, mentre nei mesi estivi continua a lavorare ad Albisola, che negli anni del dopoguerra diventa una località di fama internazionale poiché vi operano costantemente artisti come Marino Marini, Giacomo Manzù, Aligi Sassu, alcuni esponenti del gruppo CoBrA tra cui Karel Appel, Guillame Corneille e Asger Jorn, Roberto Matta e Wilfredo Lam e poi Giuseppe Capogrossi, Roberto Crippa, Emilio Scanavino e il giovanissimo enfant prodige Piero Manzoni. Nel 1947 vedono la luce importanti lavori in ceramica e terracotta come Donna del popolo (un titolo suggerito spontaneamente da Picasso), Uomo colpito e La madre, tutti realizzati nella manifattura Mazzotti, di proprietà dell'artista e poeta futurista Tullio d'Albisola con cui organizza il suo primo incontro con Picasso a Vallauris. Nel 1956, con Aligi Sassu, Giulio Turcato, Tettamanti, Zancanaro e Antonietta Raphaël Mafai compie un viaggio di oltre tre mesi in Cina, dove ha l'occasione di mostrare alcune sue opere a Pechino e in altre città. Successivamente espone con mostre personali negli USA a New York e Filadelfia e in Europa a Londra, Parigi, Stoccolma, Roma e Milano e partecipa alle più importanti rassegne nazionali ed internazionali di scultura: le Biennali di Venezia del 1952 e del 1960 (entrambe con una sala personale) e a quelle del 1959 e del 1964, nonché a numerose edizioni della Quadriennale di Roma e poi ad Anversa, Madrid, Parigi, Zurigo, Atene, L'Aia, Monaco di Baviera, Londra, New York, Boston, Tokyo, San Paolo, Città del Messico, Il Cairo e Alessandria in Egitto. Dai primi anni '70, inizia la sua frequentazione del "Centro Cultura Arte Contemporanea - Balestrini" in Albissola Marina dove intratterrà con Franco Balestrini un rapporto di fraterna amicizia. Franco Balestrini realizzerà innumerevoli mostre personali di Agenore Fabbri, fino a diventare uno dei più grandi conoscitori dell'intera opera dell'artista, nonché uno dei maggiori collezionisti. Negli anni ottanta la sua opera viene consacrata soprattutto in Germania con mostre personali al Wilhelm Lehmbruck-Museum di Duisburg, al Museo Ludwig di Colonia e al Museo Sprengel di Hannover. Dal 1965 diventa membro dell'Accademia nazionale di San Luca istituzione di cui verrà eletto presidente nel 1998, anno della sua morte. Numerosi i premi a partire dal 1939. Fra i tanti riconoscimenti ricordiamo il Premio Internazionale della Scultura di Cannes, nel 1955, un premio acquisto alla quinta edizione del Premio Spoleto, nel 1957 e quelli della Triennale di Milano nella quale ha vinto: Medaglia d'oro, Gran Premio e Gran Premio per la Ceramica. Il 4 agosto 1998 viene ricoverato per un'emorragia cerebrale all'Ospedale di Savona dove muore il 7 novembre. Il suo lavoro è di genere narrativo con evidenti caratteri espressionisti e con un influsso della plastica popolare che compare in molti lavori della natia Toscana. È noto infatti che la terracotta costituì per Fabbri ai suoi esordi, una sorta di passaggio obbligato: un materiale estremamente povero che però gli permise di apprendere a modellare e dunque a realizzare opere plastiche senza dover sottomettere l'azione artistica alla tirannia dei costi di gestione dei metalli, oberati dagli oneri delle fusioni e delle saldature. Subito dopo la guerra, che ha segnato per sempre la sua sensibilità, la sua opera si incanala verso una esasperata drammaticità espressiva che non riguarda soltanto gli esseri umani ma dilaga anche nel mondo animale rappresentato in combattimenti e risse con effetti che vanno al di là della seppur esplicita violenza. Poi, negli anni cinquanta e negli anni sessanta, Fabbri si impadronisce del bronzo e del legno: con il primo si esprime attraverso un modellare convulso segnato da profondi solchi sulla figura, con il secondo invece per mezzo di un lavoro di rottura e di sovrapposizione delle superfici che rappresentano il suo contributo alla stagione dell'Arte informale che infatti, proprio in quegli anni, si sviluppa soprattutto in Europa come risposta artistica, di segno astratto e gestuale, alla profonda crisi morale, politica ed ideologica provocata dagli orrori della seconda guerra mondiale. In questo periodo realizza anche numerose opere utilizzando il ferro, stagnato e zincato e l'acciaio. Nell'ultima fase del suo lavoro Fabbri ritorna dapprima alla propria matrice espressionista e poi, dal 1981 scopre la pittura realizzando opere, come il ciclo dei Giardini Pubblici, che sono finalmente dedicate ad una visione più aperta e commossa della realtà e dell'umano destino e che diventerà preminente nel corso degli anni ottanta, fino a sfociare, nel decennio seguente, in una rievocazione colorata e ludica, caratterizzata anche dall'utilizzo di materiali di “recupero” come sabbia, pietre, stoffe, lattine ecc., della passata esperienza informale. Agenore Fabbri è inoltre autore di numerose opere monumentali a Milano (Caccia al cinghiale, 1964, giardino della Biblioteca Comunale), Pistoia, Savona (Monumento alla Resistenza in piazza Martiri della Libertà) e di due imponenti bassorilievi in ceramica: Battaglia custodito presso il Museo "Manlio Trucco" di Albisola Superiore e La favola di Orfeo, presso il Polo Tecnologico Libero Grassi di Quarrata (Pistoia).

sabato 14 febbraio 2026

Corso di storia dell'arte: Bernstein 1912

Morris Louis Bernstein 1912









Morris Louis Bernstein (Baltimora, 28 novembre 1912 – Washington, 7 settembre 1962) è stato un pittore statunitense, tra i primi e maggiori esponenti della corrente artistica Color field painting ("pittura a campi di colore"). Nacque da Cecilia e Louis Bernstein, una famiglia della medio-borghesia ebraica immigrata dalla Russia. I genitori lo volevano inserito nel ramo medico, ma egli intraprese studi artistici. Dal 1927 al 1933 studiò al Maryland Institute of Fine and Applied Arts (ora "Maryland Institute College of Art"). Dopo essersi diplomato, svolse vari lavori per mantenersi mentre continuava a praticare la pittura come passione. Nel 1935 diventò presidente della Baltimore Artists Association. Dal 1936 al 1940 visse a New York e lavorò al Works Progress Administration Federal Art Project, dove conobbe Arshile Gorky e David Alfaro Siqueiros. È qui che adottò il nome senza cognome. Nel 1943 tornò a Baltimora e visse per qualche anno coi genitori. Nel frattempo il suo stile, influenzato da Joan Miró, diveniva sempre più astratto. Nel 1947 sposò Marcella Siegel, con la quale si trasferì a Silver Spring, nel Maryland. L'anno successivo sperimentò per primo la Magna, un nuovo tipo di vernice acrilica a base d'olio sviluppata per lui da alcuni amici fabbricanti di New York. Da quel momento, questa nuova vernice sarà l'unica usata dall'artista lungo tutta la carriera. Nel 1952 si trasferì con la moglie a Washington dove, insieme a un gruppo di artisti noto come "Washington Color School", che includeva l'amico Kenneth Noland, fondò una nuova corrente artistica detta Color field painting ("pittura a campi di colore"). Pur continuando la tradizione e i concetti espressi dagli Action painters allora in voga come Jackson Pollock, Barnett Newman, Clyfford Still, Mark Rothko, Robert Motherwell e Ad Reinhardt, i "Color field painters" ne omettevano il gesto fisico in favore dell'uso di grandi e piatte aree di colore molto diluito e steso su tela grezza. Nel 1953 conobbe il pittore e critico d'arte Clement Greenberg, con cui nacque un sodalizio artistico fondamentale per Louis. Greenberg infatti lo porterà alla fama internazionale, allestendo per lui diverse importanti gallerie e mostre. Tra le più rappresentative opere di Louis è da citare la serie Unfurleds. Morì di cancro ai polmoni il 7 settembre 1962 a Washington. La causa del decesso fu attribuita all'intensa esposizione ai vapori di vernice. L'anno successivo venne tenuta una mostra in sua memoria al Solomon R. Guggenheim Museum di New York. Altre mostre delle sue opere vennero allestite al Museum of Fine Arts di Boston nel 1967, al National Gallery of Art di Washington, nel 1976 e al MoMA di New York nel 1986. Tra le influenze di Louis, che gli permisero di sviluppare la nuova corrente artistica, è da citare la pittrice Helen Frankenthaler. Nel 1953, Louis e Noland visitarono l'artista nel suo studio di New York, e furono impressionati dal suo innovativo uso di grandi campi di colore ad olio diluito e steso sulla tela grezza, visibile in particolare nell'opera Mountains and Sea, del 1952. Da quel momento Louis iniziò a sperimentare col colore ad olio diluito al punto di lasciarlo colare sulla tela per ottenere suggestivi effetti velati e traslucidi. Eliminò inoltre il gesto fisico irruente, caratteristico della corrente Action painting, in favore di larghe linee omogenee di colore tracciate con cura e che, sovrapponendosi sui bordi, creavano inediti effetti cromatici. Caratteristiche del suo stile, le strisce parallele di diversi colori a effetto arcobaleno, ricche di intensi contrasti, e il colore assorbito direttamente dalla tela, invece che steso su uno strato di fondo come si usava di norma. Louis usava raggruppare le sue opere in "serie". Tra le più caratteristiche, le Veils (1958–59), Florals and Columns (1960), Unfurleds (1960–61) e le Stripe paintings (1961–62).

Corso di storia dell'arte: Bacon 1909

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