MATERIA E VISIONE
arti tradizionali e non
domenica 22 febbraio 2026
Corso di storia dell'arte: Krasner 1908
sabato 21 febbraio 2026
Corso di storia dell'arte: Bill 1908

Max Bill (Winterthur, 22 dicembre 1908 – Berlino, 9 dicembre 1994) è stato un architetto, pittore, scultore, designer e grafico svizzero. Max Bill: gli obelischi policromi bildsülen- dreiergruppe per il centro direzionale della Mercedes-Daimler-Chrysler a Stoccarda, 1989. Ciò che sorprende nell'opera di Max Bill è senza dubbio la estrema poliedricità delle sue attività artistiche. Questo autore riunisce in sé l'intero campo delle arti visive essendo architetto, designer, pittore scultore e grafico, nonché teorico delle varie forme d'arte a cui contribuì. Un vero crocevia, un genio multiforme, delle arti del XX secolo. La sua formazione iniziò come argentiere nella scuola di arti applicate di Zurigo. Ma presto, nel 1927, venne attirato da quello straordinario fenomeno culturale che fu il Bauhaus nella sede di Dessau. In questo ambito fu allievo di artisti di massimo livello tra cui Vasily Kandinsky, Paul Klee e Walter Gropius. Nel 1929 aprì l'attività di architetto a Zurigo. Nel 1931 sposò Bina Spoerri, con la quale condivise le future esperienze. Negli anni successivi ebbe incontri con i maggiori artisti dell'epoca. Dal 1932 al 1936 Bill fu membro del gruppo parigino Abstraction-Création nella cui galleria espose per la prima volta nel 1933. Nel 1937 partecipò al V CIAM (Congrès Internationaux d'Architecture Moderne). In quell'anno aderì ad Allianz, unione dei moderni artisti svizzeri. Dagli anni quaranta e soprattutto nel dopoguerra, Bill diventò una delle maggiori figure di riferimento in Svizzera per l'arte contemporanea, assumendo diversi incarichi istituzionali, nazionali e internazionali. Si ricorda che tra le altre cose egli fu membro della commissione elvetica per l'arte dal 1961 al 1969, o membro del consiglio nazionale svizzero 1967 al 1971. Nella lunga carriera Max Bill ebbe continui contatti con i maggiori artisti del suo secolo, rappresentando l'arte svizzera ai più alti livelli. Tra gli architetti e gli artisti con cui scambiò contatti, oltre ai maestri suddetti, si possono ricordare: Le Corbusier, Ludwig Mies van der Rohe, Charles Eames, Piet Mondrian, Georges Vantongerloo, Hans Arp, Max Ernst e altri ancora. Max Bill fu anche profondamente impegnato nella didattica e assai ampia è stata la sua influenza sulle successive generazioni. La didattica iniziò dal 1948, tenendo alcuni corsi all'Istituto Tecnico Superiore a Darmstadt. Nel 1951 fu cofondatore dell'Istituto Superiore per la progettazione "Hochschule für Gestaltung" a Ulma (HfG Ulm), con Inge Scholl, Otl Aicher, e Hans Werner Richter diventandone il rettore. Fu anche il direttore delle sezioni architettura e forma-prodotto. L'impresa si pose sin dall'inizio come naturale prosecuzione ed evoluzione dei principi del Bauhaus. Questo istituto, il più innovativo di quegli anni, ebbe una enorme influenza nel campo dell'Industrial Design, tanto da creare una tendenza nota come scuola di Ulm. Nel 1957 Bill abbandonò la scuola perché non ne condivideva più le linee guida, come spiegò dettagliatamente lui stesso. Dal 1967 al 1974 assunse la cattedra di progettazione ambientale all'Istituto superiore delle arti figurative di Amburgo. Numerosi furono i riconoscimenti che gli furono attribuiti negli anni. Tra i molti si possono citare: Gran Premio alla Triennale di Milano 1951, membro onorario dell'American Institute of Architects nel 1964, membro del Consiglio Nazionale Svizzero 1967-1971, membro dell'Accademia delle Arti, Berlino 1972, consigliere onorario dell'Unione Internazionale delle Arti Decorative (UNESCO) 1973, laurea honoris causa in Ingegneria dell'Università di Stoccarda 1979, premio Marconi per arte e scienza, Bologna 1988, premio imperiale in Giappone 1993, laurea honoris causa in scienze tecniche dell'Istituto Tecnico Superiore Elvetico, Zurigo 1994. Negli anni settanta e ottanta Max Bill si dedicò principalmente all'arte. Morì nel 1994 all'età di 86 anni.
venerdì 20 febbraio 2026
Corso di storia dell'arte: Bacon 1909
Francis Bacon 1909
1. Identità dell’artista
Francis Bacon
Dublino, 28 ottobre 1909 – Madrid, 28 aprile 1992
Pittore autodidatta, formatosi tra Londra, Berlino e Parigi negli anni cruciali tra le due guerre. Figura iconica dell’arte del Novecento, Bacon è noto per una pittura che trasforma la figurazione in puro trauma, tensione carnale, deformazione espressiva. Ha rivoluzionato il concetto stesso di ritratto e rappresentazione umana, adottando un linguaggio figurativo brutale, psicologico, pulsante.
2. Poetica e visione artistica
2.1 La condizione umana al centro
Bacon non dipinge narrazioni, bensì stati dell’essere:
angoscia, violenza, carnalità, isolamento, colpa.
Il suo obiettivo dichiarato era “tirare fuori la verità del volto e del corpo”, una verità sempre irregolare, ferita, instabile.
2.2 Il corpo come battaglia
Il corpo è:
- deformato,
- straziato,
- talvolta ridotto a grumo di carne,
- immerso in stanze-gabbia.
La deformazione non è un’estetica gratuita: è il mezzo per evocare la fragilità e la brutalità dell’esistenza umana.
2.3 Il caso e l’imprevedibilità
Bacon parla spesso del ruolo del caso e dell’“accidente pittorico”:
macchie, colature, errori voluti che aprono nuove possibilità espressive.
L’opera nasce dall’incontro tra intenzione e imprevedibilità.
3. Temi ricorrenti
3.1 Il volto deformato
Ritratti e autoritratti sono centrali:
volti schiacciati, sfigurati dalla tensione emotiva, dal dolore, dal desiderio.
Non illustrano una patologia, ma l’intensità dell’esistenza.
3.2 Figure isolate in spazi angusti
Le celebri gabbie geometriche di Bacon:
- isolano la figura
- creano un teatro asettico
- ricordano uno spazio clinico, un ring, una camera di tortura o un altare
Lo spazio è un “dispositivo” per amplificare la vulnerabilità del soggetto.
3.3 Violenza implicita e trattenuta
Anche senza scene esplicite, le opere emanano una tensione violenta.
È la violenza latente nelle relazioni umane, nel desiderio, nella paura.
3.4 Omaggio e confronto con la storia dell’arte
Bacon dialoga ossessivamente con:
- Velázquez (soprattutto il Ritratto di Innocenzo X)
- Rembrandt
- Tiziano
- Michelangelo
- Eisenstein e la fotografia di cronaca nera
Dalla tradizione, estrae energia viscerale e drammaturgica, non stile.
4. Analisi della tecnica
4.1 Una figurazione deformata
Pur essendo un figurativo, Bacon costruisce figure:
- “apparse” direttamente sulla tela senza disegno preparatorio
- deformate attraverso pennellate impulsive
- modellate da cancellazioni, spostamenti, reimpasti
Il risultato è un ibrido tra carne, movimento e psiche.
4.2 Colore
La tavolozza di Bacon è sorprendentemente raffinata:
- rosa carnici, rossi sangue
- blu violacei e neri vellutati
- arancioni acidi, verdi marci
- sfondi piatti e saturi
Il colore è sensazione prima che rappresentazione.
4.3 Pennellata e gesto
Gesto rapido, deciso, in parte automatico, in parte controllato.
La pittura di Bacon ha la fisicità di un combattimento.
4.4 Fotografia come fonte
Non dipinge dal vero: usa fotografie, ritagli, immagini di giornale, frame cinematografici.
Il risultato: una realtà filtrata, mediatizzata, “postumana”.
5. Periodi principali
5.1 Le origini (anni ’30–’40)
Linguaggio ancora acerbo, influenze surrealiste.
La vera svolta arriva con il 1944: Three Studies for Figures at the Base of a Crucifixion.
5.2 La maturità (1950–1970)
Anni dei grandi cicli:
- serie degli Innocenti
- serie dei papi urlanti
- ritratti di amici e amanti
- corpi in stanze claustrofobiche
Sviluppa la sua iconografia definitiva.
5.3 Gli anni tardi (1970–1992)
Il dolore per la morte dell’amante George Dyer porta a una pittura più cupa, esistenziale.
Gli autoritratti diventano sempre più spietati.
Compaiono figure più “fantasmatiche” e colori acidamente luminosi.
6. Bacon e il Novecento: un realismo dell’angoscia
In un secolo dominato da astrazioni, minimalismi, concettualismi, Bacon recupera la figura, ma la trasforma nell’icona della tragedia moderna.
È spesso considerato:
- il più grande figurativo del dopoguerra
- l’erede irregolare di Goya
- uno dei pochi a rinnovare il ritratto dopo Picasso
La sua opera ha influenzato intere generazioni, da Freud a Kiefer, da Saville a contemporanei di ogni latitudine.
7. Ricezione critica
La critica ha oscillato tra:
- celebrazione del suo genio drammatico
- letture psicoanalitiche legate all’omosessualità, alla violenza interiore, al trauma
- interpretazioni che vedono nelle sue tele l’“abisso umano” del XX secolo
Le grandi retrospettive alla Tate e in istituzioni globali hanno consolidato il suo ruolo di maestro assoluto.
8. Conclusione critica
Francis Bacon ha reinventato la pittura figurativa nel XX secolo trasformandola in un’arena psicologica.
La sua opera è un confronto brutale con l’umano, dove corpo, volto e spazio diventano dispositivi emotivi.
È il pittore:
- dell’urlo trattenuto
- della carne vulnerabile
- della solitudine contemporanea
- della figura che resiste al nulla che la circonda
Bacon non cerca di raccontare la realtà.
La scava, la apre, la torce fino a farne emergere il nucleo essenziale: l’essere umano nella sua verità più nuda e feroce.
giovedì 19 febbraio 2026
Corso di storia dell'arte: Cagli 1910
Corrado Cagli 1910
mercoledì 18 febbraio 2026
Corso di storia dell'arte: Kline 1910
Franz Jozef Kline 1910
martedì 17 febbraio 2026
Corso di storia dell'arte: Fuller Potter Jr. 1910
lunedì 16 febbraio 2026
Corso di storia dell'arte: Parke 1911
David Parke 1911

Corso di storia dell'arte: Krasner 1908
Lenore Krasner 1908 Lenore Krasner, nota come Lee Krasner (Brooklyn, 27 ottobre 1908 – New York, 19 giugno 1984), è stata una pittrice statu...
-
Alberto Burri 1915 Alberto Burri (Città di Castello, 12 marzo 1915 – Nizza, 13 febbraio 1995) è stato un artista e pittore italiano. Nacque ...
-
Mimmo Rotella 1918 Rotèlla, Mimmo. - Pittore italiano (Catanzaro 1918 - Milano 2006). Formatosi all'accademia di belle arti di Napoli, ...
-
Freud 1922 Lucian Freud. Il realismo come indagine radicale della presenza Lucian Freud (Berlino 1922 – Londra 2011), nipote di Sigmund Fr...
































