Romani e Differenze con l'arte greca

«È uso greco non coprire il corpo [delle statue], mentre i Romani, in quanto soldati, aggiungono la corazza.» (Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, XXXIV, 18)
L'Ontologia del Reale
La Dialettica tra Estetica Greca e Pragmatismo Romano
Il passaggio dalla civiltà ellenica a quella romana non rappresenta una semplice successione cronologica, bensì una profonda mutazione genetica del concetto stesso di "immagine". Se per il mondo greco l’arte era mimesis (imitazione) di un ideale metafisico e ricerca del kanon (regola), per Roma essa divenne instrumentum regni e narrazione storica.
Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis Historia, coglie il punto di rottura fondamentale: il corpo greco è nudo perché è espressione di un’armonia universale; il corpo romano è corazzato perché è espressione di un ruolo sociale e politico.
1. Dal Mito alla Cronaca: Il Rilievo Storico
La differenza più marcata tra le due civiltà risiede nel trattamento del tempo. L'arte greca tende a atemporalizzare l'evento: una vittoria militare viene trasfigurata in una Gigantomachia o in una Centauromachia. Il particolare contingente scompare per lasciare spazio al valore universale.
Al contrario, l'arte romana inventa il rilievo storico narrativo.
Concretezza: Vengono rappresentati luoghi geografici precisi, tecniche di costruzione di ponti, dettagli delle armature e rituali religiosi (come il suovetaurilia).
Continuità: Opere come la Colonna Traiana non sono solo monumenti, ma veri e propri "film di marmo" che documentano una campagna militare con una precisione quasi cartografica.
2. Il Ritratto: L'Etica del Vero contro l'Estetica del Bello
Mentre il ritratto greco classico cercava di espellere i difetti fisici per raggiungere l'archetipo dell'uomo perfetto, il ritratto romano di epoca repubblicana (cosiddetto "verismo") celebra la vecchiaia e la severità.
| Caratteristica | Ritratto Greco (V-IV sec. a.C.) | Ritratto Romano (Repubblicano) |
| Obiettivo | Idealizzazione e armonia (Kalokagathia) | Documentazione dell'identità (Auctoritas) |
| Soggetto | L'Eroe o il Dio | Il Pater Familias o il Magistrato |
| Dettaglio | Volti levigati, espressioni composte | Rughe, calvizie, segni del tempo e del dovere |
| Origine | Filosofia e ricerca del Bello | Culto degli antenati (Ius Imaginum) |
Questa predilezione per il reale affonda le radici nelle maschere funerarie in cera che le famiglie patrizie conservavano negli atria delle case. Non si trattava di fare "arte", ma di mantenere viva la presenza fisica del defunto.
3. L'Architettura: Lo Spazio Interno vs La Forma Esterna
Un'altra divergenza fondamentale si riscontra nella concezione spaziale. Il tempio greco è un oggetto plastico, pensato per essere ammirato dall'esterno come una scultura monumentale. Il focus è sul colonnato e sull'equilibrio delle proporzioni esterne.
L'architettura romana, invece, rivoluziona il concetto di spazio interno. Grazie all'invenzione del calcestruzzo (opus caementicium) e all'uso sistematico dell'arco e della volta, i Romani creano volumi immensi e fruibili.
Il Pantheon: Rappresenta l'apice di questa visione, dove l'interno sovrasta per importanza l'esterno, creando un microcosmo abitabile.
Funzionalità: L'arte romana si esprime in opere di pubblica utilità (acquedotti, terme, mercati, basiliche) che non hanno corrispettivi diretti nel mondo greco, se non in forma embrionale.
4. Il Paradosso della Copia e il "Bisticcio" Stilistico
Come accennato nello spunto iniziale, il collezionismo romano portò alla nascita delle copie neoattiche. Tuttavia, il romano non si sentiva un falsario. Per l'élite romana, possedere una copia di un originale di Policleto con sopra apposta la propria testa ritratta non era un atto di cattivo gusto, ma una sintesi culturale.
Nota Critica: Questo fenomeno, definito dai critici moderni come "eclettismo", era in realtà una forma di appropriazione simbolica: l'estetica greca forniva il "linguaggio colto", mentre il volto romano forniva il "contenuto politico".
Conclusione: L'Arte come Linguaggio Globale
In definitiva, se la Grecia ha inventato la grammatica dell'arte occidentale, Roma ne ha scritto il primo grande trattato di comunicazione politica. L'arte romana non è un'appendice decadente del mondo ellenico, ma una sua evoluzione pragmatica. Essa ha trasformato il bello da oggetto di contemplazione a strumento di coesione sociale e di memoria storica.
Senza l'arte romana, l'idea stessa di "ritratto" come espressione della psicologia individuale e il concetto di "monumento" come documento storico non esisterebbero nella forma in cui li conosciamo oggi.
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