venerdì 31 gennaio 2025

Corso di Storia dell'arte: 32 Alle radici dell'arte romana il rilievo storico

Alle radici dell'arte romana: il rilievo storico

Alle radici dell’arte romana
il rilievo storico come linguaggio del potere

1. Il rilievo storico come svolta epistemica dell’arte romana

Alle origini della grande arte romana si colloca un’innovazione apparentemente tecnica, ma in realtà profondamente culturale e politica: il rilievo storico. Esso segna una discontinuità rispetto alla tradizione greca classica non tanto sul piano formale, quanto su quello epistemologico. Se l’arte greca aveva privilegiato l’ideale, l’atemporale e il mito come dimensioni della rappresentazione, l’arte romana introduce sistematicamente la storicità, cioè la consapevolezza che il tempo, l’azione umana e il potere politico siano materia degna di rappresentazione visiva monumentale.

Questa trasformazione non è un semplice cambiamento di gusto, ma l’espressione di una diversa concezione del rapporto tra arte, verità e comunità. Mentre la scultura greca tende a presentare modelli universali di bellezza e virtù, il rilievo storico romano assume la funzione di dispositivo narrativo e pedagogico: non mira a rappresentare ciò che è eternamente vero, ma ciò che è politicamente significativo. L’arte diventa così una forma di scrittura pubblica alternativa alla parola, destinata a incidere la memoria collettiva nello spazio urbano.

2. Tra documento e costruzione ideologica

Il rilievo storico romano non è mai una registrazione neutrale degli eventi. Esso opera una selezione, una gerarchizzazione e una messa in scena del reale che risponde a precise esigenze ideologiche. La sua apparente linearità narrativa nasconde un sofisticato lavoro di composizione simbolica: le figure non sono disposte casualmente, ma organizzate secondo un ordine semantico che attribuisce centralità al comandante, marginalità ai vinti e coerenza sacrale all’azione militare.

In questo senso, il rilievo storico è al tempo stesso documento e costruzione. Documento, perché conserva tracce preziose di costumi, armi, rituali e pratiche politiche; costruzione, perché rielabora gli eventi secondo una logica celebrativa che privilegia la continuità tra potere umano e ordine cosmico. La verità storica, in senso moderno, è secondaria rispetto alla verità politica: ciò che conta è l’efficacia del messaggio visivo.

3. Dalle narrazioni familiari alla memoria dello Stato

Le prime manifestazioni di questa nuova sensibilità non emergono immediatamente nei grandi monumenti pubblici, ma in contesti apparentemente periferici, come le pitture funerarie e i rilievi legati alla memoria gentilizia. Gli affreschi della necropoli dell’Esquilino o i dipinti tombali di Tarquinia testimoniano una fase in cui la storia è ancora essenzialmente storia della gens. Qui il racconto visivo serve a legittimare il prestigio di un lignaggio, più che a costruire un’identità collettiva romana.

Tuttavia, con l’espansione di Roma e la progressiva istituzionalizzazione del potere, questa dimensione privata viene assorbita in una narrazione pubblica e statale. Il rilievo storico si sposta dalle tombe ai fori, dagli spazi familiari ai monumenti civici e imperiali. L’arte diventa così uno strumento di coesione simbolica, capace di trasformare le conquiste militari in mito fondativo condiviso.

4. La codificazione degli schemi narrativi

Uno degli aspetti più rilevanti del rilievo storico romano è la sua progressiva standardizzazione. Nel tempo si consolida un repertorio di scene ricorrenti che funzionano come una grammatica visiva del potere. Questi “schemi narrativi” non sono rigidamente prescrittivi, ma costituiscono una struttura riconoscibile entro cui gli artisti possono introdurre variazioni locali e individuali.

La sequenza tipica — profectio, constructio, lustratio, adlocutio, proelium, obsidio, submissio, reditus, triumphus, liberalitas — non è solo un racconto militare, ma una rappresentazione ritualizzata dell’ordine romano. Ogni fase ha una funzione simbolica precisa:

  • Profectio: legittimazione del comando e anticipazione della vittoria.
  • Constructio: la conquista non è solo militare, ma infrastrutturale e civilizzatrice.
  • Lustratio: il potere romano è sancito dagli dèi.
  • Adlocutio: il rapporto carismatico tra comandante e truppe.
  • Proelium e Obsidio: la rappresentazione controllata della violenza.
  • Submissio: visualizzazione della gerarchia tra vincitori e vinti.
  • Reditus e Triumphus: trasformazione della guerra in spettacolo politico.
  • Liberalitas: il potere si presenta come benefico e redistributivo.

Questa struttura conferisce al rilievo storico una dimensione quasi liturgica: la guerra diventa rito, la vittoria destino, l’imperatore garante dell’ordine cosmico.

5. Il rilievo storico come “linguaggio ufficiale”

Nel suo pieno sviluppo, il rilievo storico romano si configura come un vero e proprio linguaggio visivo ufficiale dello Stato. Esso comunica senza bisogno di alfabetizzazione, rendendo accessibile a tutti — élite e popolo — una visione condivisa della storia e del potere. Ogni gesto, postura e disposizione spaziale delle figure assume un valore semantico codificato.

Questa funzione pedagogica e propagandistica trova la sua massima espressione nei grandi monumenti imperiali, come la Colonna Traiana o l’Ara Pacis, dove il racconto storico si intreccia con l’ideologia imperiale. Qui il rilievo non celebra solo eventi passati, ma produce attivamente identità: definisce cosa significhi essere romani, quali valori incarnare, quale rapporto mantenere con il potere.

6. Conclusione: memoria, potere e visualità

Il rilievo storico romano non è soltanto un capitolo della storia dell’arte: è una tecnologia culturale della memoria. Attraverso di esso, Roma ha costruito una narrazione visiva di sé stessa che ha attraversato i secoli, influenzando profondamente la tradizione artistica occidentale.

In queste “pietre parlanti” si condensano politica, religione, estetica e storia in un’unica forma espressiva. E mentre lo spettatore antico — come quello moderno — passa davanti a questi monumenti, non osserva semplicemente il passato: viene interpellato, educato e incluso in una comunità simbolica che continua a definire l’eredità di Roma nella cultura europea.



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