sabato 1 febbraio 2025

Corso di Storia dell'arte: 33 Arte romana aulica plebea e provinciale

Arte aulica e arte plebea, arte provinciale

Dualismo e Sintassi Visiva
La Dialettica tra Arte Aulica e Plebea nella Cultura Romana

La storiografia artistica del XX secolo, a partire dalle intuizioni fondamentali di Ranuccio Bianchi Bandinelli, ha definitivamente scardinato l'idea di un'arte romana intesa come mera appendice decadente dell'ellenismo. Al contrario, essa si configura come un sistema polifonico dove la dialettica tra corrente aulica e corrente plebea non rappresenta solo un divario estetico, ma una vera e propria divergenza di "visione del mondo" (Weltanschauung).

1. L’Arte Aulica: Il Filtro dell'Ellenismo

L'arte aulica (o senatoriale) si pone come custode del mos maiorum attraverso il filtro della paideia greca. È un’arte di mediazione e celebrazione, che utilizza il naturalismo ellenistico come strumento di legittimazione politica.

  • Caratteristiche: Rispetto delle proporzioni, resa naturalistica del corpo, prospettiva organica e spazialità atmosferica.

  • Obiettivo: Creare un'immagine idealizzata dell'élite che si percepisce come erede naturale della classicità. È il linguaggio dell'Ara Pacis, dell'Augusto di Prima Porta, della compostezza formale che nasconde lo sforzo del potere sotto il velo della "grazia" greca.

2. L’Arte Plebea e Provinciale: L'Anticipazione del Medioevo

Parallelamente, si muove l'arte definita "plebea" o "provinziale". Qui il committente non è l'aristocrate colto, ma il liberto, il mercante, il veterano delle province. Essi non cercano la bellezza canonica, ma la chiarezza del messaggio.

  • Semplificazione formale: Si assiste alla rottura della prospettiva scorciata a favore della visione frontale e della gerarchia delle proporzioni (il personaggio più importante è fisicamente più grande, indipendentemente dalla posizione spaziale).

  • Espressionismo: I tratti del volto sono accentuati, gli occhi sgranati, i gesti enfatici. Non si rappresenta un corpo nel mondo, ma un’anima o un ruolo sociale in una funzione.

  • Il primato del significato: In questa "rozzezza apparente" germoglia il seme dell'arte tardo-antica. La semplificazione plebea non è incapacità tecnica, ma una scelta comunicativa deliberata: l’immagine deve essere leggibile istantaneamente, come un’icona.

3. Il III Secolo: La Rivoluzione dei Linguaggi

Il punto di rottura avviene quando la crisi del III secolo scuote le fondamenta dell'Impero. Il potere centrale, ora detenuto da imperatori-soldato provenienti dalle province illiriche o africane, adotta il linguaggio plebeo per la sua efficacia simbolica.

Nell'Arco di Costantino (in particolare nei rilievi di epoca costantiniana), assistiamo alla vittoria definitiva di questa corrente: le figure sono tozze, allineate in paratassi, prive di profondità spaziale. È il superamento dell'ellenismo: la forma organica muore per lasciar posto alla forma simbolica.

4. La Biforcazione: Costantinopoli e la Transizione Bizantina

Mentre in Occidente la sintesi plebea prepara il terreno alla "volgarizzazione" produttiva dell'arte medievale (romana nell'anima, barbarica nelle forme), in Oriente il processo prende una piega differente.

L'arte aulica non scompare, ma emigra verso la Nuova Roma. A Costantinopoli, l'eredità greca non viene rigettata, ma trasfigurata. L'incontro con le culture siriache, iraniche e partiche (si pensi ai volti ieratici di Palmira o Dura Europos) innesta sul tronco ellenistico una nuova linearità astratta.

  • L’Esito Bizantino: La solennità imperiale si fonde con la spiritualità cristiana. Il naturalismo greco viene svuotato di peso per diventare luce pura (mosaico). Il risultato è un’arte che è al contempo aulica nella committenza e "plebea" nella sua struttura astratta e antinaturalistica.

Conclusione: La Sintesi degli Opposti

In ultima analisi, la storia dell'arte romana è la storia di una convergenza necessaria. Il dualismo tra la colta citazione patrizia e l'urgenza comunicativa plebea si risolve in un linguaggio universale che dominerà l'Europa e il Mediterraneo per il millennio a venire. La "provincia" non è più periferia del gusto, ma centro propulsore di un nuovo canone.

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