Arte delle origini e della monarchia

Arte delle origini e della monarchia
tra ibridazione, potere e identità
1. Introduzione: il problema di un’“arte romana” prima di Roma
Parlare di “arte romana” nelle fasi protostoriche e monarchiche significa confrontarsi con una tensione storiografica e metodologica fondamentale: è legittimo attribuire una specificità culturale e artistica a una città che, in questo periodo, non ha ancora definito pienamente la propria identità politica e simbolica? La risposta, a uno sguardo critico, è necessariamente ambivalente.
L’arte delle origini di Roma non è ancora “romana” in senso proprio, ma è piuttosto un campo di forze in cui convergono e si negoziano tradizioni etrusche, latine, italiche e, indirettamente, greche e orientali. In questo senso, più che di un’arte con caratteri distintivi autoctoni, dobbiamo parlare di un sistema culturale in formazione, nel quale la produzione artistica funziona come spazio di mediazione tra poteri, credenze e pratiche sociali.
Il paesaggio stesso – il guado sul Tevere presso l’Isola Tiberina, l’Emporium tra Palatino e Aventino, la posizione liminale tra mondo etrusco e latino – non è un semplice sfondo geografico, ma un dispositivo culturale che orienta lo sviluppo artistico: Roma nasce come città di passaggio, e la sua arte riflette fin dall’inizio questa condizione di crocevia.
2. Sant’Omobono e la religione come matrice dell’arte arcaica
Il santuario di Sant’Omobono, nel Foro Boario, rappresenta uno dei nodi chiave per comprendere la genesi dell’arte romana arcaica. I resti archeologici – databili tra la fine del VII e la metà del VI secolo a.C. – mostrano una continuità di culto che attraversa l’intero periodo monarchico.
Qui emerge un primo elemento critico: l’arte delle origini è essenzialmente un’arte religiosa e rituale. Non esiste ancora un’autonomia dell’estetico rispetto al sacro; forme, materiali e iconografie sono subordinati a funzioni cultuali e comunitarie. La presenza di terrecotte votive, elementi architettonici decorati e strutture templari suggerisce che Roma, già in questa fase, stia elaborando un linguaggio visivo che, pur derivato da modelli etruschi e italici, risponde a esigenze locali di rappresentazione del divino e di organizzazione dello spazio civico.
Sant’Omobono, inoltre, è significativo perché si colloca in un’area commerciale e fluviale: ciò indica che religione, economia e arte sono strettamente intrecciate nella nascita della città.
3. Il Tempio Capitolino: arte, politica e costruzione del potere
Con Tarquinio Prisco e, soprattutto, con la costruzione del Tempio Capitolino (tradizionalmente datato al 509 a.C.), assistiamo a un salto di scala sia architettonico sia simbolico. Qui l’arte diventa esplicitamente strumento di legittimazione politica.
Il tempio della triade capitolina (Giove, Giunone, Minerva) non è solo un edificio religioso, ma un manifesto visivo del potere monarchico e della nuova identità urbana. La sua struttura – alto podio, tre celle, profonda fronte colonnata – è di chiara derivazione etrusca, e ciò non è casuale: Roma, in questa fase, si definisce anche attraverso l’appropriazione selettiva di modelli etruschi.
La presenza di sculture in terracotta attribuite a Vulca di Veio (o alla sua bottega) è particolarmente rilevante. Essa testimonia due dinamiche fondamentali:
- Dipendenza tecnica e stilistica: Roma non ha ancora una propria scuola scultorea autonoma e si affida a maestranze etrusche.
- Strategia culturale: l’importazione di artisti e modelli prestigiosi è un modo per costruire un’immagine di grandezza e continuità con le civiltà più avanzate della penisola.
In questo senso, il Tempio Capitolino segna il passaggio da un’arte prevalentemente comunitaria e rituale a un’arte che assume una dimensione monumentale e ideologica.
4. Ingegneria e urbanistica: la dimensione “funzionale” dell’arte romana arcaica
Un altro aspetto cruciale dell’arte delle origini è il ruolo dell’ingegneria e dell’architettura civile, rappresentato emblematicamente dalla Cloaca Maxima e dalle Mura Serviane.
Queste opere rivelano un tratto che diventerà tipicamente romano: la tendenza a concepire l’arte non solo come rappresentazione, ma come trasformazione concreta dello spazio urbano. La bonifica della valle del Foro attraverso la Cloaca Maxima non è solo un’impresa tecnica, ma anche un atto simbolico: significa rendere abitabile, ordinato e “civile” uno spazio originariamente caotico e paludoso.
Le Mura Serviane, d’altra parte, definiscono fisicamente il perimetro della città, contribuendo a creare un confine tra dentro e fuori, tra civiltà e natura, tra Roma e l’alterità. In questo senso, l’architettura difensiva partecipa alla costruzione dell’identità romana tanto quanto i templi.
5. La Cista Ficoroni: un capolavoro di meticciato culturale
Se il periodo monarchico è dominato dall’influenza etrusca, la fine del IV secolo a.C. offre un esempio emblematico di maturazione artistica con la Cista Ficoroni (Praeneste, 340-330 a.C. circa).
Questa cista in bronzo incisa è un oggetto straordinariamente complesso dal punto di vista culturale:
- Romana nella committenza
- Prenestina nella forma
- Osco-campana nel nome dell’artista (Novios Plautios)
- Greca nel soggetto e nella tecnica figurativa
La scena degli Argonauti incisa sulla superficie non è un semplice ornamento, ma un manifesto di cosmopolitismo culturale. Qui l’arte romana non è più mera imitazione, ma sintesi creativa di tradizioni diverse.
La Cista Ficoroni anticipa un tratto che diventerà centrale nell’arte romana successiva: la capacità di integrare elementi eterogenei in un sistema coerente, funzionale e narrativamente potente.
6. Conclusione: Roma come laboratorio di ibridazione
L’arte delle origini e della monarchia non può essere letta come una fase “primitiva” in attesa di una maturità futura. Al contrario, essa rappresenta un momento fondativo in cui si definiscono alcuni caratteri strutturali dell’arte romana:
- Ibridazione culturale come principio creativo
- Centralità della religione e del potere nella produzione artistica
- Forte intreccio tra arte, urbanistica e ingegneria
- Progressiva emersione di una identità artistica autonoma
Roma nasce, artisticamente, non come una civiltà chiusa e autosufficiente, ma come un dispositivo di assimilazione e trasformazione culturale. È proprio questa capacità di integrare, rielaborare e trasformare influenze esterne che renderà possibile, nei secoli successivi, la nascita di un’arte pienamente e consapevolmente “romana”.
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