martedì 4 febbraio 2025

Corso di Storia dell'arte: 36 Arte imperiale classica romana

Arte imperiale classica


Arte imperiale classica
forma, potere e rappresentazione nell’età augustea e flavia

Con l’avvento del principato di Augusto, Roma attraversò una trasformazione che fu al tempo stesso politica, simbolica e artistica. La fine delle guerre civili e l’instaurazione di un nuovo ordine istituzionale imposero la necessità di rifondare l’immagine della città e, con essa, l’immaginario collettivo dell’Impero. L’arte imperiale classica nacque precisamente in questo snodo storico: non come semplice prosecuzione della tradizione precedente, ma come linguaggio visivo consapevolmente orientato alla costruzione del potere.

La città come manifesto dell’Impero

Augusto comprese con straordinaria lucidità che l’urbanistica poteva diventare uno strumento di legittimazione politica. La celebre affermazione secondo cui avrebbe trovato Roma “di mattoni” e lasciata “di marmo” non va intesa come un’iperbole celebrativa, bensì come la sintesi di un programma ideologico. La monumentalizzazione della città fu il mezzo attraverso cui il principato si rese visibile, tangibile, inevitabile.

In questo periodo si affermò una nuova concezione dello spazio urbano, distinta dalla matrice templare greca. Gli edifici non erano più soltanto luoghi di culto o di rappresentanza simbolica, ma strutture funzionali destinate alla vita collettiva: teatri, anfiteatri, terme, archi trionfali. Il teatro di Marcello (11 a.C.), l’arena di Verona, il teatro di Orange e, più tardi, il Colosseo – inaugurato da Tito nell’80 d.C. e completato sotto Domiziano – incarnano questa svolta. Essi non celebrano una divinità, ma il popolo romano e, indirettamente, il principe che ne garantisce l’ordine e il benessere.

L’arco trionfale, in particolare, assunse una funzione simbolica di primaria importanza. L’arco partico nel Foro Romano (circa 20 a.C.) anticipò la tipologia dell’arco a tre fornici, destinata a divenire una delle forme più riconoscibili dell’architettura imperiale. Attraversare l’arco significava attraversare il racconto della vittoria, della pace ristabilita, della missione universale di Roma.

La scultura: l’ideale come strumento politico

Parallelamente alla trasformazione urbana, la scultura imperiale si fece veicolo di un’ideologia altrettanto rigorosa. L’arte figurativa dell’età augustea guardò deliberatamente alla Grecia classica, in particolare ai modelli del V secolo a.C., non per nostalgia antiquaria, ma per appropriarsi di un vocabolario formale universalmente riconosciuto come perfetto.

Fidia e Policleto fornirono il canone di riferimento per una nuova iconografia del potere. L’Augusto di Prima Porta, con la sua corazza istoriata e la postura ispirata al Doriforo, non è un ritratto realistico, bensì una costruzione simbolica: il princeps appare giovane, armonioso, senza tempo. Il corpo ideale diventa metafora dell’Impero stesso, ordinato, stabile, destinato a durare.

Questo orientamento, definito neoatticismo, privilegiava l’equilibrio formale, la compostezza, la misura. Il risultato fu un’arte di grande eleganza, talvolta percepita come fredda o distante, ma straordinariamente efficace sul piano comunicativo. Solo con la dinastia giulio-claudia si registrerà un progressivo recupero di una sensibilità più romana, meno astratta, in cui l’idealizzazione greca si intreccia con un rinnovato interesse per la fisionomia individuale e per la tensione psicologica.

La pittura: illusionismo e intimità

Anche la pittura parietale riflette con chiarezza le trasformazioni culturali dell’età imperiale. Tra il 30 e il 25 a.C. giunse a maturazione il secondo stile pompeiano, caratterizzato da architetture illusionistiche e ardite prospettive, che sembrano sfondare la parete e aprire lo spazio domestico verso mondi immaginari.

Con il terzo stile, tuttavia, si affermò una nuova sensibilità: più intima, raffinata, decorativa. Le pareti si fanno leggere, ornate da esili elementi architettonici e da quadretti mitologici sospesi su fondi monocromi. Gli affreschi della Casa della Farnesina o della Casa del Criptoportico a Pompei ne sono esempi emblematici.

Un vertice assoluto di questa stagione è rappresentato dalla villa di Livia a Prima Porta, dove il giardino dipinto trasforma l’ambiente chiuso in un paesaggio ideale, sereno, regolato da una natura eterna e pacificata. Qui l’illusionismo non è spettacolare, ma poetico: la pittura diventa esperienza sensoriale e simbolica insieme.

Dopo il terremoto del 62 d.C., le decorazioni testimoniano il passaggio al quarto stile, caratterizzato da un illusionismo più audace, teatrale, talvolta quasi barocco. Le pareti si popolano di architetture fantastiche, colori accesi, profondità vertiginose, come nelle decorazioni legate alla Domus Aurea e alla Domus Transitoria, anticipando una nuova estetica del potere imperiale.

Le arti minori: la grandezza nel dettaglio

Accanto alle arti maggiori, l’età augustea vide un eccezionale sviluppo delle arti cosiddette “minori”, che minori non furono affatto per qualità e raffinatezza. La toreutica e la glittica raggiunsero livelli di perfezione tecnica e naturalismo straordinari, dimostrando come l’ideologia imperiale permeasse anche gli oggetti destinati a una fruizione privata e selettiva.

Il tesoro d’argento di Hildesheim, la Gemma Augustea (29 a.C.), il cammeo con Augusto e Roma, fino al celebre Grande Cammeo di Francia di età tiberiana, testimoniano una cultura visiva in cui il dettaglio diventa veicolo di propaganda e di prestigio. In questi piccoli capolavori, l’Impero si concentra e si sublima, offrendo un’immagine di sé compatta, armoniosa, controllata.

Conclusione

Nella Roma imperiale classica l’arte non fu mai neutra. Architettura, scultura, pittura e arti applicate costituirono un sistema coerente di segni, destinato a costruire e diffondere l’idea di un potere legittimo, universale, eterno. L’arte divenne così linguaggio politico, strumento di coesione sociale, forma visibile dell’ordine imperiale.

A distanza di secoli, quelle immagini continuano a parlarci non solo della grandezza di Roma, ma della capacità dell’arte di modellare il pensiero, di dare forma ai sogni di un’epoca e di trasformarli in memoria duratura. Se vuoi, nel prossimo passo posso rafforzare ulteriormente l’impianto critico, oppure inserire confronti con l’arte ellenistica o tardo-imperiale per ampliare lo sguardo.


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