Il-III secolo

L'Estetica del Tramonto:Astrazione e Ieraticità nella Transizione Tardoantica
La produzione artistica tra il regno di Diocleziano e la morte di Costantino (284-337 d.C.) rappresenta il superamento definitivo dell'antropocentrismo classico. In un Impero scosso da minacce esterne e collassi economici, l'arte abbandona la mimesis (l'imitazione della natura) per abbracciare un linguaggio simbolico, prefigurando la rigidità bizantina e la spiritualità medievale.
1. Architettura Militare e Potere: La Reggia-Fortezza
La sicurezza diventa la categoria estetica dominante. Se nel II secolo le città erano organismi aperti, nel III secolo il confine tra architettura civile e militare si dissolve.
Le Mura Aureliane (271-275 d.C.): Non sono solo un'opera difensiva, ma un segno plastico del nuovo rapporto tra Roma e il mondo: l'Urbe si contrae, ammettendo la propria vulnerabilità.
Il Palazzo di Diocleziano a Spalato: Rappresenta la perfetta sintesi del castrum (accampamento militare) e della villa imperiale. La pianta quadrangolare, le mura turrite e il peristilio che conduce al mausoleo imperiale creano un percorso cerimoniale dove l'imperatore è protetto ed esaltato come una divinità in terra.
2. La De-umanizzazione del Ritratto: Dall'Individuo al Tipo
Nel ritratto imperiale, assistiamo alla scomparsa della psicologia individuale in favore della maestosità astratta.
La Svolta di Diocleziano: Nei ritratti dei Tetrarchi (Venezia, San Marco), i volti sono identici e le figure sono fuse in un abbraccio meccanico. Ciò che conta non è la fisionomia di Diocleziano o Galerio, ma la concordia e l'indivisibilità dell'ufficio imperiale.
La Testa di Gordiano III: Nonostante una parvenza di dettaglio tecnico, l'opera mostra già i primi segni della fissità oculare: lo sguardo è rivolto verso l'alto o verso il vuoto, segnale di una comunicazione che non avviene più tra uomini, ma tra il sovrano e il trascendente.
3. Costantino e il Colossalismo Simbolico
Con Costantino, il processo di astrazione giunge a compimento. Il ritratto colossale (già nel Cortile dei Conservatori) rompe ogni legame con la realtà corporea.
L'Occhio come Specchio dell'Anima: Le pupille scavate e rivolte al cielo indicano l'illuminazione divina (instinctu divinitatis). L'imperatore è un tramite, un Pontifex nel senso più metafisico del termine.
Semplificazione Formale: Le superfici del volto si fanno lisce, i tratti sono ridotti a linee geometriche essenziali. È l'inizio di una grammatica visiva che privilegia la leggibilità del potere sulla bellezza della forma.
4. Tabella Comparativa: Evoluzione del Canone Figurativo
| Elemento Critico | Classicismo Adrianeo (117-138 d.C.) | Tardoantico (284-337 d.C.) |
| Proporzioni | Canone policleteo, armonia naturale. | Squilibrio espressivo, arti massicci, teste grandi. |
| Spazio | Prospettiva organica, profondità. | Appiattimento, gerarchia delle dimensioni (isocefalia). |
| Sguardo | Rapporto empatico con lo spettatore. | Sguardo fisso nell'eternità (occhio spalancato). |
| Funzione | Celebrazione del cittadino/eroe. | Epifania dell'autorità sacra/teocratica. |
Conclusioni: Verso un'Arte Ideologica
L'arte del III e IV secolo non è il risultato di una perdita di abilità artigianale, ma di una scelta intellettuale. In un mondo che non trova più risposte nella razionalità del logos greco, l'immagine deve farsi icona: immediata, autoritaria, assoluta.
Il passaggio dal naturalismo all'astrazione ieratica è lo specchio di una civiltà che si prepara a consegnare il proprio destino nelle mani di un Dio unico e di un imperatore che ne è il solo rappresentante. In questa "maschera di pietra" risiede l'atto di nascita dell'arte cristiana.
Nessun commento:
Posta un commento