Bortoluzzi 1920
L'Ontologia del RelittoFerruccio Bortoluzzi e la Dialettica del Legno e del Ferro
L'opera di Ferruccio Bortoluzzi rappresenta uno dei vertici meno mediatici ma più rigorosi della ricerca plastica veneziana del secondo Novecento. La sua evoluzione segna il passaggio fondamentale dalla rappresentazione della "vacuità" (fase figurativa tonale) all'ostensione della "presenza" (fase oggettuale), definendo un'estetica della resistenza in cui il reperto diventa reliquia laica.
1. La Fase Formativa: Il Vuoto come Premessa Estetica
Negli anni '40, la pittura di Bortoluzzi, pur ancora ancorata a generi classici come il nudo e lo scorcio lagunare, manifesta una "atonia" cromatica che prefigura la sua futura indagine materica.
Il Silenzio Veneziano: Diversamente dal tonalismo di area guidiana, Bortoluzzi priva la luce di vibrazione celebrativa. La sua Venezia è una scenografia spopolata, un'indagine sul vuoto che riflette l'angoscia esistenziale della generazione formatasi tra le due guerre.
L’esperienza parigina e l’isolamento: L'incontro con la Scuola di Parigi e Severini nel 1951 agisce per via negativa: invece di assimilare il decorativismo o le geometrie strutturali, Bortoluzzi reagisce ritirandosi in un misticismo formale che lo porterà a scarnificare l'immagine.
2. La Maturità: La "Composizione" come Oggetto Fenomenologico
Agli inizi degli anni '60, Bortoluzzi opera la rottura definitiva con il piano pittorico. L'opera smette di essere finestra e diventa presenza.
Analisi della Materia: L'uso di legni consunti, chiodi e ferri arrugginiti non deve essere interpretato in chiave meramente di "recupero" (come nel Nouveau Réalisme), ma come una sacralizzazione del detrito. Il chiodo e l'anello non sono elementi funzionali, ma nodi di tensione che simboleggiano il dolore e la tenuta etica dell'uomo.
3. La Carte Bruciate e la Semantica del Fuoco
Negli anni '70, la ricerca si sposta sulla fragilità del supporto cartaceo. Le Carte Bruciate rappresentano l'estremizzazione del processo di sottrazione.
Il Fuoco come Strumento: Il calore non distrugge la carta, ma la modella, conferendole le tonalità brune del legno e l'ossidazione del ferro. È un processo di trasmutazione alchemica dove il supporto povero acquisisce la dignità della scultura monumentale.
Equilibrio e Lacerazione: Nei collage e nelle serigrafie dello stesso periodo, la geometria rigida delle campiture viene sistematicamente violata da una lacerazione. Questa dialettica tra ordine (la forma geometrica) e caos (lo strappo) riassume la filosofia di Bortoluzzi: l'esistenza si manifesta solo attraverso la ferita.
4. Sinossi dell'Evoluzione Stilistica
| Periodo | Medium Prevalente | Concetto Chiave | Riferimento Teorico |
| Anni '40 | Pittura a olio atona | Vacuità | Esistenzialismo figurativo |
| Anni '60 | Legno, ferro, corda | Testimonianza | Informale materico / Arte povera ante-litteram |
| Anni '70 | Carta combusta, serigrafia | Trascendenza | Dialettica tra equilibrio e distruzione |
Conclusioni: Un Rigore Anti-Spettacolare
La critica di Giulio Carlo Argan e Giuseppe Mazzariol ha giustamente evidenziato in Bortoluzzi un rigore quasi calvinista. La sua opera non concede nulla allo spettacolo della materia, tipico di certe derive dell'Informale europeo. Al contrario, Bortoluzzi "costruisce" il dolore, incastra il ferro nel legno con una precisione ingegneristica che è, in ultima analisi, un atto di fede nella capacità dell'uomo di ricomporre i frammenti di un mondo infranto.








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