venerdì 23 gennaio 2026

Corso di storia dell'arte: Sanfilippo 1923

Antonio Sanfilippo 1923









Antonio Sanfilippo
e la fondazione del segno nell’astrattismo italiano

Antonio Sanfilippo (Partanna, 1923 – Roma, 1980) occupa una posizione di primo piano nella storia dell’arte italiana del secondo dopoguerra, non solo per il ruolo svolto nell’affermazione dell’astrattismo, ma soprattutto per la coerenza e la radicalità della sua ricerca, interamente centrata sul problema del segno come forma primaria del linguaggio pittorico. La sua opera si colloca nel punto di tensione tra istanza ideologica, sperimentazione formale e necessità storica di rifondare l’arte dopo la frattura della guerra.

La formazione di Sanfilippo avviene in un contesto pluralistico e tutt’altro che provinciale. Gli studi al Liceo artistico di Palermo, sotto la guida di Michele Dixitdomino e Guido Ballo, lo mettono precocemente in contatto con una riflessione storica e teorica sull’arte contemporanea; le successive esperienze all’Accademia di Firenze con Felice Carena e a Palermo con Giovanni Rosone completano un percorso che, pur muovendo da presupposti figurativi, conduce rapidamente verso il superamento della rappresentazione. L’avvicinamento al Neocubismo segna una fase di passaggio, nella quale la scomposizione della forma e la costruzione spaziale diventano strumenti di analisi più che fini espressivi.

Il vero momento di svolta si colloca però nel 1947, con l’adesione al Gruppo Forma 1, esperienza che rappresenta uno dei tentativi più consapevoli e teoricamente fondati di costruire un’arte astratta in Italia. La celebre dichiarazione — «formalisti e marxisti» — non va letta come una provocazione, ma come il tentativo di risolvere una contraddizione apparente: per Sanfilippo e per i suoi compagni di strada (Consagra, Dorazio, Perilli, Turcato, Accardi), la forma non è evasione dalla realtà, bensì strumento critico per comprenderla e trasformarla. In questo senso, l’astrazione non coincide con un ripiegamento estetizzante, ma con una presa di posizione etica e politica.

All’interno di Forma 1, Sanfilippo si distingue per una sensibilità specifica, meno orientata alla struttura geometrica pura e più attenta alla dinamica del segno. Il segno, nella sua pittura, non è mai calligrafia gratuita né gesto espressionistico incontrollato: è piuttosto un’unità minima di senso, un elemento che si ripete, si addensa, si rarefà, costruendo campi visivi vibranti e instabili. Opere come Paesaggio (1949), oggi alla GNAM, mostrano chiaramente come il riferimento al mondo naturale sopravviva solo come memoria remota, trasfigurata in ritmo, in trama, in pulsazione visiva.

La partecipazione alle principali rassegne nazionali e internazionali — dalla Biennale di Venezia alla Quadriennale di Roma — testimonia il riconoscimento istituzionale di una ricerca che, pur mantenendo una forte autonomia, dialoga con le correnti europee dell’astrazione lirica e segnica. Tuttavia, Sanfilippo non aderisce mai completamente a nessuna etichetta: il suo lavoro resta irriducibile tanto alla rigidità geometrica quanto all’informale più gestuale. È proprio questa posizione intermedia, critica e consapevole, a renderlo una figura chiave del panorama artistico del tempo.

Negli anni successivi, la sua pittura evolve senza tradire i presupposti iniziali. Il segno si fa più complesso, talvolta più rarefatto, talvolta più ossessivamente reiterato, ma resta sempre il fulcro di una riflessione sul linguaggio pittorico come sistema autonomo. In Sanfilippo, l’astrazione non è mai un punto di arrivo definitivo: è un processo, una ricerca aperta che rifiuta soluzioni definitive e stili cristallizzati.

La morte prematura, avvenuta tragicamente nel 1980, interrompe un percorso ancora fertile, ma non ne offusca l’eredità. La presenza delle sue opere in importanti collezioni pubbliche e la pubblicazione del Catalogo generale nel 2007 confermano il valore storico e critico di un artista che ha contribuito in modo decisivo alla costruzione di un linguaggio astratto autenticamente italiano, capace di confrontarsi con l’Europa senza rinunciare a una propria identità.

In definitiva, Antonio Sanfilippo va letto non solo come protagonista di una stagione artistica, ma come autore che ha saputo trasformare il segno in pensiero, facendo della pittura uno spazio di resistenza critica e di continua interrogazione sul senso stesso del fare arte nel mondo contemporaneo.



Nessun commento:

Posta un commento

Corso di storia dell'arte: Balthus 1908

Balthus 1908 1. Identità dell’artista Balthus (Balthasar Klossowski de Rola) Parigi, 29 febbraio 1908 – Rossinière, 18 febbraio 2001 Figl...