mercoledì 31 dicembre 2025

Corso di storia dell'arte: Morris 1931

Morris 1931

 



Robert Morris (Kansas City, 9 febbraio 1931 – Kingston, 28 novembre 2018) è stato uno scultore statunitense contemporaneo. È uno dei principali e teorici artisti del minimalismo, ma ha anche dato importanti contributi sulla performance art e sull'installazione. Dal 1964 propone grandi strutture di geometria solida elementare, realizzate con lamiera o con pannelli traforati a graticcio. L'attenzione delle grandi strutture doveva protrarsi tutta all'esterno, cioè alle caratteristiche reali. L'artista intendeva eliminare i giochi di relazione tra le varie parti di una composizione. Morris aveva al suo fianco altri colleghi artisti : Donal Judd, Carl Andre e Robert Smithson.

martedì 30 dicembre 2025

Corso di storia dell'arte: Opalka 1931

Opalka 1931








Roman Opałka (Abbeville-Saint-Lucien, 27 agosto 1931 – Roma, 6 agosto 2011) è stato un pittore polacco, nato in Francia. Roman Opałka nacque il 27 agosto 1931 a Abbeville-Saint-Lucien, in Francia, da genitori polacchi. La famiglia tornò in Polonia nel 1946 e Opałka studiò litografia in una scuola di grafica prima di iscriversi alla Scuola di Arte e Design di Łódź. Successivamente si è laureato presso l'Accademia di Belle Arti di Varsavia, per poi tornare in Francia nel 1977. Opałka visse per un periodo a Teille, vicino a Le Mans, per poi spostarsi a Venezia. Morì all'età di 79 anni dopo essersi ammalato mentre era in vacanza in Italia. Fu ricoverato in un ospedale a Roma e vi morì alcuni giorni dopo, il 6 agosto 2011, tre settimane prima del suo ottantesimo compleanno. Nel 1965, nel suo studio a Varsavia, Opałka iniziò a dipingere numeri da uno a infinito. Partendo dall'angolo in alto a sinistra della tela e finendo nell'angolo in basso a destra, i piccoli numeri sono stati dipinti in righe orizzontali. Ogni nuova tela, che l'artista definiva un "dettaglio", iniziava a contare partendo dal numero successivo a quello col quale terminava la precedente. Ogni "dettaglio" ha le stesse dimensioni (196 x 135 cm). Tutte le tele hanno lo stesso titolo, "1965/1 - ∞"; il progetto non ha mai avuto una fine definitiva, e l'artista ha dedicato la sua intera vita nel realizzare l'opera, tendenzialmente infinita: "Tutto il mio lavoro è fatto solo per descrivere e contare l'inesorabile flusso del tempo, dal primo momento a un momento infinitamente futuro. Ciò che mi devasta è la nostra piccolezza: se esistiamo in un istante, il momento dopo potremmo non essere più nulla". Nei primi dettagli, Opałka dipinse numeri bianchi su uno sfondo nero. Nel 1968, poi, l'artista lo cambiò in uno sfondo grigio "perché non è un colore simbolico, né emotivo", e nel 1972 decise di alleggerire gradualmente questo sfondo grigio aggiungendo l'1% in più di bianco allo sfondo con ogni nuovo "dettaglio". Questa scelta creava un effetto evanescente che suggeriva i temi della labilità della memoria e del dissolvimento ineluttabile di ogni cosa. L'artista si aspettava di arrivare al punto di dipingere col bianco su sfondo bianco appena raggiunto il numero 7 777 777, raggiunti i 75 anni di età. A luglio 2004, aveva raggiunto i 5,5 milioni. Adottando questo approccio rigoroso alla sua arte, Opałka si è allineato con altri artisti dell'epoca che hanno esplorato la creazione artistica attraverso la matematica, come Daniel Buren o On Kawara. Nel 1968 inoltre Opałka iniziò ad usare, mentre dipingeva, un registratore, pronunciando ogni numero in polacco nel microfono mentre lo dipingeva , cominciando anche a scattare fotografie di se stesso in piedi davanti alla tela dopo il lavoro di ogni giorno. Al progressivo sbiadire delle tele doveva corrispondere lo sbiadire del suo viso e dei suoi capelli: un documento del trascorrere dell'esistenza e della fragilità umana, una sorta di rilettura dell'antica vanitas romana. La cifra finale da lui dipinta è stata di 5 607 249, non riuscendo infine a realizzare il suo desiderio artistico.

lunedì 29 dicembre 2025

Corso di storia dell'arte: Riley 1931

Riley 1931






Bridget Louise Riley (Londra, 24 aprile 1931) è una pittrice inglese, una dei principali esponenti del movimento artistico dell’Op art, corrente che si basa sul tentativo di impressionare l’occhio umano.Bridget, da giovane, studiò al Cheltenham Ladies College; dopo gli studi primari, studiò arte, dapprima al Goldsmiths College, e in seguito al Royal College of Art a Londra, dove, tra i suoi compagni, c'erano gli artisti Peter Blake e Frank Auerbach. Lasciò l'università presto, per prendersi cura del padre, malato e in difficoltà. In quel periodo soffrì di una depressione. Dopodiché, intraprese molti lavori, tra i quali l'insegnante di arte, e, più brevemente, nel settore artistico della società pubblicitaria J. Walter Thompson Company. Verso la fine degli anni '50, Veronica iniziò a produrre opere in uno stile riconoscibilmente suo, ispirata da altri movimenti artistici e fonti. La sua principale fonte di studio e curiosità era il Puntinismo di Seurat: dopo aver analizzato il movimento e dipinto alcuni paesaggi, quello stile portò il suo interesse agli effetti ottici. I dipinti di Victor Vasarely, che negli anni '30 erano composti di linee e forme monocromatiche (cioè bianche e nere), ebbero una forte influenza nelle prime opere di Riley. Nei suoi lavori seguenti si può osservare l'influenza dei quadri futuristi; le maggiori somiglianze si notano con quelli del torinese Giacomo Balla. Fu proprio in questo periodo che Bridget iniziò a dipingere i quadri in bianco e nero per i quali oggi è maggiormente conosciuta. Presentano una grande varietà di forme geometriche (ad esempio cubi bianchi e neri alternati), che producono sensazioni di movimento grazie al colore, che sembra spostarsi da una figura all'altra. Nei primi anni '60, le opere di Riley ebbero la particolarità di far sentire, al visitatore, una sensazione di immersione nello spazio. Vennero esposti nella sua prima personale del 1962, a Londra, nella Galleria One di Victor Musgrave, come in numerose seguenti mostre. Visualmente, queste opere si riferiscono a molte preoccupazioni del periodo: per ravvivare la partecipazione del pubblico, si attua la sfida corpo-mente (la sensazione che si recepisce dopo l'analisi del cervello); si cerca di trasmettere la tensione di un futuro nelle mani del progresso scientifico, ma con il timore della guerra nucleare; i timori dell'individualità in un mondo sempre più globalizzato. I dipinti sono caratterizzati, a parte l'illusione ottica e il senso di movimento, anche dalla fredda e calcolata apparenza di essi. Una delle opere più importanti di questo periodo è Fall (1963). Nel 1965, Riley espose alla mostra di Op art che si tenne a New York, The Responsive Eye, insieme a Victor Vasarely; uno dei suoi dipinti è stato riprodotto sulla copertina del catalogo della mostra. Questo piccolo gesto, ma simbolico, causò una spaccatura tra lei e il resto del movimento, ed espresse disappunto sul fatto che una sua opera venisse usata a scopi economici. Dopo una grande retrospettiva nei primi anni '70, Riley iniziò a viaggiare molto. Dopo una gita in Egitto negli anni '80, dove trovò l'ispirazione ammirando i colorati geroglifici, Riley procedette con l'analisi approfondita del colore e del contrasto. In alcune opere, le linee di colore sono usate per creare un effetto simmetrico. Nel 1986 Riley incontrò i pittori Philip Taaffe e Ross Bleckner: questo confronto artistico ebbe come conseguenza l'inserimento di elementi diagonali nelle sue opere seguenti. Un esempio di questi quadri ricchi di colori è Shadowplay. Dopo l'inizio degli anni '90, Riley ha cominciato a delegare il lavoro ad alcuni operai (concentrandosi quindi unicamente sul disegno), come, dal resto, molti pittori della sua stessa corrente.

domenica 28 dicembre 2025

Corso di storia dell'arte: Botero 1932

Botero 1932





Botero -è-, Fernando. - Pittore e scultore colombiano (n. Medellín 1932). La sua produzione giovanile fu influenzata dall'opera di J. C. Orozco, D. Rivera, D. A. Siqueiros; nel 1952 intraprese viaggi di studio in Francia, Spagna (dove frequentò l'Academia de San Fernando a Madrid) e Italia, dove studiò la tecnica dell'affresco all'Accademia di S. Marco a Firenze; fu quindi in Messico (1956). Dal 1960 si stabilì a New York, quindi (dal 1973) a Parigi. All'inizio degli anni Sessanta la sua opera risentiva dell'espressionismo astratto (Mona Lisa, 1961, New York, Museum of modern art), ma negli anni seguenti B. definì il suo stile, caratterizzato dall'uso di forme tondeggianti e gonfiate, in figurazioni spesso ironiche o sottilmente caricaturali (La famiglia del presidente, 1967, New York, Museum of modern art). Dagli anni Settanta si è dedicato anche alla scultura, riproponendo il suo stile nella terza dimensione. Le sue opere sono state esposte in varie personali, tra le quali: Firenze, Forte Belvedere (1991); Parigi, Champs-Élysées (1992-93); Washington, Art museum of the Americas (1996); Santiago del Cile, Museo Nazionale di Belle Arti (1997); Lugano, Museo d'arte moderna (1997); Firenze, Piazza della Signoria, Piazzale degli Uffizi e Sala d'Arme di Palazzo Vecchio (1999). Grazie alle cospicue donazioni di B. (opere sue e degli artisti da lui collezionati), nel 2000 sono stati inaugurati a Bogotá un museo a suo nome e a Medellín il progetto culturale noto come Ciudad Botero, che comprende anche il rinnovamento del Museo de Antioquia. Più recentemente, in concomitanza con l'ottantesimo anniversario della nascita, è stata allestita a Pietrasanta la mostra Fernando Botero: disegnatore e scultore (2012), in cui sono state esposte ottanta opere provenienti dalla collezione privata dell'artista, mentre presso il Museo de Bellas Artes di Bilbao l'artista colombiano è stato celebrato con l'antologica Fernando Botero. Celebración.


sabato 27 dicembre 2025

Corso di storia dell'arte: Manzoni 1933

Piero Manzoni 1933





Pittore italiano (Soncino, Cremona, 1933 - Milano 1963). Ebbe frequenti contatti col gruppo nucleare (E. Baj, L. Fontana, ecc.) e col gruppo tedesco Zero; partecipò alla realizzazione della rivista Azimuth. Accanto a esperienze di tipo materico (serie degli Achromes), M. svolse un tipo di sperimentalismo neodadaista con proposte provocatorie che mettono in discussione il significato stesso della ricerca artistica in quanto prodotto, il ruolo dell'artista e quello del pubblico (serie delle Linee, Fiato d'artista, serie di nuovi Achromes e delle Basi magiche). Nel 2013 F. Gualdoni ha dedicato al pittore la biografia Piero Manzoni. Vita d'artista, mentre l'anno successivo una grande retrospettiva della sua opera è stata allestita presso il Palazzo Reale di Milano.

venerdì 26 dicembre 2025

Corso di storia dell'arte: Pistolétto 1933

Michelangelo Pistolétto 1933









Pittore e scultore italiano (n. Biella 1933). Esponente della pop art e dell'arte povera, dagli anni Sessanta ha sviluppato originali soluzioni artistiche, sperimentando numerosi materiali e tecniche, con l'intento di coinvolgere attivamente lo spettatore all'interno della sua opera. Tra i numerosi riconoscimenti ricevuti: il Leone d'oro alla carriera alla 50° Biennale di Venezia (2003); il Wolf Foundation Prize in Arts (2007); il Praemium Imperiale dalla Japan Art Association (2013). Vita e opere. Professore all'Accademia di Belle Arti di Vienna (1991-2000). Dopo le giovanili esperienze nel campo del restauro, con il padre, e della pubblicità, con A. Testa, e un approccio tradizionale alla pittura, incentrata sulla figura umana e il suo rapporto con il fondo (serie di autoritratti), ha iniziato la sua attività verso la fine degli anni Sessanta. L'opera di P. s'inserisce nell'ambito della cosiddetta «nuova oggettività» di cui è in Italia uno dei più significativi interpreti. L'uso di una tecnica personale assolutamente inedita quale il riporto di fotografie di oggetti o di persone a grandezza naturale su vaste superfici di acciaio inossidabile specchiante (veline dipinte su acciaio inox lucidato a specchio) e nei plexiglas (Pila di dischi, 1964), diviene una sua cifra costante a partire dal 1963. La tematica dell'«uomo-oggetto», l'ambiguità del rapporto tra realtà e immagine trovano in tale tecnica un codice espressivo particolarmente provocante dato dall'apparente oggettività dell'universo proposto, dove l'immagine riprodotta si trova inserita nel trompe-l'œil del reale ambiente circostante. Nel 1959 è stato invitato alla Biennale di San Marino: fin dagli inizi le sue opere gli valsero un immediato interesse a livello internazionale. Fu del 1960 la sua prima personale alla Galleria Galatea a Torino; nel 1964 espose a Parigi presso la Galleria Sonnabend. Da allora venne invitato costantemente alle più significative manifestazioni internazionali. Nel 1969 ha ottenuto il premio della Critica al Palais des Beaux Arts a Charleroi. Seguono, nella costante interrelazione di realtà e apparenze, coinvolgente ambiente e spettatore, una serie di installazioni e opere che utilizzano materiali eterogenei, dagli stracci alla carta, ai fili elettrici (Oggetti in meno, 1966; Venere degli stracci, 1967; Mappamondo, 1966-68; Divisione e moltiplicazione dello specchio, 1975-76; Il pavone, 1979), sculture di poliuretano rigido, gesso, cemento, marmo (Annunciazione, 1980, Iesi, Pinac. comunale; Gigante di marmo, 1982-83). P. ha realizzato anche happening e azioni teatrali (Opera Ah, 1979; Anno Uno, 1981). Nel 1998 ha fondato, a Biella, il centro multiculturale e plurisettoriale Cittadellarte-Fondazione Pistoletto, con lo scopo di «ispirare e produrre un cambiamento responsabile nella società attraverso idee e progetti creativi». Sue opere sono presenti nei maggiori musei d'arte moderna e contemporanea; ha partecipato a nove edizioni della Biennale di Venezia (1966, 1976, 1978, 1984, 1986, 1993, 1995, 2003, 2005) e a quattro della Documenta di Kassel (1968, 1982, 1992, 1997). Tra le più recenti mostre personali a lui dedicate si ricordano quella alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma nel 1990; al Kunstbau Lenbachhaus di Monaco nel 1996; alla Galleria Civica d'Arte Moderna di Modena nel 2005; al MAMAC di Nice nel 2007; al Louvre di Parigi nel 2013; al Blenheim Palace di Londra nel 2016. Nel 2013 l'artista ha pubblicato con A. Elkann il testo autobiografico La voce di Pistoletto, in cui sono ricostruiti la sua vita e il suo percorso creativo, mentre è del 2017 il saggio Ominiteismo e Demopraxia. Manifesto per una rigenerazione della società.

giovedì 25 dicembre 2025

Corso di storia dell'arte: Schifano 1934

Mario Schifano 1934






Pittore italiano (Homs, Libia, 1934 - Roma 1998). Nel dopoguerra a Roma, lavorò come restauratore presso il Museo nazionale etrusco di Villa Giulia e si dedicò da autodidatta alla pittura, esordendo in ambito informale. Partecipe, dopo un viaggio negli USA (1964), dell'atmosfera pop, S. ricercò nuove modalità espressive attraverso una rivisitazione delle avanguardie o il recupero di frammenti di immagini proprie del paesaggio urbano. Per le sue opere, spesso sviluppate in cicli (Tutte stelle; Paesaggi TV; Gigli d'acqua; ecc.), sfruttò materiali (tele emulsionate, carta, plexiglass, ecc.) e tecniche diverse (fotoimpressioni, collages, ecc.) mantenendo un costante interesse per il linguaggio filmico. Dagli anni Ottanta S. tornò alla pittura con quadri di grande formato dai colori accesi e brillanti. Opere in vari musei tra i quali quelli d'arte moderna a Roma e Torino. Nel 2012 il suo ex assistente L. Ronchi ha pubblicato la biografia Mario Schifano, che ripercorre la vicenda artistica e umana del pittore.

mercoledì 24 dicembre 2025

Corso di storia dell'arte: Bonalumi 1935

Agostino Bonalumi 1935






Agostino Bonalumi (Vimercate, 10 luglio 1935 – Desio, 18 settembre 2013) è stato un pittore italiano, considerato una delle figure più rilevanti dell'arte astratta del '900. Dopo studi di impostazione tecnico-meccanica Bonalumi si inserì giovanissimo nel clima artistico di Milano, frequentando lo studio di Enrico Baj dove conobbe Lucio Fontana, Piero Manzoni ed Enrico Castellani. Riconoscendo la fine della spinta propulsiva dell'arte informale, collaborò alla rivista Azimuth che proponeva l'azzeramento totale dell'esperienza artistica precedente ed un nuovo inizio, basato su un nuovo patto con il progresso sociale. Tale azzeramento venne realizzato da Manzoni, Castellani e Bonalumi con l'utilizzo di tele monocrome (spesso totalmente bianche), estroflesse con varie tecniche in modo da creare effetti di luci ed ombre cangianti con l'inclinazione della sorgente luminosa. Piero Manzoni scelse come materiali prediletti il caolino e il cotone per i suoi Achromes, mentre Enrico Castellani e Bonalumi avviarono un percorso di studio ed analisi delle possibilità fornite dall'estroflessione della tela mediante l'utilizzo di chiodi e centine (Castellani) e di sagome di legno e metallo inserite dietro la tela (Bonalumi). L'opera di Agostino Bonalumi, pur nella costante fedeltà al mezzo artistico inizialmente scelto, è considerata da molti critici estremamente fantasiosa e sempre nuova nella creazione di giochi di luci ed ombre nuovi ed originali. Particolare attenzione va segnalata sul lavoro degli anni settanta-ottanta, con ombre prospettiche contrarie alle direzioni delle normali sorgenti di luce, creando appunto un effetto disorientante, questo approccio è da spiegarsi come elemento di rottura agli standard pittorici tradizionali, di fatto se nel corso della storia dell'arte l'uomo ha sempre studiato la prospettiva per creare un effetto pittorico realistico, Bonalumi la ribalta, o la distorce creando un suo personale "punto di vista" in linea con il movimento primiano di cui faceva parte. La sua prima personale risale al 1956 presso la Galleria Totti di Milano. Nel 1958 con Castellani e Manzoni espone alla Galleria Pater di Milano, seguiranno altre mostre a Roma e Milano. A Losanna, nel 1961, alla Galleria Kasper è tra i fondatori del gruppo ''Nuova Scuola Europea''. Nel 1965 Arturo Schwarz presenta una mostra personale di Bonalumi nella sua galleria di Milano. Nel 1966 inizia un periodo di collaborazione con la Galleria del Naviglio di Milano, pubblicando nel 1973 per le Edizioni del Naviglio una monografia a cura di Gillo Dorfles. Sempre nel 1966 è invitato alla Biennale di Venezia con un gruppo di opere. Bonalumi espose in una sala personale alla Biennale di Venezia del 1970. Partecipò alla Biennale anche negli anni 1966 e 1986. Nel 1980 le sue opere furono esposte in una grande mostra personale presso il Palazzo Te di Mantova. Nel 2001 ottenne il premio del Presidente della Repubblica. Nel 2002 ha presentato l'opera ambiente al Museo Guggenheim di Venezia. Ha esposto anche, fra le numerose mostre a lui dedicate, alla Biennale di San Paolo del Brasile (1966), alla Biennale di Parigi (1968) e al Museum of Art di Fort Lauderdale in Florida nel 1981. Nel 2006 ha riceuto il Premio Artista dell'anno. Le opere di Bonalumi sono attivamente ricercate dai collezionisti di tutto il mondo ed è costantemente scambiato nelle aste più prestigiose quali le famose "Italian Sales" di Londra. Non di secondaria importanza è l'attività poetica di Agostino Bonalumi, che ha pubblicato, tra il 2000 e il 2010, sei libri di poesia: scherzo io (Colophon, 2000); Da te ascolto tornare le cose (con un pensiero di Concetto Pozzati, Book Editore, 2001); Difficile cogliersi (Edizioni Il Bulino, 2002); Giusto provarci (Colophon, 2006); è stato un nulla (Book Editore, 2008); Difficile esserci (con un'introduzione di Leonardo Conti, Vanillaedizioni, 2010).
Nel 2018 Palazzo Reale di Milano in collaborazione con il Museo del Novecento gli dedica la mostra Bonalumi 1958-2013, antologica comprensiva di oltre 120 opere.

Corso di storia dell'arte: Pirandello 1899

Fausto Calogero Pirandello  1899 Fausto Pirandello (1899–1975) e la Scuola Romana Vita e formazione Fausto Pirandello nasce a Roma il 17 ...