

Roman Opałka (Abbeville-Saint-Lucien, 27 agosto 1931 – Roma, 6 agosto 2011) è stato un pittore polacco, nato in Francia. Roman Opałka nacque il 27 agosto 1931 a Abbeville-Saint-Lucien, in Francia, da genitori polacchi. La famiglia tornò in Polonia nel 1946 e Opałka studiò litografia in una scuola di grafica prima di iscriversi alla Scuola di Arte e Design di Łódź. Successivamente si è laureato presso l'Accademia di Belle Arti di Varsavia, per poi tornare in Francia nel 1977. Opałka visse per un periodo a Teille, vicino a Le Mans, per poi spostarsi a Venezia. Morì all'età di 79 anni dopo essersi ammalato mentre era in vacanza in Italia. Fu ricoverato in un ospedale a Roma e vi morì alcuni giorni dopo, il 6 agosto 2011, tre settimane prima del suo ottantesimo compleanno. Nel 1965, nel suo studio a Varsavia, Opałka iniziò a dipingere numeri da uno a infinito. Partendo dall'angolo in alto a sinistra della tela e finendo nell'angolo in basso a destra, i piccoli numeri sono stati dipinti in righe orizzontali. Ogni nuova tela, che l'artista definiva un "dettaglio", iniziava a contare partendo dal numero successivo a quello col quale terminava la precedente. Ogni "dettaglio" ha le stesse dimensioni (196 x 135 cm). Tutte le tele hanno lo stesso titolo, "1965/1 - ∞"; il progetto non ha mai avuto una fine definitiva, e l'artista ha dedicato la sua intera vita nel realizzare l'opera, tendenzialmente infinita: "Tutto il mio lavoro è fatto solo per descrivere e contare l'inesorabile flusso del tempo, dal primo momento a un momento infinitamente futuro. Ciò che mi devasta è la nostra piccolezza: se esistiamo in un istante, il momento dopo potremmo non essere più nulla". Nei primi dettagli, Opałka dipinse numeri bianchi su uno sfondo nero. Nel 1968, poi, l'artista lo cambiò in uno sfondo grigio "perché non è un colore simbolico, né emotivo", e nel 1972 decise di alleggerire gradualmente questo sfondo grigio aggiungendo l'1% in più di bianco allo sfondo con ogni nuovo "dettaglio". Questa scelta creava un effetto evanescente che suggeriva i temi della labilità della memoria e del dissolvimento ineluttabile di ogni cosa. L'artista si aspettava di arrivare al punto di dipingere col bianco su sfondo bianco appena raggiunto il numero 7 777 777, raggiunti i 75 anni di età. A luglio 2004, aveva raggiunto i 5,5 milioni. Adottando questo approccio rigoroso alla sua arte, Opałka si è allineato con altri artisti dell'epoca che hanno esplorato la creazione artistica attraverso la matematica, come Daniel Buren o On Kawara. Nel 1968 inoltre Opałka iniziò ad usare, mentre dipingeva, un registratore, pronunciando ogni numero in polacco nel microfono mentre lo dipingeva , cominciando anche a scattare fotografie di se stesso in piedi davanti alla tela dopo il lavoro di ogni giorno. Al progressivo sbiadire delle tele doveva corrispondere lo sbiadire del suo viso e dei suoi capelli: un documento del trascorrere dell'esistenza e della fragilità umana, una sorta di rilettura dell'antica vanitas romana. La cifra finale da lui dipinta è stata di 5 607 249, non riuscendo infine a realizzare il suo desiderio artistico.
Bridget Louise Riley (Londra, 24 aprile 1931) è una pittrice inglese, una dei principali esponenti del movimento artistico dell’Op art, corrente che si basa sul tentativo di impressionare l’occhio umano.Bridget, da giovane, studiò al Cheltenham Ladies College; dopo gli studi primari, studiò arte, dapprima al Goldsmiths College, e in seguito al Royal College of Art a Londra, dove, tra i suoi compagni, c'erano gli artisti Peter Blake e Frank Auerbach. Lasciò l'università presto, per prendersi cura del padre, malato e in difficoltà. In quel periodo soffrì di una depressione. Dopodiché, intraprese molti lavori, tra i quali l'insegnante di arte, e, più brevemente, nel settore artistico della società pubblicitaria J. Walter Thompson Company. Verso la fine degli anni '50, Veronica iniziò a produrre opere in uno stile riconoscibilmente suo, ispirata da altri movimenti artistici e fonti. La sua principale fonte di studio e curiosità era il Puntinismo di Seurat: dopo aver analizzato il movimento e dipinto alcuni paesaggi, quello stile portò il suo interesse agli effetti ottici. I dipinti di Victor Vasarely, che negli anni '30 erano composti di linee e forme monocromatiche (cioè bianche e nere), ebbero una forte influenza nelle prime opere di Riley. Nei suoi lavori seguenti si può osservare l'influenza dei quadri futuristi; le maggiori somiglianze si notano con quelli del torinese Giacomo Balla. Fu proprio in questo periodo che Bridget iniziò a dipingere i quadri in bianco e nero per i quali oggi è maggiormente conosciuta. Presentano una grande varietà di forme geometriche (ad esempio cubi bianchi e neri alternati), che producono sensazioni di movimento grazie al colore, che sembra spostarsi da una figura all'altra. Nei primi anni '60, le opere di Riley ebbero la particolarità di far sentire, al visitatore, una sensazione di immersione nello spazio. Vennero esposti nella sua prima personale del 1962, a Londra, nella Galleria One di Victor Musgrave, come in numerose seguenti mostre. Visualmente, queste opere si riferiscono a molte preoccupazioni del periodo: per ravvivare la partecipazione del pubblico, si attua la sfida corpo-mente (la sensazione che si recepisce dopo l'analisi del cervello); si cerca di trasmettere la tensione di un futuro nelle mani del progresso scientifico, ma con il timore della guerra nucleare; i timori dell'individualità in un mondo sempre più globalizzato. I dipinti sono caratterizzati, a parte l'illusione ottica e il senso di movimento, anche dalla fredda e calcolata apparenza di essi. Una delle opere più importanti di questo periodo è Fall (1963). Nel 1965, Riley espose alla mostra di Op art che si tenne a New York, The Responsive Eye, insieme a Victor Vasarely; uno dei suoi dipinti è stato riprodotto sulla copertina del catalogo della mostra. Questo piccolo gesto, ma simbolico, causò una spaccatura tra lei e il resto del movimento, ed espresse disappunto sul fatto che una sua opera venisse usata a scopi economici. Dopo una grande retrospettiva nei primi anni '70, Riley iniziò a viaggiare molto. Dopo una gita in Egitto negli anni '80, dove trovò l'ispirazione ammirando i colorati geroglifici, Riley procedette con l'analisi approfondita del colore e del contrasto. In alcune opere, le linee di colore sono usate per creare un effetto simmetrico. Nel 1986 Riley incontrò i pittori Philip Taaffe e Ross Bleckner: questo confronto artistico ebbe come conseguenza l'inserimento di elementi diagonali nelle sue opere seguenti. Un esempio di questi quadri ricchi di colori è Shadowplay. Dopo l'inizio degli anni '90, Riley ha cominciato a delegare il lavoro ad alcuni operai (concentrandosi quindi unicamente sul disegno), come, dal resto, molti pittori della sua stessa corrente.
Pittore italiano (Soncino, Cremona, 1933 - Milano 1963). Ebbe frequenti contatti col gruppo nucleare (E. Baj, L. Fontana, ecc.) e col gruppo tedesco Zero; partecipò alla realizzazione della rivista Azimuth. Accanto a esperienze di tipo materico (serie degli Achromes), M. svolse un tipo di sperimentalismo neodadaista con proposte provocatorie che mettono in discussione il significato stesso della ricerca artistica in quanto prodotto, il ruolo dell'artista e quello del pubblico (serie delle Linee, Fiato d'artista, serie di nuovi Achromes e delle Basi magiche). Nel 2013 F. Gualdoni ha dedicato al pittore la biografia Piero Manzoni. Vita d'artista, mentre l'anno successivo una grande retrospettiva della sua opera è stata allestita presso il Palazzo Reale di Milano.
Mario Schifano 1934
Fausto Calogero Pirandello 1899 Fausto Pirandello (1899–1975) e la Scuola Romana Vita e formazione Fausto Pirandello nasce a Roma il 17 ...