sabato 31 gennaio 2026

Corso di storia dell'arte: Brown 1919

Brown 1919

Theophilus Brown (1919-2012) si sentì fortemente influenzato dal lavoro degli artisti più affermati. Nel 1955, con Wonner affittarono degli spazi studio all'interno dello stesso edificio che era anche l'edificio in cui lavorava Diebenkorn. Diebenkorn, Bischoff e Park si sono uniti a Brown e Wonner per tenere sessioni di disegno dal vero. Di tanto in tanto erano raggiunti da James Weeks e Nathan Oliviera. Alcune delle opere importanti di Brown sono Male Nude Seated (1960), Sun and Moon (1960), ecc. 

Corso di storia dell'arte: Berk 1919

Berk 1919
Henrietta Berk (1919–1990) dipinse principalmente a olio. Il suo lavoro è stato notato per i suoi colori e le forme forti. Berk ha sviluppato il suo approccio unico all'arte con un uso audace del colore e un'interpretazione unica della forma e della luce. Il suo lavoro è notevole considerando i tempi difficili per le artiste negli anni '60 e il soffitto di vetro che ha lottato così duramente per rompere.  Berk ha frequentato il California College of Arts and Crafts di Oakland dal 1955 al 1959, dove ha studiato con Richard Diebenkorn e Harry Krell. [12] Alcune delle opere più note di Berk sono Me or Facade (1960), Picnic (1961), Golden Gate (1961), Three Figures (1962), Racing (1964), Leaning Figure (1967) Lagoon Valley Road (1968) .Una mostra retrospettiva del suo lavoro è stata aperta al The Hilbert Museum della Chapman University il 13 giugno 2020 in concomitanza con un libro sull'artista, "In Living Color, The Art & Life of Henrietta Berk" edito da Cindy Johnson e pubblicato da Cool Titles.

giovedì 29 gennaio 2026

Corso di storia dell'arte: Wonner 1920

Wonner 1920






Paul John Wonner (1920–2008):
figurazione post-espressionista e ridefinizione della natura morta nel secondo Novecento americano

1. Inquadramento storico e contesto formativo

La figura di Paul John Wonner occupa una posizione peculiare all’interno del panorama artistico statunitense del secondo dopoguerra, collocandosi in un’area di intersezione tra Espressionismo Astratto, figurazione post-bellica e riflessione tardomoderna sul genere della natura morta. La sua formazione all’Università della California, Berkeley — culminata con il conseguimento di titoli accademici avanzati tra il 1952 e il 1955 — avviene in un contesto culturalmente stratificato, nel quale le pratiche artistiche dialogano con la teoria estetica, la letteratura e la filosofia. Tale ambiente contribuisce a orientare Wonner verso una concezione della pittura non meramente espressiva, ma strutturalmente consapevole dei propri presupposti linguistici.

2. Wonner e il movimento figurativo della Bay Area

L’emergere di Wonner negli anni Cinquanta è strettamente connesso al cosiddetto Bay Area Figurative Movement, una costellazione eterogenea di artisti che, pur reagendo all’egemonia dell’Espressionismo Astratto newyorkese, ne assimilano gli elementi gestuali e cromatici. In questo ambito, Wonner sviluppa una figurazione instabile, caratterizzata da una tensione irrisolta tra astrazione e rappresentazione. La relazione personale e artistica con Theophilus Brown, incontrato nel 1952, si rivela determinante nella definizione di una poetica condivisa, fondata su una figurazione lirica, intimista e volutamente ambigua.

3. La figurazione onirica degli anni Cinquanta: corpo, desiderio e instabilità percettiva

Le opere realizzate nella seconda metà degli anni Cinquanta, in particolare le serie dedicate ai bagnanti e ai giovani raffigurati con mazzi di fiori, manifestano una pittura che si sottrae alla narrazione e privilegia una dimensione evocativa. La figura umana appare priva di consistenza volumetrica stabile, immersa in campi cromatici fluidi e atmosferici. In tali lavori, il corpo non è oggetto di descrizione anatomica, bensì superficie di proiezione psichica, attraversata da tensioni legate al desiderio, alla memoria e alla vulnerabilità identitaria. La componente omoerotica, mai esplicitata iconograficamente, agisce come struttura latente dell’immagine, contribuendo alla sua ambiguità semantica.

4. La svolta degli anni Sessanta: dall’instabilità figurativa alla concentrazione oggettuale

A partire dalla fine degli anni Sessanta, Wonner avvia un processo di progressivo abbandono della figurazione umana, orientandosi verso una pratica pittorica quasi esclusivamente dedicata alla natura morta. Questa transizione non può essere interpretata come una regressione stilistica, bensì come una scelta consapevole di concentrazione linguistica. In un momento storico segnato dall’affermazione dell’arte concettuale, del minimalismo e delle pratiche anti-pittoriche, Wonner riafferma il valore della pittura come esperienza ottica e temporale, fondata sull’osservazione prolungata e sulla costruzione formale.

5. La natura morta come dispositivo epistemologico

Le nature morte mature di Wonner si configurano come veri e propri dispositivi epistemologici, nei quali l’oggetto quotidiano viene sottratto alla sua funzione d’uso per essere investito di una densità percettiva e simbolica. Fiori, frutti, vasi e superfici riflettenti sono disposti secondo equilibri compositivi rigorosi, che non mirano all’illusione mimetica, bensì a una intensificazione dello sguardo. La definizione spesso attribuita di “iperrealismo” risulta, in questo contesto, parzialmente fuorviante: la precisione formale di Wonner non persegue la neutralità fotografica, ma una visione analitica, carica di tensione contemplativa.

6. Tradizione e modernità: da Chardin a Morandi

L’opera di Wonner si inscrive consapevolmente in una tradizione storica della natura morta che va da Chardin a Cézanne, fino a Morandi, con il quale condivide una concezione della pittura come pratica di concentrazione e di riduzione. Tuttavia, a differenza dei modelli storici, Wonner opera dopo la crisi dell’astrazione, portando nella natura morta una coscienza post-astratta dello spazio pittorico. L’oggetto non è più soltanto rappresentato, ma interrogato nella sua condizione fenomenologica, come luogo di incontro tra visione, memoria e temporalità.

7. Didattica, riflessione teorica e controllo formale

L’attività didattica svolta presso l’Università della California, Los Angeles, a partire dal 1962, contribuisce a consolidare l’approccio analitico di Wonner alla pittura. Il suo lavoro rivela una progressiva riduzione degli elementi espressivi a favore di un controllo formale sempre più rigoroso. Tale controllo non implica freddezza o distacco emotivo, bensì una forma di intensità silenziosa, che si manifesta nella precisione delle relazioni cromatiche e nella costruzione spaziale.

8. Ricezione critica e rilevanza storica

La ricezione critica dell’opera di Wonner ha conosciuto una rivalutazione significativa negli ultimi decenni, soprattutto in relazione al rinnovato interesse per le pratiche figurative e per i linguaggi pittorici marginalizzati dal canone modernista dominante. La sua scelta di dedicarsi alla natura morta appare oggi come un gesto controcorrente, capace di interrogare i limiti stessi della modernità artistica senza ricorrere alla negazione del medium pittorico.

9. Conclusione: etica dello sguardo e resistenza della pittura

L’opera di Paul John Wonner si configura, in ultima analisi, come una riflessione coerente sulla possibilità della pittura nel secondo Novecento. Attraverso una pratica fondata sulla lentezza, sull’attenzione e sulla disciplina dello sguardo, Wonner oppone alla logica della spettacolarizzazione un’etica della visione, riaffermando il valore cognitivo ed esistenziale della forma. La sua produzione rappresenta non una fuga dalla modernità, ma una sua interrogazione silenziosa e radicale.



mercoledì 28 gennaio 2026

Corso di storia dell'arte: Bortoluzzi 1920

 Bortoluzzi 1920









L'Ontologia del Relitto
Ferruccio Bortoluzzi e la Dialettica del Legno e del Ferro

L'opera di Ferruccio Bortoluzzi rappresenta uno dei vertici meno mediatici ma più rigorosi della ricerca plastica veneziana del secondo Novecento. La sua evoluzione segna il passaggio fondamentale dalla rappresentazione della "vacuità" (fase figurativa tonale) all'ostensione della "presenza" (fase oggettuale), definendo un'estetica della resistenza in cui il reperto diventa reliquia laica.

1. La Fase Formativa: Il Vuoto come Premessa Estetica

Negli anni '40, la pittura di Bortoluzzi, pur ancora ancorata a generi classici come il nudo e lo scorcio lagunare, manifesta una "atonia" cromatica che prefigura la sua futura indagine materica.

  • Il Silenzio Veneziano: Diversamente dal tonalismo di area guidiana, Bortoluzzi priva la luce di vibrazione celebrativa. La sua Venezia è una scenografia spopolata, un'indagine sul vuoto che riflette l'angoscia esistenziale della generazione formatasi tra le due guerre.

  • L’esperienza parigina e l’isolamento: L'incontro con la Scuola di Parigi e Severini nel 1951 agisce per via negativa: invece di assimilare il decorativismo o le geometrie strutturali, Bortoluzzi reagisce ritirandosi in un misticismo formale che lo porterà a scarnificare l'immagine.

2. La Maturità: La "Composizione" come Oggetto Fenomenologico

Agli inizi degli anni '60, Bortoluzzi opera la rottura definitiva con il piano pittorico. L'opera smette di essere finestra e diventa presenza.

Analisi della Materia: L'uso di legni consunti, chiodi e ferri arrugginiti non deve essere interpretato in chiave meramente di "recupero" (come nel Nouveau Réalisme), ma come una sacralizzazione del detrito. Il chiodo e l'anello non sono elementi funzionali, ma nodi di tensione che simboleggiano il dolore e la tenuta etica dell'uomo.

3. La Carte Bruciate e la Semantica del Fuoco

Negli anni '70, la ricerca si sposta sulla fragilità del supporto cartaceo. Le Carte Bruciate rappresentano l'estremizzazione del processo di sottrazione.

  • Il Fuoco come Strumento: Il calore non distrugge la carta, ma la modella, conferendole le tonalità brune del legno e l'ossidazione del ferro. È un processo di trasmutazione alchemica dove il supporto povero acquisisce la dignità della scultura monumentale.

  • Equilibrio e Lacerazione: Nei collage e nelle serigrafie dello stesso periodo, la geometria rigida delle campiture viene sistematicamente violata da una lacerazione. Questa dialettica tra ordine (la forma geometrica) e caos (lo strappo) riassume la filosofia di Bortoluzzi: l'esistenza si manifesta solo attraverso la ferita.

4. Sinossi dell'Evoluzione Stilistica

PeriodoMedium PrevalenteConcetto ChiaveRiferimento Teorico
Anni '40Pittura a olio atonaVacuitàEsistenzialismo figurativo
Anni '60Legno, ferro, cordaTestimonianzaInformale materico / Arte povera ante-litteram
Anni '70Carta combusta, serigrafiaTrascendenzaDialettica tra equilibrio e distruzione

Conclusioni: Un Rigore Anti-Spettacolare

La critica di Giulio Carlo Argan e Giuseppe Mazzariol ha giustamente evidenziato in Bortoluzzi un rigore quasi calvinista. La sua opera non concede nulla allo spettacolo della materia, tipico di certe derive dell'Informale europeo. Al contrario, Bortoluzzi "costruisce" il dolore, incastra il ferro nel legno con una precisione ingegneristica che è, in ultima analisi, un atto di fede nella capacità dell'uomo di ricomporre i frammenti di un mondo infranto.


Corso di storia dell'arte: Motherwell 1915

Motherwell 1915 Robert Motherwell (Aberdeen, 24 gennaio 1915 – Provincetown, 16 luglio 1991) è stato un pittore statunitense. Robert Motherw...