
1. Dallo Spazio Pittorico allo Spazio Quantico

Il passaggio di Merz dalla tela alla tridimensionalità non fu un semplice rifiuto del supporto, ma una necessità epistemologica. La perforazione della tela con il neon negli anni Sessanta segna l'ingresso del "vettore energetico" nell'inerzia della materia.
Non è più rappresentazione, ma infusione: il neon non illumina l'opera dall'esterno, ma ne costituisce l'anima pneumatica, trasformando l'oggetto artistico in un accumulatore di forza.
2. L'Igloo: L'Archetipo come Resistenza Nomade

L'igloo, introdotto nel 1968, rappresenta la sintesi tra il politico e il cosmogonico. In un momento di fermento sociale, Merz risponde con un modulo abitativo primordiale che sfida la stasi dell'architettura borghese.
Dialettica dei materiali: L'accostamento di fascine, argilla, vetro e pietra crea una tensione tra la fragilità della trasparenza e la pesantezza della terra.
Il concetto di rifugio: L'igloo è il luogo del "nomadismo intellettuale"; è una struttura che protegge ma che, essendo spesso trasparente o frammentaria, non separa l'individuo dal cosmo.
3. La Legge di Fibonacci: L'Algoritmo del Vivente

L'introduzione della serie numerica di Leonardo da Pisa (Fibonacci) eleva il lavoro di Merz a una dimensione speculativa superiore. Il numero non è inteso come misura razionale e statica, ma come ritmo della crescita biologica.
$1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, \dots$
Applicando questi numeri a spirali di neon su monumenti come la Mole Antonelliana o il Guggenheim, Merz rivela che l'arte non inventa una forma, ma rende visibile la progressione intrinseca della natura stessa. È la matematica che si fa carne, foglia e conchiglia.
4. Il Tempo Reale e la Decomposizione Organica

Negli anni Settanta, con l'introduzione dei tavoli e della frutta fresca, Merz inserisce nell'opera la variabile del "tempo reale".
A differenza della Natura Morta classica, che tenta di fermare il tempo, l'installazione di Merz accetta la putrefazione e l'odore. L'opera diventa un organismo vivente che respira, muta e decade, eliminando definitivamente il confine tra l'ambiente espositivo e il ciclo vitale esterno.
5. Il Ritorno all'Arcaico: La Bestialità come Memoria

Il ritorno alla figurazione sul finire degli anni Settanta non è un ripiego nostalgico, ma un'immersione nel tempo mitico. Gli animali arcaici (coccodrilli, rinoceronti) dipinti su tele monumentali senza telaio rappresentano la persistenza del "pre-logico" nel contemporaneo. Questi animali portano spesso sul dorso i numeri di Fibonacci, suggerendo che l'evoluzione stessa sia una danza numerica inarrestabile.
Conclusione: L'Eredità di un Pensiero Circolare

Mario Merz ha trasformato l'arte in un atto di ecologia profonda. La sua lezione non risiede nell'uso dei materiali "poveri", ma nella capacità di aver riconnesso l'uomo alle leggi universali della crescita e del mutamento. La sua opera è un invito a guardare al mondo non come un insieme di oggetti, ma come un sistema integrato di energia in espansione.

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