
L’Elogio dell’Irriverenza
Enrico Baj e la Dialettica del Frammento
Il Nucleo e l'Apocalisse: La Genesi di una Nuova Avanguardia

Il percorso di Enrico Baj non può essere scisso dal clima di tensione esistenziale del secondo dopoguerra. La fondazione del Movimento Nucleare nel 1951, insieme a Crippa e Dova, non fu un semplice esperimento formale, ma una risposta viscerale all'angoscia dell'era atomica. In un mondo che aveva scoperto la propria capacità di auto-annientamento, Baj scelse di frantumare la pittura tradizionale.
Il suo "Gesto" non era l'astrazione lirica degli americani, ma un atto di resistenza contro la razionalità tecnocratica. Collaborando con il Mouvement international pour un Bauhaus imaginiste e incrociando i passi con il Surrealismo di Breton, Baj si impose come il teorico di un’arte che rifiuta la "linea retta" e il dogmatismo funzionalista.
La Semantica dell’Assemblage: Il Kitsch come Arma Politica

La cifra stilistica più celebre di Baj risiede nell'uso dei materiali eterogenei. Passamanerie, medaglie, vetri, specchi e pezzi di Meccano non sono scelti per la loro bellezza, ma per la loro carica simbolica.
Attraverso il collage e l’assemblage, Baj compie un’operazione di "de-sacralizzazione":
La Satira del Potere: Nei suoi celebri Generali e nelle Dame, l’uso di nappe e decorazioni militari trasforma l’autorità in una farsa grottesca. Il generale di Baj è un guscio vuoto, una massa informe di decorazioni che celano l'assenza di umanità.
L'Estetica dell'Accumulo: Il riuso di oggetti di scarto borghese diventa una critica feroce al feticismo delle merci e alla vacuità delle apparenze sociali.
Tra Patafisica e Ironia: Il Mondo come Teatro dell'Assurdo

L'adesione di Baj alla Patafisica (la scienza delle soluzioni immaginarie) è la chiave di volta per comprendere la sua intera produzione. Per Baj, l’arte non deve spiegare il mondo, ma rivelarne l’assurdità intrinseca attraverso il gioco.
Le sue opere sono popolate da creature mostruose ma domestiche, specchi di un’umanità che ha perso la bussola della ragione. Se i Surrealisti cercavano il sogno, Baj cerca la veglia ironica: una consapevolezza pungente che vede nel rigore militare e nella nobiltà di facciata le forme più pericolose di follia collettiva.
L'Eredità Critica: Oltre il Gruppo e la Maniera

L'importanza di Baj risiede nella sua capacità di essere stato un "intellettuale visivo" trasversale. Egli ha saputo dialogare con i grandi del suo tempo — da Duchamp a Queneau, da Sanguineti a Eco — dimostrando che l'arte può essere allo stesso tempo colta e popolare, raffinata nel concetto e "sporca" nella materia.
La sua eredità non è solo tecnica (il collage polimaterico), ma morale: l'insegnamento che l'ironia è l'unica forma di igiene mentale possibile di fronte alle derive autoritarie e all'alienazione della modernità.
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