Soto 1923
Oltre la Visione
La Fenomenologia dello Spazio in Jesús Rafael Soto
L'itinerario artistico di Jesús Rafael Soto, snodatosi tra Ciudad Bolívar e Parigi, si configura come una ricerca ossessiva sulla dematerializzazione dell'oggetto artistico. Se l'arte cinetica è spesso ridotta a gioco ottico, l'opera di Soto si distingue per una profondità ontologica: il passaggio dalla percezione retinica alla percezione aptica e cerebrale.
1. La Genesi: Dal Grafismo all'Optocinetismo
L'arrivo a Parigi nel 1950 segna l'incontro cruciale con le avanguardie costruttiviste e il gruppo della Galleria Denise René. Tuttavia, Soto supera rapidamente il rigore geometrico di Vasarely. La sua intuizione fondamentale risiede nel concetto di vibrazione.
Attraverso la sovrapposizione di strutture trasparenti o filiformi su sfondi rigati, Soto attiva l'effetto moiré: l'occhio umano, impossibilitato a fissare un punto stabile, genera un movimento che non risiede nell'opera, ma nella relazione tra essa e il soggetto.
2. La Rivoluzione dei Penetrables: L'Arte come Esperienza Immersiva
Il vertice teorico e plastico di Soto è rappresentato dai Penetrables (Penetrabili), serie iniziata alla fine degli anni '60. Queste installazioni sono composte da una selva di tubi di plastica o metallo che pendono dal soffitto, creando un volume che satura lo spazio.
La fine della distanza estetica: Per la prima volta nella storia della scultura, il confine tra interno ed esterno svanisce. Il visitatore non "guarda" l'opera; vi entra, la attraversa, ne sposta gli elementi.
Il coinvolgimento cerebrale: Come giustamente osservato, l'opera di Soto non è rivolta all'occhio, ma al cervello. Il sistema nervoso riceve impulsi tattili, acustici e visivi che costringono il soggetto a percepirsi come parte integrante di una "entità unica". L'opera non esiste senza l'attraversamento umano.
3. L'Eredità Istituzionale: Il Museo come Architettura Dinamica
L'inaugurazione del Museo di Arte Moderna Jesús Soto nel 1973, progettato da Carlos Raúl Villanueva, non è solo un atto di omaggio, ma un esperimento di sintesi delle arti. La direzione di Getulio Alviani ha conferito al museo un respiro internazionale, rendendolo un laboratorio per l'arte programmata e cinetica. Qui, il lavoro di Soto dialoga con l'architettura in un gioco di trasparenze e strutture che riflettono la sua filosofia della "materia invisibile".
4. La Sintesi Critica: Il Superamento dell'Hic et Nunc
Soto ha trasformato il concetto di scultura da "monumento" a "evento". La sua morte a Parigi nel 2005 ha lasciato in eredità una visione dell'arte che prefigura le attuali installazioni digitali e immersive, ma con una solidità teorica radicata nella fisica e nella fenomenologia.
Materia e Antimateria: Nelle sue ultime opere, l'artista ha cercato di rendere visibile l'invisibile (il tempo, il magnetismo, il movimento puro).
Universalismo: Pur radicato nella luce venezuelana, il linguaggio di Soto è universale perché parla alla struttura stessa del sistema sensoriale umano.
"L'uomo è nell'universo come un pesce nell'acqua: non è separato da esso, ne è immerso. La mia arte vuole rendere sensibile questa immersione."







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