sabato 10 gennaio 2026

Corso di storia dell'arte: Rossello 1927

Mario Rossello 1927





Mario Rossello: materia, segno e ideologia
nell’arte italiana del secondo Novecento

Introduzione: una figura chiave tra artigianato e avanguardia

Mario Rossello (Savona, 1927 – Milano, 2000) occupa una posizione peculiare nel panorama artistico italiano del secondo Novecento, collocandosi all’incrocio tra tradizione ceramica ligure, sperimentazione materica e dibattito teorico delle avanguardie postbelliche. Ceramista, pittore e scultore di riconosciuta fama internazionale, Rossello incarna una concezione dell’arte come processo unitario, in cui tecnica, materia e visione ideologica convergono in un linguaggio coerente ma in costante trasformazione. La sua opera attraversa oltre quattro decenni di storia dell’arte, dialogando con i principali movimenti del tempo senza mai ridursi a mera adesione stilistica.

La formazione ad Albisola: la ceramica come linguaggio totale

Nato a Savona nel 1927, Rossello si forma ad Albisola Superiore, uno dei centri storici più rilevanti per la ceramica europea. In questo contesto assimila una tradizione secolare in cui l’artigianato non è subordinato all’arte, ma ne costituisce il fondamento operativo e concettuale. La pratica della ceramica — intesa come materia plasmata, dipinta e cotta — diventa per Rossello un vero e proprio linguaggio totale, capace di coniugare gesto, superficie e tridimensionalità. Questa impostazione segnerà in modo indelebile tutta la sua produzione successiva, anche quando l’artista si confronterà con la pittura e la scultura in senso più stretto.

Dagli esordi figurativi alla svolta astratta

Le prime esperienze artistiche di Rossello si collocano in un ambito figurativo di matrice post-cubista, caratterizzato da una scomposizione controllata delle forme e da un interesse per la struttura dell’immagine. Tuttavia, già nei primi anni Cinquanta emerge una tensione verso l’astrazione, favorita dai contatti con l’ambiente milanese, allora fulcro del rinnovamento artistico italiano. Milano offre a Rossello un terreno fertile di confronto teorico e sperimentazione linguistica, spingendolo a superare progressivamente i residui figurativi in direzione di una pittura più segnica e materica.

L’esperienza dell’Arte Nucleare e il clima delle avanguardie

Un momento decisivo del percorso di Rossello è la partecipazione, nel 1957, alla mostra Arte Nucleare presso la Galleria San Fedele di Milano. Accanto a figure centrali dell’avanguardia europea come Enrico Baj, Sergio Dangelo, Piero Manzoni, Yves Klein, Asger Jorn e i fratelli Pomodoro, Rossello si inserisce in un contesto artistico fortemente segnato dalle ansie e dalle contraddizioni dell’era atomica. L’Arte Nucleare non è soltanto un linguaggio formale, ma una presa di posizione ideologica: la materia pittorica viene caricata di tensione, frammentata, corrosa, divenendo metafora di un mondo instabile e minacciato. In questo clima, Rossello sviluppa una pittura che conserva nel tempo forti richiami “nucleari”, soprattutto nella gestualità e nella drammaticità del segno.

Albisola e gli Incontri Internazionali della Ceramica

Parallelamente all’esperienza milanese, Rossello rimane profondamente legato ad Albisola, che nel 1954 diventa teatro degli Incontri Internazionali della Ceramica. Questi eventi trasformano la cittadina ligure in uno dei principali centri europei dell’arte contemporanea, favorendo un dialogo diretto tra artisti, artigiani e intellettuali. La prima mostra personale di Rossello, tenutasi nello stesso anno alla Galleria Sant’Andrea di Savona, si inserisce in questo clima di straordinaria vitalità culturale. La ceramica, da linguaggio tradizionalmente considerato “minore”, si afferma come mezzo privilegiato di sperimentazione artistica, e Rossello ne è uno degli interpreti più consapevoli.

Dalla Nuova Figurazione alle serie tematiche

Intorno al 1960 Rossello stabilisce una seconda base operativa a Milano, senza mai recidere il legame con Albisola. In questo periodo partecipa attivamente al dibattito sulla Nuova Figurazione, movimento che recupera l’immagine e la riconoscibilità formale senza rinunciare alle acquisizioni dell’astrazione e dell’informale. Sul finire degli anni Sessanta la sua pittura evolve verso soluzioni più apertamente astrattiste, preludio a una nuova fase di forte caratterizzazione iconica. Nascono così, negli anni successivi, le serie dei Robot, in cui l’immaginario tecnologico viene filtrato attraverso una sensibilità critica e ironica, e soprattutto quella degli Alberi, avviata alla fine degli anni Settanta. Quest’ultima rappresenta il nucleo più emblematico della sua produzione: la figura dell’albero, arcaica e universale, diventa metafora di crescita, memoria e resistenza, sintetizzando natura e costruzione formale.

Riconoscimenti istituzionali e dimensione internazionale

La maturità artistica di Rossello è sancita da importanti riconoscimenti istituzionali. Partecipa alla Biennale di Venezia nel 1986 e alla Quadriennale di Roma, oltre a esporre in sedi prestigiose come Palazzo Reale a Milano (1973) e Palazzo Grassi a Venezia (1976). Nel 1985 è presente alla FIAC di Parigi, confermando la dimensione internazionale del suo lavoro. Proprio negli anni Settanta il soggiorno parigino intensifica ulteriormente i suoi scambi culturali, arricchendo il suo linguaggio di nuove suggestioni senza snaturarne l’impianto originario.

Conclusione: continuità e coerenza di un percorso

Mario Rossello continua a lavorare fino alla morte, dividendosi tra Albisola e Milano, fedele a una pratica artistica fondata sulla continuità della ricerca e sulla centralità della materia. La sua opera si distingue per una rara coerenza interna, capace di attraversare figurazione, astrazione e sperimentazione tematica senza perdere unità concettuale. In questo senso, Rossello rappresenta una figura paradigmatica dell’arte italiana del secondo Novecento: un artista che ha saputo coniugare tradizione e avanguardia, manualità e ideologia, radicamento territoriale e apertura internazionale.


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